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Data: 27/07/2011
Testata giornalistica: Rassegna.it
Tirrenia: Sindacati Sardegna, Cappellacci ha fallito

"La giunta ha fallito. Il presidente Cappellacci prenda atto del fatto che tutte le azioni messe in campo dalla Giunta sono miseramente fallite". I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil della Sardegna, Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca, intervengono così dopo la sconfitta incassata da Cappellacci sul caso Tirrenia. "Che cosa farà adesso? Starà ad aspettare di prendere l'altro schiaffo, quello che lo aspetta sulle entrare? Perché è evidente che in quel caso, come in quello della Tirrenia, occorreva muoversi prima e non temporeggiare. Da subito, il governo nazionale ha dimostrato di non tenere in nessuna considerazione la Sardegna. E di fronte a questo, chi guida la Regione non ha sentito il dovere di reagire, in questi due anni e mezzo di governo, coinvolgendo anche le forze sociali e le istituzioni sarde".

Così prosegue la nota: "Dire oggi che la Regione farà valere i nostri diritti di fronte alla corte Costituzionale e all'Unione Europea e che non si riconosce assolutamente in questi contratti e in questa convenzione significa ammettere, nei fatti, una sconfitta clamorosa. Il presidente ne prenda atto - suggeriscono i segretari generali - e, con uno scatto di orgoglio faccia sapere ai sardi come pensa di rimediare a questo fallimento. Facendosi da parte? Inaugurando un nuovo corso, riattivando il dialogo sociale e magari iniziando a presentarsi più spesso in Consiglio regionale a discutere e confrontarsi sugli interessi reali dei cittadini? Lo chiarisca subito, per il bene della Sardegna".

A giudizio di Cgil, Cisl e Uil, "la giunta e il presidente non sono stati capaci di opporsi agli interessi forti, allo strapotere degli armatori e all'arroganza del governo. Ma quel che è più grave e deve far riflettere, è che un'alternativa c'era. Avrebbero potuto puntare sulla gara internazionale, l'unica strada legittimamente percorribile di fronte al fatto che lo Stato, probabilmente, viola le norme comunitarie su appalti e cessione servizi. Hanno scelto di non farlo e solo oggi, a cose fatte, promettono ricorsi e battaglia. Certo gli estremi ci sono tutti, perché il governo regala a un privato, senza gara, la convenzione e i contributi pubblici. E senza neanche definire preventivamente gli obblighi di servizi pubblico, la qualità, le tariffe su ciascuna tratta considerata nel rispetto della normativa comunitaria. A livello regionale non c'è stato alcun confronto sul caso Tirrenia, il Presidente si limitava a partecipare alle trattative a Roma. C'è da chiedersi con quale autorevolezza, se questo è il risultato".

La Tirrenia, fino a oggi ha svolto un'attività di servizio pubblico, in conformità alla convenzione ventennale stipulata il 30 luglio 1991 e poi prorogata, nel 2010, per altri otto anni. Oggi viene venduta per 200 milioni, gli altri 180 milioni in tre rate da sessanta milioni vincolate all'accreditamento dei contributi pubblici, 72,6 milioni all'anno per otto anni. "Praticamente - conclude la nota - la società è stata svenduta (agli interessi degli armatori, i contributi previsti dallo Stato sarebbero infatti superiori al valore di acquisto). Perché la Regione non è intervenuta con forza per fermare questa trattativa unilaterale? Eppure erano manifesti tutti i segnali del cartello degli armatori. L'aumento indiscriminato delle tariffe, l'arroganza con cui la stessa compagnia Cin ha avanzato proposte inammissibili per la Sardegna. Sarebbe inoltre interessante sapere cosa contiene la delibera regionale 22/1 del 5 maggio 2011 sulla privatizzazione della Tirrenia".

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