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Data: 25/07/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Maroni premier? Un coro di no. Il Pd boccia la proposta di Fini: «Niente uomini di Berlusconi»

Il ministro leghista, infastidito, taglia corto: noi lavoriamo per arrivare al 2013

ROMA. «Noi lavoriamo perché il governo arrivi al 2013». Roberto Maroni bolla come «strumentale» la proposta di Fini, che lo candida alla guida di un governo magari sostenuto anche dal Pd.
Il ministro dell'Interno accoglie con «assoluta indifferenza» la mossa del presidente della Camera che lo costringe a dichiarare lealtà al Cavaliere. Già infastidito dalle voci che lo vedono al lavoro per prendere il posto di Bossi alla guida della Lega, Maroni prende le distanze dall'intervista a Repubblica con la quale la terza carica dello Stato invita gli «uomini più avveduti» del Pdl a «rompere la cappa» e spingere Berlusconi al passo indietro.
Il pressing di Fini su Maroni, «che ha dimostrato di essere il più consapevole di quel che sta accadendo e sta diventando il punto di riferimento di un certo malcontento lumbard», tiene accesi i riflettori sul solco che si è aperto tra Pdl e Lega e scatena la furiosa reazione dei fedelissimi del premier. Fabrizio Cicchitto attacca il Terzo Polo e denuncia uno «spregiudicato tatticismo» messo in campo solo per dividere Berlusconi e Bossi mentre Daniela Santanchè torna a chiedere le dimissioni di Fini. Ma la proposta non piace neppure all'opposizione. Enrico letta spiega che il Pd, oltre a preferire l'ipotesi di elezioni subito, non potrebbe sostenere governi guidati «da esponenti dell'attuale governo Berlusconi, principale responsabile dei guai nei quali si trova oggi l'Italia». Pollice verso anche da Maurizio Migliavacca: «Avere un governo senza Berlusconi, ma con lui seduto in panchina a dare ordini e a guidare di fatto la squadra, non sarebbe una soluzione all'altezza dei problemi che gli italiani hanno di fronte». Ed anche Antonio Di Pietro, leader Idv, conferma che la via maestra sono le elezioni: «Non entriamo in un governo balneare o istituzionale».
Il progetto, insomma, non prende quota. E il premier tiene i toni bassi anche in vista di una settimana parlamentare che è piena di appuntamenti a rischio. Martedì prossimo il Senato si occuperà della norma «salva-Ruby» contenuta nel cosiddetto «processo lungo» che è stato studiato apposta per i processi che vedono imputato il Cavaliere. Se approvato, la difesa potrebbe pretendere di sentire un numero illimitato di testimoni. Napolitano firmera? Il Cavaliere è pronto allo scontro ma teme che la Lega si sfili. Nello stesso giorno, a palazzo Madama dovrebbero cominciare anche le votazioni sugli emendamenti e sul decreto che proroga le missioni italiane all'estero. Ed anche in questo caso le brutte sorprese potrebbero venire dal Carroccio. Roberto Castelli conferma che voterà no ma assicura che la Lega voterà compatta per il rifinanziamento.
Mercoledì, invece, i riflettori sono puntati sulla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dove i deputati dovranno votare la richiesta di arresto per Marco Milanese. Dopo il sì per Alfonso Papa, dovrebbe arrivare dalla Lega anche quello per l'ex braccio destro di Tremonti. In settimana, si dovrebbe risolvere anche il «giallo» sul sostituto di Angelino Alfano alla Giustizia. Berlusconi ha annunciato che si recherà di nuovo da Giorgio Napolitano per chiudere la partita. La rosa di nomi si restringe e il candidato dovrebbe essere scelto tra Maurizio Lupi, Francesco Nitto Palma e Anna Maria Bernini. Sullo sfondo resta la candidatura di Renato Brunetta.

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