Pacchetti di voti per far mantenere al sindaco l'incarico ricevendo in cambio utilità
SPOLTORE. Studio di Roselli, 10 marzo 2010. Alessandro D'Onofrio domanda a Roselli: «Ma ce l'abbiamo la maggioranza o no?». E lui risponde: «Sì, come no!». Parla da amministratore, Marino Roselli, quando rassicura l'imprenditore di Spoltore che l'appalto per il cimitero andrà a buon fine in consiglio comunale. E' questa una delle tante tracce nelle 107 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare in cui Roselli - 51 anni, nato e residente a Spoltore - abbandona il ruolo di ombra in cui era stato relegato dalle voci per salire, nelle carte, a quello del protagonista che senza ruoli istituzionali tiene le fila della vita amministrativa di Spoltore. Anche per questo, all'alba di ieri Roselli è finito agli arresti domiciliari nella sua casa in via Massera, proprio a due passi da quella del sindaco Franco Ranghelli, ma in una palazzina più alta che lo sfottò paesano ha soprannominato «Il pirellino».
«PACCHI DI VOTI». Roselli è stato presidente del consiglio regionale ma oggi, a Spoltore, è un professionista, fa l'architetto con lo studio a Villa Raspa. Il giudice per le indagini preliminari Gianluca Sarandrea lo inquadra nella duplice veste di «politico di livello» e di professionista in un presunto scambio tra «il politico che assicurava il proprio appoggio in cambio della facoltà di gestire la "cosa pubblica" funzionalmente ai propri interessi ma, in particolare, a quelli inerenti alla sua professione di architetto sulle cui esigenze poteva modellare la regolazione del settore urbanistico edilizio, previo accordo con gli imprenditori».
Roselli estraneo agli organi istituzionali ma, per il pm Gennaro Varone, l'uomo che ha partecipato all'associazione per delinquere e «alla cabina di regia per commettere delitti contro la pubblica amministrazione». Roselli, continua il gip, accusato di corruzione perché «controllava ampi pacchetti di voti per far mantenere al sindaco il suo incarico in cambio di utilità».
Quali? «Incarichi professionali remunerati per 35.840 dalla Villa Costruzioni, altri 61.440 il 9 marzo 2009 e ancora 49.152 il 24 settembre 2009», è scritto nell'ordinanza, «e contributi elettorali sempre ricevuti dalla Villa Costruzioni al comitato di Roselli per 3 mila e 5 mila euro per le elezioni regionali».
LE DUE TORRI. Roselli ha attraversato quasi gli ultimi 20 anni della storia di Spoltore da quando, nel 1994, diventò assessore all'Urbanistica del Comune. E' con lui che la giunta dell'epoca varò il piano regolatore generale ancora vigente.
Quelli sono gli anni in cui si inizia a parlare del progetto di due alti edifici lungo il fiume: sono le Due Torri, due palazzine che sfiorano i 20 metri, a due passi dal fiume, che devono essere costruite dalla Villa Costruzioni dei due costruttori indagati, Luigi Zampacorta e Alessio Carletti. Un progetto ancora rimasto sulla carta, ma il cui iter si è sbloccato dopo 12 anni nel 2009: una costruzione di forte impatto ambientale per la sua vicinanza al fiume.
Scrive il gip che quelle palazzine sono state realizzate dall'architetto Roselli. «Il progetto di recupero La Villa Costruzioni è stato in realtà realizzato dall'architetto Roselli il quale non ne figurava come autore presumibilmente per evitare collegamenti diretti con Zampacorta e Carletti, proprietari della ditta denominata La Villa Costruzioni, e così poter esercitare forme di pressioni per sponsorizzare il progetto».
Che dietro quel progetto, ci fosse in realtà Roselli è emerso anche dall'interrogatorio della redattrice ufficiale Maria Giovanna Orlando, l'architetto che ha dichiarato: «Il progetto del piano di recupero l'abbiamo elaborato in più persone presso lo studio di Roselli. L'architetto mi chiamò e mi disse se potevo fare il progetto, ma risposi che da sola non ero in grado di portarlo avanti. Così si fece un gruppo di lavoro formato da me, Roselli e due suoi collaboratori».
LE MODIFICHE. Ma attorno a quella costruzione ci sono tanti rischi come «l'esondazione del fiume» e la pericolosità del progetto. Ricorda il gip che «una tavola riportava le indicazioni emerse dallo studio relativo al tratto del fiume Pescara compreso tra la foce e il Comune di Spoltore e indicava che le aree su cui si sviluppava il piano di recupero in esame erano parzialmente inserite tra quelle a pericolosità molto elevata per quanto riguarda la porzione immediatamente a ridosso dell'alveo fluviale».
Ma in questo progetto, Roselli si inserisce come responsabile dell'ufficio autorità di bacino della Regione «certificando falsamente la correzione di un errore sulla profondità della fascia di pericolosità idraulica, in cui insisteva il vincolo di inedificabilità assoluta presso il fiume modificando, o facendo modificare, la cartografia allegata alle deliberazioni di pericolosità idraulica e ritagliando una zona di edificabilità per la Villa Costruzioni».
Roselli e l'affare Prg «A Spoltore bene o male sono tutti intontiti»
Un imprenditore a Ranghelli «Il contratto a tuo figlio è cosa certa»
SPOLTORE. «Spoltore si salva, eh, eh, eh, perché bene o male sono tutti intontiti, non so se mi sono spiegato». Parla così Marino Roselli dell'affare dei palazzi a Spoltore e della necessità di cambiare il Prg mettendo un architetto e un ingegnere «di fiducia» nell'ufficio di Piano. L'urbanistica è l'ossessione dei politici e l'ufficio di Piano il mezzo per decidere il cambio della destinazione d'uso dei terreni. Anche Luciano Vernamonte è interessato all'ufficio di Piano e protesta per il ritardo: «Franco», così si lamenta con il sindaco Franco Ranghelli, «io sono incazzato perché avevamo concordato una cosa e, poi, quand'è la fine non si fa. E questo a me non mi sta bene». Ma nelle intercettazioni, Enzo Giansante, responsabile della ditta Maggioli spa vincitrice dell'appalto per la pubblicità e riscossione tributi, annuncia a Ranghelli che la proroga del contratto a suo figlio è «cosa certa». È il 23 dicembre 2009.
Giansante: «Sindaco, buongiorno».
Ranghelli: «Buongiorno».
Giansante: «Niente, solo per farti gli auguri di Natale, niente di più».
Ranghelli: «Grazie, contraccambio, tanti auguri pure a te, augurissimi».
Giansante: «Ok, fai gli auguri pure a casa, a, aaa, Alex dovrebbe».
Ranghelli: «Eh».
Giansante: «Dieci, l'11, dovrebbe rientrare».
Ranghelli: «Speriamo bene, dai».
Giansante: «Sì, vabbè, l'abbiamo chiesto il contratto, per cui, ho parlato pure con lui. Ho detto fatti senti' verso l'8, il 9, mah, insomma, dovrebbe essere cosa certa ormai, vabbo'?».
Lo stesso 23 dicembre Vernamonte si lamenta perché la nascita dell'ufficio di Piano, un gruppo di sei architetti e ingegneri con la missione di cambiare il Prg, è sparita dall'ordine del giorno del consiglio comunale.
Vernamonte: «Quindi, praticamente, non si è messa all'ordine del giorno perché l'assessore non ha provveduto a fare le cose?».
Ranghelli: «Beh, l'assessore non ha provveduto a fare le cose, mica le faccio io, no? Se uno ha la delega, sto fuori dalla delega».
Vernamonte: «Allora, se l'assessore propone praticamente non c'è problema a metterlo all'ordine del giorno, amagari con un ordine del giorno istruttivo».
Ranghelli: «Beh, il problema è dimostrare l'urgenza, l'ufficio di Piano difficilmente si dimostra l'urgenza. Però, io non ho problemi Lucia' di nessun tipo».
Vernamonte: «Apposto, io se eravamo d'accordo».
Ranghelli: «Visto che ci facciamo gli auguri, che queste cose siano dette nel termine giusto della discussione perché ho sentito che ci sono un sacco di casini, di storie, non ho capito bene».
Vernamonte: «Franco, io».
Ranghelli: «Francamente, sono io che mi dovrei risentire perché, per me, sta apposto, dopo non sono io quello che fa la delibera, no?».
Anche Roselli preme per l'ufficio di Piano.
Roselli: «Noi sai che dobbiamo fare? Una riunione con la cosa dell'ufficio di Piano pronta la delibera».
Ranghelli: «Marino».
Roselli: «Che però anche se non va».
Ranghelli: «Marino, Marino, ascoltatemi, sennò, io dopo mi incazzo quando uno spara le mattita'. Io dopo le mattita' non le posso sentire perché siccome noi ci facciamo il mazzo tutti i giornmi, uno che sta seduto alla scrivania e spara una mattita', mi fa incazza'. Allora, noi abbiamo fatto gli incontri, abbiamo stabilito le cose, tu sei venuto pure tu e ci stava pure Partenza e ci stava pure Edgardo ed abbiamo fatto l'incontro con la cosa. Per l'ufficio di Piano si tratta di preparare una bozza, significa lavorarci manualmente».
Con Ranghelli, l'assessore Ernesto Partenza parla di «unzioni» per il Prg.
Partenza: «La relazione, qua, mo' mo', ci dobbiamo sentire oggi. Casomai oggi, domani, pure dopo il consiglio, dopodomani per vedere di fare qua sennò non ci riusciamo a farlo il Prg».
Ranghelli: «Ah beh, sì».
Partenza: «Senza unzioni, capito?».
Ranghelli: «Sì, appunto, il problema è proprio questo, ecco di trovare le soluzioni mo' pure in sede di bilancio vediamo che cosa. L'ufficio di Piano, mo' io vedo un attimo se domani riusciamo a fa' una cabina di regia».
Vernamonte vuole nominare un ingegnere di sua fiducia nell'ufficio di Piano: «L'ingegnere, ho già detto che eravamo d'accordo che l'avrei messo io», dice. Ma sulla bozza di regolamento anziché la figura «ingegnere edile» come previsto spunta «ingegnere civile» e Paolo Cilli rischia di ritrovarsi fuori.
Vernamonte: «Senti, lì non dovete mettere ingegnere civile, dovete mettere ingegnere edile perché così avevamo concordato, io sono andato a rivedere».
Ranghelli: «Come, come?».
Vernamonte: «Ingegnere edile, così avevamo detto».
Ranghelli: «Eh, come c'è scritto?».
Vernamonte: «Invece, c'è scritto ingegnere civile, noi dobbiamo mettere ingegnere edile. Ti ricordi che lo specificammo? Io sono andato a rivedere i fogliettini miei, perché avete cambiato?».
Ranghelli: «Io non ho cambiato niente».
Vernamonte ordina a Partenza di cambiare la dicitura e Partenza esegue.
Partenza: «Ho scritto edile però mi ha detto: va bene, mo' lo cambiamo però civile comprende pure quello. Io gli ho detto: guarda fa come cazzo ti pare ma scrivici edile, chiuso».