PESCARA. La parola d'ordine, per i commercianti di corso Vittorio Emanuele, è «parcheggi». Tutti d'accordo sul fatto che «peggio di così non può andare», i negozianti si mostrano aperti a sperimentare la pedonalizzazione proposta dal vicesindaco Berardino Fiorilli. Ma a certe condizioni.
La prima è quella che chiede Guido Anchini, da 40 anni punto di riferimento per liste nozze e articoli casa. «Bisogna ridurre le tariffe dei parcheggi nell'area di risulta. Continuare a far pagare 2,50 euro per l'intera giornata significa far morire corso Vittorio. Creando tariffe più elastiche si consentirebbe a tutti di usufruire dei negozi anche solo per mezz'ora». Favorevole alla chiusura al traffico anche Selenia Brattella, responsabile del negozio Calzeidonia: «Creerebbe più movimento e più lavoro, tenendo conto che l'80 per cento di chi arriva in auto parcheggia in doppia fila, prende al volo quello che serve e scappa».
«Sì», dice Alessia Di Girolamo, commessa di Piampiani calzature, «ma dove si passa poi? Se riescono a risolvere questo aspetto, tutto va bene: a sentire i clienti la cosa più negativa sono i parcheggi, sempre in doppia e tripla fila con l'incubo dei vigili».
Scettico, ma aperto, Andrea Sigismondi, edicolante all'angolo con via Genova. «Bisogna abbassare le tariffe dei parcheggi, riportarle almeno a un euro per l'intera mattinata com'era prima. Altrimenti la gente continuerà ad andare nei centri commerciali, dove non rischia la multa». Fuori dal coro Vittorio Della Guardia, commesso del Centro Tim Di Tieri: «Chiudere al traffico la strada finirebbe per far arrabbiare ulteriormente i cittadini, perché se devo venire in centro e non so come arrivarci non ci vengo proprio».
«L'area pedonale è bellissima», afferma dalla palazzina Benetton la commessa Miriam Petroni, «ma bisogna creare l'alternativa, e mi riferisco ai parcheggi, che sono pochi e costano troppo».
«No, assolutamente» è la risposta secca di Lorella Capecchi, da 21 anni titolare dell'omonimo negozio sul lato monti di corso Vittorio. «Questa è una strada commerciale, non pedonale e di passeggio. Già c'è poco movimento così, non credo che chiuderla possa portare benefici. E poi gli autobus dove li mandiamo? E i parcheggi? Delle volte è piena anche l'area di risulta». Invita a creare incentivi per i cittadini Francesca Masciulli, commessa della profumeria La Gardenia. «Perché, ad esempio, non istituire un giorno fisso alla settimana in cui la sosta nell'area di risulta è gratis? E in ogni caso le tariffe vanno abbassate, perché così corso Vittorio resta una strada di passaggio». Peraltro, come aggiunge la responsabile della stessa profumeria, che chiede l'anonimato, «con una manutenzione di serie A e una di serie B. Guardate gli alberi, sul lato mare li potano e qui, lato monti, dove il marciapiede è anche più stretto e buio, mai. E senza vigilanza».
Dice Mirko Santavenere della pizzeria Corso Vittorio: «La pedonalizzazione potrebbe essere positiva per creare maggiore passaggio e diminuire lo smog». Va bene la pedonalizzazione, ma a patto che non sia improvvisata, per Lucia Sonaglia che nel negozio Dimar Pelletterie vende borse da 46 anni. «Ma non è andata mai male come ora», si sfoga, «stiamo morendo noi e sta morendo questa strada, perché la gente non viene più, va dove si parcheggia e non si paga. Sa quanti clienti si lamentano di quei due euro e 50 per la sosta nell'area di risulta? Io faccio come posso, mi offro di pagarli io con uno sconto sull'acquisto, ma non serve, perché la gente non viene più. Bisogna cambiare in fretta, mettere più mezzi pubblici e abbassare i prezzi dei parcheggi. O finisce tutto». Dal Gran Caffè del 2000 il titolare Vincenzo Sposo promuove la pedonalizzazione ma chiede spettacoli, animazione e, naturalmente, parcheggi: «Si lavorerebbe di più».
«Corso Vittorio è diventata un inferno», rimarca Annamaria Bonora che dal 1971, dalla farmacia Centrale, osserva le abitudini dei pescaresi. «Il traffico è tanto, caotico. E con i mezzi pubblici che passano di continuo non si respira più. In qualche modo bisogna intervenire. Anche con la pedonalizzazione».
Non si fidano, ma sono pronte a rischiare, le commesse di Bosone abbigliamento Pamela Faieta e Maria Marconi: «Ci vogliono alternative, a cominciare dalle vie di accesso: va bene l'area di risulta, ma chi arriva da sud, ad esempio, come fa ad arrivare?».