ROMA - Gianni Alemanno considera coronata di successo la lunga battaglia sul no ai ministeri al Nord. Le preoccupazioni espresse dal sindaco di Roma sulla «buffonata» costituita, a suo dire, dall'apertura degli uffici ministeriali alla Villa Reale di Monza, trovano «piena conferma» nell'altolà che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha mandato via lettera a Silvio Berlusconi. Anche Renata Polverini, governatore del Lazio, saluta con favore l'intervento del Capo dello Stato, su un «problema che non va sottovalutato». E Nicola Zingaretti, presidente della provincia, mette in rilievo come le parole di Napolitano dimostrino «quanto sia grave e sottovalutata l'intera vicenda». Per cui chiede al governo di «prendere atto» della lettera del presidente e «andare a casa». Ma Alemanno non si accontenta del risultato incassato e sferra un nuovo duro attacco a Umberto Bossi. «Ogni suo insulto è una medaglia che mi attacco sulla giacca». Il sindaco non risparmia nemmeno il ministro del Turismo: «Con gli insulti della Brambilla arrivo a due medaglie...».
Che la polemica fosse ancora calda, malgrado siano trascorsi alcuni giorni dalla vernice monzese che ha visto la presenza dei ministri Giulio Tremonti, Roberto Calderoli, Michela Vittoria Brambilla e Bossi (assente solo Roberto Maroni), nessuno aveva alcun dubbio. E ieri mattina, nel salotto di «Omnibus» su La7, il primo cittadino ha aggiunto altra benzina sul fuoco. «Se questi sono gli avversari - ha detto - ci metto la firma. Vanno a fare le buffonate di Monza, vanno ad "attaccare le cose" per dire che hanno fatto la sede separata dei ministeri», ha detto citando il gruppetto formato da «Brambilla, Bossi, addirittura pure Tremonti». Infine è arrivata la battuta più forte: «E' ovvio che il sindaco di Roma dice andate al diavolo...».
Da tempo il primo cittadino si smarca dalla maggioranza per sottolineare le difficoltà con l'alleato leghista malgrado la vigile tolleranza di Silvio Berlusconi, preoccupato dei rivoli di tensione che possono trasformarsi in una frantumazione del governo. Ma nel tardo pomeriggio, quando Napolitano non ha esitato a manifestare le proprie perplessità sull'inaugurazione degli uffici ministeriali a Monza, Alemanno ha ritrovato il sorriso. «Condivido - ha scritto in una nota - le preoccupazioni del presidente. Dopo molti segnali confusi era inevitabile che il presidente della Repubblica facesse sentire la sua voce a difesa delle prerogative costituzionali di Roma Capitale. Mi auguro che Berlusconi tragga da questa lettera del Capo dello Stato la spinta politica per confermare, in maniera chiara e definitiva, il pieno sostegno del governo di centrodestra a Roma Capitale. E' una vicenda durata troppo a lungo, che ha avuto toni spesso inaccettabili e che oggi, prima il presidente della Repubblica e poi il presidente del Consiglio devono chiudere definitivamente».
Roma Capitale, secondo Alemanno, è tutelata dalla Costituzione, essendo inserita a piena titolo nella Carta. Per cui, avanzando il federalismo è necessario che il ruolo della Capitale sia forte, compresi i ministeri che rappresentano la struttura portante. La presidente, Polverini, a sua volta, rimarca il ruolo della Regione Lazio «impegnata in una battaglia giusta che dopo i rilievi di Napolitano trova ancora maggiore forza e validità».