PESCARA Che vadano a piedi, in bici o in auto blu poco importa. Quello che è certo è che i nostri amministratori regionali si vedono recapitare nella busta paga 904,20 euro di fisso mensile come rimborso forfettario per raggiungere il luogo del lavoro. Un privilegio che riguarda tutti indistintamente: sia chi ha la patente sia chi non l'ha; chi guida la sua Bmw e chi si fa portare a destinazione dall'autista con l'auto blu; chi risiede a Pescara ma anche chi addirittura abita a L'Aquila, magari anche a pochi metri da palazzo dell'Emiciclo. Quello che sembra sconvolgente diventa addirittura allucinante quando si scopre che questo risarcimento è destinato ad aumentare quando la benzina alza il tiro e manda a lastrico invece i semplici cittadini. E risuona come una beffa quando ci si ricorda che ogni cittadino abruzzese paga alla Regione l'accise sulla benzina per sopperire al debito sulla sanità. Se ogni anno ogni consigliere si decurtasse queste 900 euro, si arriverebbe ad avere 800.000 euro in più nelle casse dela Regione. Logicamente i nostri amministratori non si accontentano di un semplice rimborso che sfiora, e non arriva, ai mille euro. Così per rimpinguare il portafoglio, si affidano anche ad altre voci: come ad esempio quello del rimborso spese su base chilometrica. Il chilometraggio questa volta, tuttavia, viene contato sulla base dell'indirizzo di residenza. Per cui aumenta sulla base della distanza. Ma, nonostante tutto, comunque si intascano due volte il bonus viaggio. E poi c'è l'indennità consigliare che arriva a 6.846 euro oltre che a quello di funzione: variabile in base al ruolo istituzionale. Per cui un semplice consigliere prende 585,18 euro in più, anche in questo caso la cifra è destinata ad aumentare per presidenti, assessori e vice-presidente. Infatti il minimo è di quasi 600 euro, calcolato al 5%; ma il presidente di giunta lo riceve al 30%, il vice presidente al 25% e i vari presidenti di commissione al 20%. E poi ci sono i famigerati gettoni di presenza che ammontano a 2.600 euro mensili. Numeri tali da far accapponare la pelle a chi impiega 7 mesi di duro lavoro per arrivare a prendere quelle stesse somme che i nostri politici ottengono in un mese. Continuando i conteggi, si vede perfettamente come un semplice consigliere regionale riporti a casa più di 7mila euro mensili. Una cifra destinata a incrementarsi anche perché molti dei consiglieri e degli assessori hanno anche il doppio lavoro: e quindi un altro stipendio o addirittura la pensione. Almenoché il secondo lavoro non consista in una attività di dipendenza statale. Infatti in questo caso la legge vieta che ci si dedichi a due impieghi. Ma questi sono privilegi riservati a pochi, a chi rientra nei ranghi della cosidetta casta. Se ne parla, se ne discute, ma poi sono pochi quelli che decidono di fare qualcosa come Franco Caramanico. Se è vero che, come spiega la Uil, per il funzionamento delle Regioni ogni contribuente versa 85 euro per 3,3 miliardi di euro totali, forse queste cifre potrebbero essere notevolmente ridotte.
«Basta. Questa cifra in beneficenza»
Franco Caramanico L'esponente di Sel mostra la sua paga e chiede tagli
PESCARA Onore al merito per chi dice basta. E rende pubblico il suo stipendio. Franco Caramanico, esponente di Sel, alza il tiro e, palesando la sua busta paga che ammonta a 7.777,25 euro, esplicita i costi della cosiddetta "casta". L'ex assessore regionale della giunta Del Turco, nelle file del Pd, e ora con la casacca di Sel, spara a zero sui costi della politica. Lo fa in modo costruttivo proponendo due emendamenti alla Legge regionale del 10 agosto 2010 con i quali si prefigge di modificare la "Diaria mensile" sulle somme giornaliere corrisposte come rimborso spese. La proposta di Caramanico intende ridurre i gettoni forfettari del 25% per quei consiglieri che decidono di svolgere un secondo lavoro. E per questo ottengono un reddito annuale superiore a 20mila euro. Il secondo emendamento invece riguarda la cancellazione del rimborso spese di viaggio forfettario pari a circa 900 euro per ciascun consigliere. Il progetto di legge è stato presentato lo scorso 20 luglio ma in attesa di seguire tutto l'iter burocratico, Caramanico asserisce di voler «rinunciare in maniera autonoma ai 900 euro di rimborso». In pratica riceverà, come consigliere, quella cifra ma poi la sottrarrà dal suo conto per destinarlo all'acquisto di arredi per il Centro di riabilitazione per malati psichiatrici dell'ospedale di Guardiagrele (Chieti), e successivamente ad associazioni onlus che operano nel campo del sociale e della solidarietà. «Esistono varie proposte, a livello nazionale e regionale, sul taglio dei costi della politica, - ha spiegato il consigliere di Sel - ma con tempi lunghi, la nostra iniziativa invece può essere applicata già da domani». Nel sottolineare che si tratta di una sua iniziativa privata chiede «che anche altri politici lo seguano in questo percorso. Se ognuno di noi vi rinunciasse, otterremo 800.000 euro di risparmio l'anno da destinare alla nostra Regione. Solo in questo modo la politica potrebbe riuscire a riacquistare credibilità agli occhi degli elettori che sono sempre più delusi». «Ho creduto - ha spiegato Caramanico durante una conferenza stampa - che anche a livello nazionale si potesse far qualcosa, ma come al solito poi tutto è sfumato. I politici devono denunciare i privilegi di cui godono, la gente deve esserne informata; solo così riusciremo a ridare dignità anche alla politica stessa»