SPOLTORE. Aveva richiamato alla responsabilità, Marino Roselli, ex presidente del consiglio regionale, quando lo scorso aprile aveva firmato insieme a 19 politici di Spoltore uno dei rari documenti in cui il suo nome compariva accanto a quello del sindaco Franco Ranghelli, all'assessore Claudio Santurbano, a Ernesto Partenza e a Pino Luigioni, tutti invischiati nell'inchiesta che ha paralizzato il piccolo centro di circa 18 mila abitanti. Una firma per mettere pace nelle beghe politiche che da anni animano il Comune e per chiedere di tenere «unita la coalizione e per non ripristinare accordi politici con i responsabili dello sfascio di Spoltore che si annidano tra il Pd».
In quel «documento dei 20 responsabili», Roselli era tornato alla dimensione locale della politica, lavorando per la sua amata Spoltore dove è nato, dove vive e dove ha iniziato la carriera politica per spiccare, poi, il volo per la Regione e diventare «mister 16 mila preferenze».
Chi è Roselli? Perfino l'ordinanza di custodia cautelare descrive la sua impennata politica ricordando l'inizio del giovane Roselli: 1994, assessore all'Urbanistica sotto il sindaco Appignani per diventare, poi, come è scritto, «una creatura politica di Luciano D'Alfonso». E' stato l'ex sindaco di Pescara, di cui Roselli ha frequentato sedendo in prima fila i recenti convegni, il primo "referente politico" dell'architetto che, attualmente, ha trovato casa nel partito di Francesco Rutelli, Alleanza per l'Italia, di cui è coordinatore regionale.
Da poco compiuti i 51 anni, Roselli ha ricoperto l'incarico di vice presidente alla Provincia di Pescara sotto la presidenza di Pino De Dominicis. Ha ottenuto le deleghe alla Cultura e al Turismo mantenendo sempre aperta l'altra strada, quella dell'architettura. Tra le opere realizzate da assessore provinciale alla cultura, c'è l'acquisto di un edificio nel centro storico di Spoltore trasformato in Casa della cultura. Scommessa durata giusto il tempo per allestire qualche mostra, perché la Casa della cultura ha chiuso i battenti. Ma è il 2005, l'anno di grazia nella carriera di Roselli: raccoglie quasi 16 mila voti nella corsa alle elezioni regionali poi vinte da Ottaviano Del Turco. Sale sullo scranno della presidenza del consiglio regionale, ma dura poco: nel 2008 l'inchiesta della sanità spazza via la giunta di centrosinistra e il Pdl elegge Gianni Chiodi come governatore dell'Abruzzo. Trionfi e cadute che arrivano fino agli anni più recenti con il progetto dell'Api: un nuovo percorso più corrispondente a una formazione politica cominciata nei primi anni Novanta con i Popolari e poi proseguita nella Margherita. Ma nella veste di coordinatore dell'Api, Roselli è tornato a guardare al suo Comune, Spoltore, ora come un'ombra ora «intervenendo nelle decisioni» dell'amico Ranghelli. (p.au.)