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Data: 31/07/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lavoro, la crisi continua calo dell'1,1% nel 2010. Confindustria: ci sono segnali di lieve ripresa

ROMA - Le buone intenzioni non mancano e aumentano le aziende che dichiarano di voler assumere nella seconda parte del 2011. Ma i fatti raccontano altro e ci dicono (Centro studi Confindustria) che «l'onda lunga della crisi» è ancora lì a sommergere il mercato del lavoro italiano: nel 2010 nelle aziende associate all'organizzazione di Viale dell'Astronomia i dipendenti sono diminuiti dell'1,1%. I fatti ci ricordano (la Cgil) che al Ministero dello Sviluppo Economico sono 187 i tavoli aperti sulle crisi industriali. E le previsioni per il rientro dalle ferie (è la Cgia di Mestre stavolta a dirlo) sono nere: ben in 76.000 si ritroveranno con una lettera di licenziamento in mano.
Consola, ma non troppo, l'analisi del trend. Confindustria spiega: i dipendenti sono sì diminuiti dell'1,1% nel 2010, ma l'anno prima era andata peggio con una flessione esattamente del doppio (2,2%). L'emorragia è rallentata perché ci sono state meno uscite, ma chi è andato via - perché licenziato (14,2% in aumento di un punto rispetto al 2009), perché prepensionato (6,5%), perché si è dimesso (25,9%) o perché gli è scaduto il contratto (32,3%) - non è stato sostituito. Chi ha assunto ha preferito farlo con contratto a termine (64,1% del totale). Diminuiscono invece le assunzioni a tempo indeterminato (35,9%, nel 2008 la quota era del 42,1% e nel 2009 del 37,7%). La parola d'ordine per le aziende quindi resta "cautela", e d'altronde visti i chiari di luna sull'andamento economico internazionale, con la crisi dei debiti sovrani e la ripresa debole, come biasimarle? Chi è bravo, però, non si scoraggi. Se l'azienda, può se lo tiene. «Il tasso di conversione a un anno dei contratti di inserimento ha superato il 50% dal 42,7% del 2009» fa notare il Csc.
Comunque i segnali sono di fiducia: «Tra febbraio e aprile le imprese che prevedevano un aumento dell'occupazione nei primi sei mesi dell'anno hanno superato quelle che prevedevano una diminuzione (22,6% contro 11%)». A questo punto bisognerà fare i conti e capire se la teoria si è tradotta in pratica e in che percentuale.Intanto tra i sindacati restano forti le preoccupazioni. «Al rientro dalla pausa estiva si corre il rischio che esplodano le tensioni sociali accumulate» dice Vincenzo Scudiere, segretario confederale Cgil. Le vertenze aperte presso il Ministero dello sviluppo economico sono 187 e coinvolgono 225.000 lavoratori. Solo per 54 di queste vertenze, denuncia la Cgil, al momento è stata individuata una soluzione. Per le altre è buio pesto.

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