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Pescara, 12/04/2026
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29/07/2011
Il Messaggero
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Ministeri, scontro istituzionale, la Lega attacca Napolitano. Il Colle: «Il decentramento viola la Carta». Bossi: restano a Monza. Lo sfogo di Berlusconi «Mi va tutto male»
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ROMA - È bufera fra il Colle e la Lega. Il trasferimento di sedi ministeriali al Nord «confliggerebbe con l'articolo 114 della Costituzione che dichiara Roma capitale della Repubblica» scrive il presidente Giorgio Napolitano nella lettera inviata al premier Silvio Berlusconi e pubblicata sul sito del Quirinale. «Il capo dello Stato non si preoccupi», è la risposta al termine del Consiglio dei ministri del leader del Carroccio, Umberto Bossi, che, in merito al trasloco di alcuni dicasteri a Monza, esclude qualsiasi dietrofront: «I ministeri li abbiamo fatti e li lasciamo là, siamo convinti che il decentramento sia una opportunità per il Paese». Il premier Berlusconi - come si legge in una nota di Palazzo Chigi - aveva rivolto «un pressante invito» a tenere conto delle «osservazioni formulate» dal Colle alla compagine di governo in apertura della riunione dell'esecutivo che avrebbe dovuto affrontare la questione ministeri e la discussione sulle risposte reclamate dal Quirinale, e promesse dal capo del governo, alla lettera del presidente della Repubblica». È stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta ad introdurre, in conclusione dei lavori, il tema del decentramento dei dicasteri con la diffusione ai ministri della missiva quirinalizia e la richiesta di avviare «una riflessione» sui rilievi mossi dal capo dello Stato. I cenni di assenso con cui il premier avrebbe accolto le parole di Letta si sono accompagnati all'invito a tutti i ministri a tenere «comportamenti conseguenti» per evitare altre polemiche all'interno della maggioranza ed ulteriori tensioni con il Colle. Ma quando il titolare del dicastero delle Riforme, Umberto Bossi, che dice di aver parlato con Berlusconi e «non vede tutti questi problemi», ribadisce la volontà di decentrare i ministeri, «come hanno fatto in Francia ed Inghilterra», perché «la Costituzione non dice dove devono stare», sembra più stretta la via per possibili mediazioni. Nel frattempo, vengono divulgati anche i contenuti della lettera del capo dello Stato che solleva dubbi sulla costituzionalità di una decisione «non avente connotati di particolare rilievo istituzionale» ma che investe il suo ruolo di «garante dell'unità nazionale». Napolitano scrive che il trasferimento non è legittimato «né dalla Costituzione» né da numerose «leggi ordinarie attuative», ricorda la riforma del titolo V della Carta e la nuova formulazione dell'articolo 114, terzo comma, che ha posto un vincolo che coinvolge anche esecutivo e presidenza del Consiglio «a garantire il miglior assetto delle funzioni che Roma è chiamata a svolgere quale sede degli organi costituzionali». Per il capo dello Stato, la scelta «condivisibile» di avvicinare l'amministrazione pubblica ai cittadini «non può spingersi al punto di immaginare una capitale diffusa o reticolare disseminata sul territorio nazionale, in completa obliterazione della menzionata natura di Capitale della città di Roma, sede del governo della Repubblica». Senza contare l'impiego di risorse pubbliche per l'apertura «di sedi di mera rappresentanza che «nell'attuale situazione economico-finanziaria, dovrebbe improntarsi al più rigido contenimento delle spese e alla massima efficienza funzionale». Dubbi anche sull'iter scelto per il trasferimento dei ministeri a Monza avvenuto bypassando il voto parlamentare: «Alla lunga trafila di una legge di modifica costituzionale, il governo ha preferito emanare un decreto non ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale». In fondo a una giornata di fibrillazioni istituzionali, Bossi tiene il punto, assicura che con Napolitano «i rapporti non si romperanno per questo», ma non rinuncia alla stilettata ironica: «Vado a casa, vado a Milano, che è la Capitale». Lo sfogo di Berlusconi «Mi va tutto male» ROMA - «Mi va tutto male! Da un po' di tempo mi va tutto storto». L'umore di Silvio Berlusconi continua ad essere tetro. La testa sembra essere da un'altra parte. Ne sanno qualcosa i suoi più stretti collaboratori con i quali il premier continua a lamentarsi del mega-bonifico che ha dovuto fare alla Cir di De Benedetti. L'ultima speranza covata dal Cavaliere sarebbe quella di convincere Veronica «a tornare con me», come ha sostenuto ieri pomeriggio prima di salire sull'aereo che lo ha portato a Milano dove oggi verrà nuovamente operato alla mano. Un assaggio del premier svogliato lo hanno colto ieri mattina anche i ministri durante la riunione del Consiglio. Tra l'assente e l'assonnato, Berlusconi ha lasciato al sottosegretario Gianni Letta il compito di spiegare ai ministri presenti che avrebbero avuta presto in copia, in modo che «ognuno possa farci su una riflessione», la lettera inviata a Berlusconi dal capo dello Stato sulla vicenda dei ministeri trasferiti a Monza. Argomento spinoso da trattare, specie alla presenza di Bossi che, a differenza di quanto annunciato, ieri mattina si è precipitato a Roma proprio per evitare sorprese dall'alleato. Terminata la riunione, a palazzo Chigi qualcuno si è accorto della gaffe istituzionale che si stava compiendo, visto che era stato lo stesso Cavaliere a spiegare il giorno prima al capo dello Stato che ne avrebbero parlato in Consiglio dei ministri. Grazie ad un comunicato, diffuso qualche ora dopo dove si riassume l'andamento della riunione, si tenta di mettere una toppa sul potenziale sgarbo scrivendo che «in apertura il presidente Berlusconi ha rivolto al Consiglio e ai singoli ministri un pressante invito a tenere in debito conto le osservazioni formulate dal presidente della Repubblica», «ed ha chiesto a tutti i ministri di tenere comportamenti conseguenti». Meglio tardi che mai. Meglio una mezza risposta, che niente. Tant'è vero che quando Berlusconi nel pomeriggio torna al Quirinale, per il giuramento dei ministri Palma e Bernini, racconta a Giorgio Napolitano che «abbiamo affrontato la questione» e che ciò che è scritto nel comunicato finale rappresenta «un vincolo per tutti». Non è proprio ciò che si aspettava il Quirinale, con un Bossi che mostra di non tenere in alcuna considerazione il «vincolo» esibito dal Cavaliere. «La lettera? Non dobbiamo rispondere noi. E' stata scritta a Berlusconi», ribatteva ieri pomeriggio Roberto Calderoli appena uscito dal barbiere della Camera. «Ho detto loro che uno dei barbieri lo porto a Monza», ironizza il ministro della Semplificazione. La Lega non molla. Lascia a Berlusconi la soluzione della grana col Quirinale e con una buona fetta di Pdl che anche ieri ha contestato duramente il presunto trasferimento di ministeri al Nord. «Speriamo che Bossi rifletta su un'iniziativa che non è prevista dal nostro ordinamento», suggerisce il repubblicano Nucara. Malgrado l'invito del sottosegretario Giro «a smorzare i toni», Bossi è deciso a trasformare la battaglia sui ministeri in un vistoso braccio di ferro con il Colle proprio per smentire l'idea che sia in atto una sorta di commissariamento del Quirinale sul governo. Resta l'immagine di una maggioranza debole, costretta a porre l'ennesima fiducia sull'ennesima legge ad personam (il processo lungo) poche ore dopo la disponibilità offerta dal nuovo Guardasigilli Palma ad un «confronto con l'opposizione», e mentre il capo dello Stato partecipava, a pochi passi dal Senato, al dibattito sulla situazione carceraria organizzato dai Radicali. A rasserenare la serata, poi, la nomina dell'ennesimo sottosegretario: Elio Belcastro (Noi Sud) all'Ambiente.
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