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Pescara, 14/04/2026
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Data: 28/07/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi vede Napolitano ancora tensione sui ministeri. Il premier assicura: ne parliamo oggi in Consiglio dei ministri

ROMA - Continua la tensione sulla vicenda del trasferimento dei ministeri al Nord voluto dalla Lega. Non è ancora arrivata la risposta del premier Silvio Berlusconi alla lettera in cui il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, manifestava i suoi «motivi di preoccupazione» sul tema del decentramento delle sedi di alcuni dicasteri esprimendo rilievi e dubbi, in particolare, sulla reale natura degli uffici aperti a Monza. Dopo aver accolto la missiva del Colle «con attenzione e rispetto», Berlusconi si è preso un supplemento di riflessione per chiarire la situazione che rischia di creare un vulnus nella maggioranza. Nel corso dell'incontro al Quirinale per la nomina dei due nuovi ministri il premier ha promesso di discutere la questione nel Consiglio dei ministri di oggi per mettere a punto la risposta ufficiale del governo al Presidente della Repubblica.
Intanto si rinfocolano le polemiche da parte delle opposizioni contro il trasloco dei ministeri preteso dal Carroccio. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, dice di «condividere pienamente le preoccupazioni del capo dello Stato» e, a fronte «del grottesco accattonaggio di ministeri», vede «qualcosa di stravagante» e si domanda dove sia finita la Lega di una volta, quella della semplificazione e dell'autonomia». Tiene il punto il governatore leghista del Veneto, Luca Zaia, che si meraviglia dello stupore del Colle. E sulle preoccupazioni in merito al trasferimento «al Nord come al Sud» di alcune sedi ministeriali continua a pensare come il decentramento «contribuisca all'unità del Paese» e la gestione centralista «che noi della Lega non vogliamo, non la voleva neppure Einaudi quando presentò la Costituzione repubblicana». Aspetta di vedere «cosa dirà Berlusconi», invece, Mauro Libè, responsabile Enti Locali dell'Udc, secondo cui «il Pdl si è piegato all'ennesima prepotenza della Lega» e il premier «o chiarirà che si tratta del primo passo di un vero trasferimento dei ministeri oppure sbugiarderà il Carroccio spiegando che si tratta solo di uffici dove ricevere i militanti in camicia verde pagati con i denari degli italiani».
Intanto si allarga il fronte del no al trasloco dei dicasteri anche nel perimetro della maggioranza di governo. Se il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che si era già scagliato «contro le buffonate di Monza» mandando «al diavolo» gli ideatori, continua ad augurarsi che Berlusconi possa trarre dalla lettera del capo dello Stato «la spinta politica» per confermare «il pieno sostegno del governo a Roma capitale» e chiudere così una vicenda «che ha avuto toni spesso inaccettabili, la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini auspica che la questione, «che si trascina da tempo e non interessa nemmeno ai cittadini del Nord», venga definita «una volta per tutte». Oltre l'altolà di Alemanno e Polverini arriva anche la bocciatura di un esponente dell'esecutivo, il ministro per i Beni e le Attività culturali, Giancarlo Galan che si dice convinto come il trasferimento dei dicasteri al Nord sia un errore. Il numero uno di via del Collegio romano aggiunge che la villa Reale di Monza «non è stata ristrutturata con i soldi pubblici per ospitare ministeri e precisa di non aver firmato nessuna carta di concessione: «E non penso che lo farò». Sulle sedi di rappresentanza del governo sul territorio, l'ex presidente della Regione Veneto, ribadisce che già esistono e si chiamano prefetture: «Sono luoghi molto accoglienti in cui i ministri possono periodicamente incontrare i cittadini e le istituzioni senza moltiplicare le spese». Aprire uffici di rappresentanza dei ministeri al Nord, quindi, secondo Galan, è un'idea che non ha senso.

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