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Pescara, 09/05/2026
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Data: 10/11/2006
Testata giornalistica: Il Centro
Indagine del dipartimento mercato del lavoro della Cgil Abruzzo. Donne, precariato e pochi soldi. Sono 26 mila gli occupati che hanno un solo contratto

PESCARA. Compensi bassi, la disparità di stipendio tra uomo e donna, il mancato utilizzo delle opportunità dalla legge Biagi, l'età media dei lavoratori che si innalza. L'aumento «vertiginoso» dei parasubordinati da 12 mila e 28 mila. Sono gli aspetti più evidenti del precariato in Abruzzo, un settore che di anno in anno ingrossa le sue fila dando, secondo la Cgil, ai lavoratori poche soddisfazioni economiche e garanzie. Sono inoltre 26 mila i precari che lavorano per un solo committente, situazione che cela un lavoro subordinato e spesso privo di garanzie.
Numeri ed elaborazioni dei dati riferiti a sesso, età, compensi economici; sono stati presentati ieri mattina a Pescara da due sindacalisti: Luigi Fiammata e Lina Faccia, rispettivamente responsabile e collaboratrice del Dipartimento mercato del lavoro della Cgil Abruzzo. Prima questione presentata è il numero dei lavoratori precari si è più che raddoppiato: da 12 mila 657 a 28 mila 109 nell'arco di quattro anni, dal 2000 al 2004. Mentre la maggior parte degli occupati ha una fascia di età che va dai 30 ai 39 anni. Le donne poi sono ancora più penalizzate e percepiscono un reddito mediamente inferiore alla metà degli uomini. Altro grave fenomeno, per la Cgil che evidenzia una precarizzazione del lavoro è che i lavoro parasubordinato va gradualmente investendo persone di età superiore e non riguarda soltanto giovani e giovanissimi.
I dati sono stati attinti dall'Inps e riferiti al 2004 ed elaborati dalla Cgil Abruzzo. L'attenzione del sindacato si concentra sui call center, per i quali, dopo la circolare di regolamentazione del settore emanata dal Ministero del Lavoro, la Cgil intende avviare un dialogo con le aziende e aprire con loro una contrattazione che regolarizzi i rapporti di lavoro precario. Per la Cgil «siamo in presenza di una distorsione dello sviluppo economico anche nella nostra regione. Finchè avremo uno sviluppo basato sulla compressione dei diritti e delle tutele», secondo Fiammata «non saremo in grado di avere un lavoro di qualità. Questo segnala una debolezza del tessuto economico della nostra regione».
Nei prossimi mesi il sindacato si occuperà anche dei lavoratori subordinati con contratti a termine.
Ma anche negli enti abruzzesi come Università, o nelle attività editoriali e nelle amministrazioni pubbliche la Cgil individua una particolare e larga diffusione del fenomeno. Nei tre atenei abruzzesi vi è un largo ricorso a collaborazioni, borse di studio, e altre forme di precarietà. «Le amministrazioni locali, le Università», ha affermato Fiammata, «possono già fare qualcosa, ovvero concludere accordi con i sindacati che, accanto al reddito, consegnino tutele collettive a questi lavoratori, con il diritto a essere retribuiti durante la malattia e la maternità. Si pensi che le amministrazioni provinciali utilizzano rapporti di lavoro atipico per il personale dei centri per l'impiego».

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