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Pescara, 14/04/2026
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Data: 29/07/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Roselli: non ho influenzato il sindaco. L'ex Pd: estraneo alle scelte sugli appalti, mai ricevuto favori. Ranghelli: non mi dimetto e la "cabina di regia" è un organo politico

Non sono io il tecnico del cimitero ed ero contrario a quel progetto

PESCARA. Il sindaco Franco Ranghelli si è infilato nell'aula 5, Marino Roselli ha deviato per la numero 6 e Luciano Vernamonte è rimasto ad attendere il suo turno nel corridoio del tribunale tenendo in mano una cartellina verde e la settimana enigmistica.
L'INGRESSO DAL RETRO. Era fissato alle 10.30 l'interrogatorio dei tre politici finiti agli arresti domiciliari nell'inchiesta che ha scosso l'amministrazione di Spoltore. Ma i tre indagati si sono mossi per tempo e sono arrivati in tribunale anticipando almeno di un quarto d'ora l'orario fissato dal giudice per le indagini preliminari Gianluca Sarandrea. Roselli e Ranghelli hanno evitato la ressa delle telecamere e sono sgattaiolati all'interno della struttura passando dal retro: separati dal muro di un aula, Roselli leggeva le carte dell'ordinanza mentre di là Ranghelli rispondeva.
In completo blu e camicia azzurra, l'ex vicepresidente del consiglio regionale è stato l'ultimo ad essere ascoltato. Insieme al suo avvocato Vincenzo Di Girolamo, l'architetto è entrato nell'aula alle 14 ed è uscito un'ora dopo aver parlato in aula e raccontato al gip cosa fosse la «cabina di regia», quell'organismo «di potere permanente per condizionare l'attività amministrativa di Spoltore» di cui lo accusa il pm Gennaro Varone. Ma difendendosi anche dalle accuse di corruzione che lo vedono coinvolto nella scelta dei componenti dell'ufficio del piano regolatore e nell'accordo del cimitero tra il Comune e l'imprenditore Alessandro D'Onofrio.
«CABINA DI STABILITA'». «La cabina di regia è un organismo politico formalizzato nel programma elettorale e volto a garantire la stabilità della coalizione», ha attaccato in aula l'architetto nato a Spoltore 51 anni fa rispondendo alle domande del gip. Poi, Roselli, che ha trascorso questi tre giorni agli arresti domiciliari studiando l'ordinanza di custodia cautelare, si è difeso anche dagli altri filoni dell'inchiesta, quelli dell'appalto del cimitero e dell'ufficio del piano regolatore.
«Non ho mai fatto nulla per sostituire i componenti dell'ufficio del piano regolatore, niente per esautorarli dal loro incarico. Sono persone che conosco, professionisti autorevoli, colleghi e amici, caso mai lontani da me politicamente, ma che non ho sostituito», ha detto rispondendo all'accusa di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio per cui Roselli, insieme a Ranghelli, avrebbe scelto nuovi tecnici «per modellare il piano regolatore sui suoi interessi personali».
«CONTRO IL CIMITERO». «Sono sempre stato contro l'accordo di programma tra il Comune e l'imprenditore per realizzare l'ampliamento del cimitero, sempre contrario all'esproprio di quel terreno», ha risposto Roselli al gip che gli chiedeva lumi su quell'accordo ritenuto vantaggioso per il privato. «Non sono io il tecnico di quell'accordo», ha aggiunto ricordando poi il suo rapporto con Ranghelli. «Conosco Franco, l'ho appoggiato politicamente, ho sostenuto la sua campagna elettorale. Tra noi ci sono rapporti cordiali», ha detto ancora in aula il concittadino di Ranghelli.
«COMUNE INERTE». Roselli, politico di lungo corso, ex vicepresidente della Provincia di Pescara e del consiglio regionale sotto la giunta di centrosinistra di Ottaviano Del Turco, ha lasciato anche l'incarico di coordinatore regionale dell'Api e, di mestiere, fa l'architetto. «Mi descrivono come un politico importante eppure quando si è trattato di approvare i progetti firmati da me come architetto sono trascorsi 19 anni», ha detto Roselli riferendosi alle Due Torri a ridosso del fiume della Villa Costruzioni. «Questo per dire che non ho mai ricevuto nessun favore. Anzi quando ci sono di mezzo io il Comune è inerte».
«SOLO BATTUTE». In aula, l'ex vicepresidente ha anche raccontato di un «equivoco dell'ordinanza» e di «intercettazioni che in realtà sono conversazioni leggere, solo battute». L'ha detto riferendosi ai terreni di Giuseppe De Santis che, per l'ordinanza, avrebbe voluto escludere dai benefici di edificabilità. «La frase "ci facciamo il verde pubblico sul terreno di Peppino" è solo una battuta», ha detto Roselli.
«VOGLIO COLLABORARE». «Vuole aggiungere qualcosa?» è stata l'ultima domanda a Roselli che ha concluso: «Sono disponibile a ogni chiarimento anche ad andare dal pm a dare altre spiegazioni».

Ranghelli: non mi dimetto e la "cabina di regia" è un organo politico

Non erano riunioni clandestine ma di maggioranza Roselli? Lo stimo non è mio nemico

PESCARA. «Cos'è la cabina di regia?»: è questa la prima domanda che il giudice per le indagini preliminari ha rivolto al sindaco di Spoltore Franco Ranghelli che è stato il primo a essere interrogato dopo essersi intrattenuto nell'aula con il suo avvocato Augusto La Morgia.
Dice l'accusa rappresentata dal pm Gennaro Varone che la «cabina di regia» è una sorta di tavolo a cui partecipavano il sindaco, Marino Roselli e Luciano Vernamonte in cui si prendevano decisioni «per condizionare» la vita amministrativa di Spoltore e perseguire «interessi privati».
CABINA, NO CLANDESTINA. A quella prima domanda il sindaco, seduto accanto alla sorella avvocato Cinzia Ranghelli, ha risposto: «La cabina di regia è un organo politico che era indicato anche nel programma elettorale. La conoscevano tutti, era ufficiale».
Come funzionava, chi vi partecipava? ha domandato il gip. «La cabina veniva convocata ogni volta che occorreva prendere una decisione sulle scelte strategiche del territorio. Alla cabina partecipavano i consiglieri di maggioranza. Era un organo per prendere decisioni collegiali, non era certo una cosa clandestina», ha risposto.
«STIMO ROSELLI». «Che rapporto ha con Roselli?», ha domandato il giudice. E Ranghelli: «Roselli è di Spoltore, lo conosco da una vita e abbiamo fatto la campagna elettorale insieme. Anche lui faceva parte della cabina di regia. E' una persona che stimo, c'è un rapporto di cordialità, certo non è un nemico», ha aggiunto il sindaco.
«SEPPELLIRE LA GENTE». «Che mi dice del cimitero?», ha chiesto ancora il gip al primo cittadino di Spoltore. «Io mi preoccupavo solo di come seppellire la gente perché non abbiamo abbastanza loculi e anche il cimitero attuale è su un terreno scosceso che sta cedendo. Ma le ripeto, signor giudice, il mio unico interesse era solo quello di preoccuparmi di dare una sepoltura alla popolazione». Anche il sindaco Ranghelli, come Roselli, è arrivato in tribunale trafelato, passando dal retro, evitando le telecamere e andando via con la sorella dopo quasi due ore di interrogatorio.
Era arrabbiato, Ranghelli, e amareggiato soprattutto per quel nodo dell'inchiesta che tira in ballo l'assunzione favorita del figlio nella ditta Maggioli che si occupa di riscossione dei tributi e della pubblicità. «Alla Maggioli lavora mia fratello», ha detto Ranghelli al giudice, «che bisogno c'era che io pensassi a sistemare mio figlio?», ha aggiunto.
NON SI DIMETTE. Ranghelli investito dall'inchiesta che lo vede accusato di associazione per delinquere, corruzione e concussione non ha intenzione, per il momento, di lasciare il suo incarico, mentre il Comune è in subbuglio e si prepara a una mozione di sfiducia. Il gip, durante l'interrogatorio, non ha fatto cenno al rapporto del sindaco con gli imprenditori che Ranghelli avrebbe favorito né ha chiesto al primo cittadino che legami avesse con Luciano Vernamonte.
CAFFE' ALL'ARCA. Un ultima domanda del giudice è stata invece su quel caffè presso un bar dell'Arca, il centro commerciale di Villa Raspa di Spoltore in cui il 30 dicembre 2009 era stata convocata una cabina di regia per parlare della gara dello smaltimento dei rifiuti.
«Era il 30 dicembre», ha ricordato Ranghelli. «Era una conviviale tra consiglieri di maggioranza per augurarci buon anno. Auguri: è questo quello che ci siamo detti».
A mezzogiorno, il sindaco di Spoltore si è avviato verso la macchina nel parcheggio del tribunale. Per lui, come per Roselli, gli avvocati non hanno depositato istanza di scarcerazione e non hanno prodotto documenti.
Intanto oggi, ad essere interrogato dal gip Gianluca Sarandrea, sarà l'ex assessore all'Urbanistica e ora consigliere Sel Ernesto Partenza che, comunque, ieri era presente in tribunale che ha lasciato quando gli è stato comunicato che il suo interrogatorio sarebbe slittato.

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