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Data: 01/08/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Le reazioni all'intervista del governatore al «Centro» - Di Cesare: ricostruiamo il benessere. Cgil: puntiamo sul lavoro nella sanità, il sisma volano per crescere

Sanità: occupazione in caduta Tasse: chi guadagna di più contribuisca maggiormente al risanamento Via tutti i commissari nel 2012

PESCARA. Gianni Di Cesare ha 56 anni, è aquilano ed è segretario regionale della Cgil.
«Ho letto la lunga intervista rilasciata al Centro da Gianni Chiodi» , dice Di Cesare che accetta di affrontare i temi sollevati dal presidente della Regione in questa intervista.
Chiodi dice che vuole andare a parlare con Berlusconi per il Patto per lo sviluppo, solo dopo che il governo avrà sbloccato i 712 milioni dei fondi Fas: è d'accordo?
«Sulla questione del Patto abbiamo sempre tenuto insieme varie questioni: quella delle risorse straordinarie, come Fas e Masterplan, e quella delle risorse ordinarie del bilancio della Regione. Per quest'ultime, dopo le recenti notizie positive sulla sanità, dobbiamo vedere se c'è la possibilità di recuperare risorse da destinare a settori come l'edilizia e il sociale».
Sui fondi Fas cosa proponete?
«Chiediamo di aprire una discussione specifica con il governo alla luce anche del fatto che le altre Regioni hanno dato all'Abruzzo il 5 per cento di quanto spettava loro per interventi nell'area del cratere del terremoto. L'Abruzzo ha bisogno di ricostruire la sua città capoluogo: questo è un presupposto per chiedere alla presidenza del Consiglio di attivare subito queste risorse legate alla ricostruzione».
E per le infrastrutture previste nel Masterplan?
«Su questo punto vorremmo che la Regione chiedesse al governo di impegnarsi su alcune scelte infrastrutturali aggiuntive che aiutino la crescita e l'occupazione nell'edilizia».
Il risanamento procede a una velocità accettabile per voi oppure ci sono cose essenziali che la giunta regionale avrebbe potuto fare e, invece, non ha fatto?
«L'Abruzzo è una regione che, in questi anni, ha sprecato risorse e fatto ruberie. Fatta questa premessa, va detto che qui c'è una situazione molto particolare che andrebbe discussa con il governo».
Quale?
«Il bilancio regionale non garantisce l'attuazione del Titolo quinto della Costituzione. Le risorse a disposizione della Regione, circa 2 miliardi e 700 milioni di euro, consentono, a malapena, di intervenire nella sanità, nei trasporti e nella gestione amminstrativa ordinaria della Regione. Se a questo poi si aggiunge il peso del debito accumulato in precedenza, si capisce che non rimane più niente da spendere su quelle materie che, con la riforma del Titolo quinto, lo Stato ha trasferito alle Regioni».
Nell'ultima manovra che andrà in consiglio regionale martedì l'assessore al bilancio Carlo Masci ha chiesto ai suoi colleghi di limitare al massimo la spese: la Cgil vede un'alternativa a questa ricetta?
«E' evidente che bisogna lavorare molto sulle entrate, non solo sulla spesa. Per esempio, va riaperta la discussione sulla vendita di parte del patrimonio che era stata avviata nel 2007, nella precedente legislaTura, e che poi è rimasta ferma al palo».
Perché non se ne parla più?
«In parte, ma non solo, per una sorta di incomunicabilità fra le strutture regionali del patrimonio e del bilancio. C'è stata una sottovalutazione del problema. Ma adesso stiamo arrivando a un passo molto delicato e bisogna intervenire subito. Non c'è più tempo».
Sulle addizionali Irpef e Irap cosa chiedete: la semplice eliminazione?
«Nelle condizioni attuali, chiediamo alla Regione una rimodulazione in senso progressivo di quelle imposte: chi guadagna di più contribuisca di più al risanamento».
Nell'intervista al Centro Chiodi dice: la politica deve restare fuori dalla sanità. Lei concorda?
«Sulla sanità la prima cosa da fare, subito, è difendere i livelli essenziali di assistenza. Domani (oggi per chi legge ndr) con il sub-commissario Baraldi, affronteremo la questione delle piante organiche nella Sanità perché in Abruzzo ci sono situazioni ormai non più sopportabili. I livelli essenziali di assistenza non sono più garantiti. C'è una caduta libera dell'occupazione soprattutto nella sanità pubblica. Va stabilito subito quante persone occorrono per garantire ai cittadini abruzzesi il diritto costituzionale alla salute».
Per raggiungere questo obiettivo è opportuno che la politica faccia un passo indietro nella sanità?
«E' evidente che, per noi, la politica debba rimanere fuori dalla gestione della sanità. A proposito della moralità invocata da Chiodi nell'intervista, a noi preoccupa il modo in cui vengono fatti gli appalti nella sanità, e la gestione della spesa farmaceutica. In questa materia invochiamo trasparenza e legalità assolute».
Sulla crescita, quel poco di politica economica che la Regione può permettersi vi convince?
«Vedo da parte della Regione una certa resistenza a prendere atto del fatto che, nell'ultimo decennio, l'Abruzzo è stata, in Italia, l'ultima regione per aumento del pil, il prodotto interno lordo, e la prima per crescita del debito. Questi due dati vanno tenuti sempre presenti, altrimenti c'è il rischio di abbandonarsi a giudizi entusiastici, come è accaduto anche di recente, davanti ad alcuni indicatori macroeconomici positivi. Bisogna interrogarsi sul perché, negli ultimi dieci anni, ci sia stato quel crollo del pil nonostante una crescita abnorme della spesa».
La Cgil che lezione ne trae?
«La domanda che dobbiamo porci è questa: come può l'Abruzzo riprendere a crescere nel momento in cui non può più fare leva su un aumento della spesa pubblica?».
La risposta?
«La ricostruzione dell'Aquila e dei comuni del cratere può essere un volano importante della ripresa, ma va controllata perchè c'è il rischio che ne benefici un sistema molto più vasto in Italia e che per la nostra occupazione restino solo le briciole. Una cosa, però, vorrei che fosse chiara: dopo dieci anni non si ritorna a crescere automaticamente, quasi per incanto».
La crescita record nel Sud del pil abruzzese, segnalata dal rapporto Svimez, non tranquillizza affatto la Cgil?
«No. Basta guardare lo stato dell'occupazione. Dall'inizio della crisi globale, alla fine del 2008, l'Abruzzo ha perso 24 mila posti di lavoro. La stessa cassa integrazione sta peggiorando nella qualità mentre è aumentata quella in deroga passando, in un anno, da 3 milioni e 700 mila ore a 6 milioni di ore circa. Ciò significa che alla precarietà classica del lavoro si aggiunge una nuova precarietà, quella che impedisce alle persone di programmare la propria vita al di là dei tre mesi di tempo. Per questo diciamo che va ricostruito il benessere degli abruzzesi che oggi non c'è più o è messo fortemente in discussione. Per uscire da questa situazione assai compromessa occorre uno sforzo civile molto grande, uno sforzo di tutta la comunità».
Che cosa consiglia di fare al presidente Chiodi da qui al 2012?
«Di recuperare al più presto la questione democratica in questa regione. Sviluppo e democrazia sono due facce di una stessa medaglia. Il 2012, direi a Chiodi, deve essere l'anno della fine dei commissariamenti in Abruzzo».

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