NAPOLI - Ad un anno esatto dall'inizio della gestione commissariale, la compagnia marittima Tirrenia cambia padrone. Ieri la Cin - la Compagnia italiana di navigazione degli armatori napoletani Guianluigi Aponte (Grandi Navi veloci e Snav), Manuel Grimaldi (Grimaldi group) e Vincenzo Onorato (Moby) - ha firmato l'atto di acquisto del gruppo pubblico, salvato dal fallimento. È stato il presidente e ad della Cin, Ettore Morace, a siglare con il commissario straordinario D'Andrea il contratto di acquisizione del ramo d'azienda. Un'operazione da 380 milioni e 100 mila euro, secondo la valutazione dell'advisor Banca Profilo. I nuovi proprietari hanno garantito subito il pagamento di 200 milioni, per gli altri 180 milioni sono previste rate per la durata di otto anni (sono garantiti i contributi pubblici annuali, riconosciuti legittimi dall'Ue). La Cin si impegna a «salvaguardare per il futuro la continuità territoriale e i livelli occupazionali», circa 1500 marittimi.
Il passaggio vero e proprio di consegne non avverrà subito. Il contratto verrà trasmesso all'Antitrust europea per il parere vincolante. Considerato che di solito l'ufficio di Bruxelles non è operativo ad agosto, il parere slitterà settembre. Morale: il closing dell'operazione non arriverà prima dell'1 ottobre.
Ma cosa prevede esattamente il contratto? Cin ha acquistato «il marchio "Tirrenia", 18 navi e le linee attraverso la convenzione che verrà stipulata con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; sono esclusi dall'acquisizione la Siremar (la compagnia di navigazione della Sicilia, ndr), i fast ferries, le proprietà immobiliari e le opere d'arte». Il piano industriale di Cin «prevede il mantenimento dell'intero organico, la sostituzione immediata del naviglio obsoleto, il potenziamento della rete commerciale, l'adeguamento degli standard di bordo ai livelli internazionali e il miglioramento immediato dei servizi e delle condizioni di viaggio dei passeggeri».
«Con questa vendita un ingente problema di una società pubblica è stato trasformato in una nuova e strategica opportunità di mercato» commenta il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani. Per il ministro Matteoli «il governo ha mantenuto un altro importante impegno programmatico».
Sull'accordo pesa l'atteggiamento della Regione Sardegna che minaccia con il presidente Cappellacci di impugnare la legge sulla privatizzazione, sollevando un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale.