Richieste di rogatoria per verificare passaggi di soldi ai politici
ROMA. Loro, i politici chiamati in causa quali terminali degli appalti Enav, smentiscono annunciando una raffica di querele. E anche gli avvocati dell'imprenditore Tommaso Di Lernia, gola profonda dell'inchiesta Finmeccanica, negano che il loro assistito abbia fatto nomi.
In particolare niente nomi dell'attuale ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, e dell'ex ministro Pdl per l'attuazione del programma, Aldo Brancher.
Secondo indiscrezioni riportate ieri da alcuni quotidiani, Di Lernia, dopo avere descritto nei dettagli i meccanismi di quello che negli ambienti di palazzo di giustizia viene definito lo scenario di una nuova Tangentopoli, avrebbe fatto il nome di Matteoli in relazione a un giro di tangenti sugli appalti per la realizzazione dello scalo aereo veneziano definendolo «il politico di riferimento» delle imprese che operano sulla città lagunare. Brancher verrebbe invece indicato come terminale delle tangenti sborsate dalla cricca per ottenere commesse dall'Ente nazionale per l'assistenza al volo e da Selex, la controllata Finmeccanica presieduta da Marina Grossi, moglie dell'ex ad di Finmeccanica, Piefrancesco Guarguaglini, indagato dal gennaio scorso per la costituzione di fondi neri. Il sistema di tangenti alimentava i politici e riempiva le tasche dei membri del cda Enav, ha raccontato Di Lernia secondo il quale fra il 1999 e il 2010 sarebbero state pagate mazzette per non meno di 3,5 milioni di euro. Anche - ma la lista sarebbe lunga - ad un esponente dell'Udc cui si faceva riferimento per l'aeroporto di Palermo.
Ieri, però, i politici chiamati in causa hanno smentito ogni loro coinvolgimento. «Non sono stato, né sono, punto di riferimento di alcuna impresa né mi sono mai occupato di appalti», ha dichiarato Matteoli annunciando iniziative legali. «In relazione alle notizie sui versamenti che Di Lernia avrebbe fatto alla "Fondazione casa delle libertà Officina", di cui sono componente, preciso che tutti i contributi ricevuti sono regolarmente registrati», ha dichiarato invece Brancher dichiarandosi «totalmente estraneo» all'assegnazione di appalti Enav e Selex.
Il coinvolgimento dei due esponenti del Pdl non trova conferme nemmeno in procura. L'inchiesta, dicono fonti investigative, è però entrata in una fase di delicatissimi accertamenti bancari e patrimoniali in cui sono state avviate anche alcune rogatorie. Il tutto proprio partendo dalle dichiarazioni di Di Lernia al quale il pm Paolo Ielo, alla fine, ha concesso gli arresti domiciliari. In particolare gli accertamenti riguarderebbero alcune società per azioni che hanno pagato tangenti in cambio di appalti. L'inchiesta Finmeccanica, azienda di cui il Tesoro è il principale azionista, scuote lo stesso palazzo di giustizia. Nel ciclone il pm titolare dell'indagine, il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, che nello scorso dicembre partecipò ad un pranzo col ministro dell'Economia al quale prese parte anche Milanese, il deputato indagato a Roma da gennaio e di cui la procura di Napoli, tre settimana fa, ha chiesto l'arresto per una diversa inchiesta. Sulla circostanza ha aperto una pratica la prima commissione del Csm e ieri anche il procuratore capo di Roma Giovanni Ferrara, ha trasmesso gli atti relativi al caso al procuratore generale Luigi Ciampoli. Ora sarà il Pg a valutare gli atti e a stabilire se vadano archiviati o inviati al procuratore generale della Cassazione. (n.a.)