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Pescara, 14/04/2026
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Data: 29/07/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Tremonti: «Mi dimetto, ma da inquilino» Oggi il chiarimento sull'affitto. A settembre il voto sull'arresto di Milanese. Il caso Capaldo al Csm

ROMA. Le voci circolavano con insistenza dal primo mattino: Tremonti lascia l'incarico. Rumors che il ministro dell'Economia ha spazzato via qualche ora più tardi con una battuta regalata alla platea della conferenza stampa tenuta alla Cassa depositi e Prestiti. «Vi do subito una notizia: mi sono dimesso da inquilino», ha esordito Giulio Tremonti riferendosi, senza citarle, alle inchieste che hanno travolto il suo ex collaboratore, Marco Milanese, indagato dalle procure di Napoli e di Roma, e che ora stanno provocando guai a cascata.
Guai per il ministro, che a sentire Milanese gli avrebbe pagato in nero l'affitto di un appartamento a via di Campo Marzio, guai per il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo, che da titolare dell'inchiesta sui fondi neri di Finmeccanica (principale azionista è il Tesoro) nel dicembre scorso partecipò ad un pranzo con Tremonti trovandosi al tavolo anche Milanese (già allora nel mirino degli in inquirenti capitolini, ma non ancora indagato).
Nessun commento, invece, all'editoriale di Sergio Romano che ieri, dalle colonne del Corriere della sera, invitava il ministro preposto a combattere l'evasione fiscale a rompere il silenzio e a «parlare con franchezza agli italiani». «A Romano risponderò sul Corsera di domani (oggi ndr)», ha replicato Tremonti ai giornalisti.
Le parole del titolare dell'Economia hanno provocato la reazione dell'Idv alla Camera. «Il ministro eviti battute di spirito e piuttosto venga in parlamento a spiegare. Venga e dimostri, carte alla mano, che non ha pagato affitti in nero», ha detto il vicecapogruppo dell'Italia dei valori, Antonio Borghesi.
A Montecitorio - mentre mancano ormai dieci giorni alla pausa estiva - il clima politico continua a risentire anche dello scontro, in seno alla giunta per le autorizzazioni a procedere, sulla richiesta di arresto di Marco Milanese trasmessa dal Gip di Napoli. Come chiesto dal magistrato, e dallo stesso Milanese, l'organismo ha dato il via libera all'apertura di cinque cassette di sicurezza riferibili al deputato del Pdl e all'acquisizione dei tabulati telefonici. La proposta dovrà adesso essere sottoposta al voto dell'aula che è già convocata per martedì 2 agosto. Nello stesso giorno andrà al voto anche l'autorizzazione al controlli dei tabulati telefonici del coordinatore del Pdl Denis Verdini. Li aveva chiesti la procura dell'Aquila che indaga sul terremoto, ma in giunta ha vinto il no della maggioranza.
Sulla richiesta di custodia cautelare in carcere per Milanese (associazione a delinquere, corruzione e rivelazione di notizie coperte dal segrete sono i reati contestati) si deciderà però solo il 16 settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari.
Il terremoto politico ha investito in pieno anche il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo che per quel pranzo avvenuto a casa dell'amico avvocato Luigi Fischietti si trova da ieri sotto indagine da parte del Csm. La pratica è stata aperta su richiesta di alcuni consiglieri ed è stato affidato alla prima commissione, quella che si occupa di incompatibilità. Capaldo comunque è deciso a difendersi. Lo ha già fatto davanti al procuratore capo Giovanni Ferrara che ha chiesto a Napoli la trasmissione degli atti relativi alla circostanza. Ed è tornato a farlo con un intervista al settimanale «l'Espresso» in cui denuncia il profilarsi «di un attacco, attraverso la mia persona, al mio ufficio e alle nostre indagini». Quanto al pranzo non fu «nulla di illecito». «Solo i malpensanti possono credere che si sia parlato di fatti giudiziari», afferma Capaldo ribadendo di non avere saputo che ci sarebbe stato anche Milanese. ROMA. Le voci circolavano con insistenza dal primo mattino: Tremonti lascia l'incarico. Rumors che il ministro dell'Economia ha spazzato via qualche ora più tardi con una battuta regalata alla platea della conferenza stampa tenuta alla Cassa depositi e Prestiti. «Vi do subito una notizia: mi sono dimesso da inquilino», ha esordito Giulio Tremonti riferendosi, senza citarle, alle inchieste che hanno travolto il suo ex collaboratore, Marco Milanese, indagato dalle procure di Napoli e di Roma, e che ora stanno provocando guai a cascata.
Guai per il ministro, che a sentire Milanese gli avrebbe pagato in nero l'affitto di un appartamento a via di Campo Marzio, guai per il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo, che da titolare dell'inchiesta sui fondi neri di Finmeccanica (principale azionista è il Tesoro) nel dicembre scorso partecipò ad un pranzo con Tremonti trovandosi al tavolo anche Milanese (già allora nel mirino degli in inquirenti capitolini, ma non ancora indagato).
Nessun commento, invece, all'editoriale di Sergio Romano che ieri, dalle colonne del Corriere della sera, invitava il ministro preposto a combattere l'evasione fiscale a rompere il silenzio e a «parlare con franchezza agli italiani». «A Romano risponderò sul Corsera di domani (oggi ndr)», ha replicato Tremonti ai giornalisti.
Le parole del titolare dell'Economia hanno provocato la reazione dell'Idv alla Camera. «Il ministro eviti battute di spirito e piuttosto venga in parlamento a spiegare. Venga e dimostri, carte alla mano, che non ha pagato affitti in nero», ha detto il vicecapogruppo dell'Italia dei valori, Antonio Borghesi.
A Montecitorio - mentre mancano ormai dieci giorni alla pausa estiva - il clima politico continua a risentire anche dello scontro, in seno alla giunta per le autorizzazioni a procedere, sulla richiesta di arresto di Marco Milanese trasmessa dal Gip di Napoli. Come chiesto dal magistrato, e dallo stesso Milanese, l'organismo ha dato il via libera all'apertura di cinque cassette di sicurezza riferibili al deputato del Pdl e all'acquisizione dei tabulati telefonici. La proposta dovrà adesso essere sottoposta al voto dell'aula che è già convocata per martedì 2 agosto. Nello stesso giorno andrà al voto anche l'autorizzazione al controlli dei tabulati telefonici del coordinatore del Pdl Denis Verdini. Li aveva chiesti la procura dell'Aquila che indaga sul terremoto, ma in giunta ha vinto il no della maggioranza.
Sulla richiesta di custodia cautelare in carcere per Milanese (associazione a delinquere, corruzione e rivelazione di notizie coperte dal segrete sono i reati contestati) si deciderà però solo il 16 settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari.
Il terremoto politico ha investito in pieno anche il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo che per quel pranzo avvenuto a casa dell'amico avvocato Luigi Fischietti si trova da ieri sotto indagine da parte del Csm. La pratica è stata aperta su richiesta di alcuni consiglieri ed è stato affidato alla prima commissione, quella che si occupa di incompatibilità. Capaldo comunque è deciso a difendersi. Lo ha già fatto davanti al procuratore capo Giovanni Ferrara che ha chiesto a Napoli la trasmissione degli atti relativi alla circostanza. Ed è tornato a farlo con un intervista al settimanale «l'Espresso» in cui denuncia il profilarsi «di un attacco, attraverso la mia persona, al mio ufficio e alle nostre indagini». Quanto al pranzo non fu «nulla di illecito». «Solo i malpensanti possono credere che si sia parlato di fatti giudiziari», afferma Capaldo ribadendo di non avere saputo che ci sarebbe stato anche Milanese.

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