ROMA - Umberto Bossi sabato da Salsomaggiore insisteva sulla redistribuzione territoriale dei ministeri. Anche a sud del Po, come quello dell'Agricoltura per il quale il Senatùr sceglieva Bologna. Oltretutto perché, diceva, «a Roma va tutto male, è tutto un po' marcio». La replica dalla Capitale non si è fatta attendere con il sindaco e il presidente della Provincia, Zingaretti. «Se la Lega non la pianta - ha detto Gianni Alemanno - può anche sfiduciare il governo, a noi non ce ne importa niente. Ora è il momento di essere intransigenti, perché per molto tempo siamo stati comprensivi e mediatori. Tante volte - ha aggiunto il sindaco - ho fatto tentativi di conciliazione con la Lega, come quello del pranzo davanti a Montecitorio dove ci hanno anche chiesto scusa. Ma adesso non c'è più tempo». Sottolineando l'urgenza di superare il momento difficile che l'Italia attraversa, Alemanno ha osservato che, «per fare questo non possiamo essere ostaggio dei continui ricatti della Lega». E quindi, «se la minaccia del Carroccio dovesse essere quella della sfiducia, bisogna avere il coraggio di andare a vedere il bluff».
La replica dei Lumbàrd al sindaco di Roma è venuta dall'onorevole Raffaele Volpi, da Pavia, che la butta sul personale: «Credo sia stato uno sbaglio candidare Alemanno a sindaco di Roma, non ne aveva voglia e lo dimostra ogni giorno cercandosi uno spazio sulla scena nazionale parlando sempre male della Lega. Evidentemente si sente un leader nazionale e il posto di primo cittadino gli sta stretto». Accennato all'elenco delle cose che il sindaco «potrebbe e dovrebbe fare per la sua città dove, purtroppo, anche molti cittadini di centrodestra si dichiarano ormai palesemente pentiti di aver votato uno che vuole occuparsi di tutto meno che dei problemi di Roma», Volpi rivolge poi un invito al neosegretario del Pdl Angelino Alfano. Quello cioè di un confronto con Alemanno «per spiegargli che a Roma il suo partito perde ogni giorno consensi per colpa di un politico mediocre e, peraltro, pessimo amministratore che fino ad ora ha collezionato pessime figure».
A dire la sua contro la serie di promesse sui trasferimenti dei ministeri, di cui Bossi non è l'unico protagonista, è anche il presidente della Provincia di Roma. «Ormai questo governo morente - osserva Nicola Zingaretti - promette l'apertura di nuove sedi ministeriali in tutto il Paese: Bologna, Napoli, Crotone e chi più ne ha più ne metta. Un fenomeno quello dello spostamento delle sedi dei ministeri a macchia di leopardo sconosciuto in tutto il resto del mondo. Gli italiani - aggiunge Zingaretti - si chiedono dove intende arrivare il governo Bossi-Berlusconi e soprattutto quanto costerà questa iniziativa utile solo ad accontentare i boss locali». Contro l'insistenza leghista per il decentramento dei ministeri è anche il senatore del Pdl Luigi D'Ambrosio Lettieri. Premesso che «perseverare nello stesso errore significa soltanto voler creare confusione e aggravare uno stato di disagio che il Paese non si può proprio permettere», Lettieri invita il Carroccio a non perseverare «nella sfida alle sacrosante parole del capo dello Stato Napolitano, il quale ha detto chiaramente che l'apertura di sedi ministeriali fuori da Roma capitale confligge con l'articolo 114 della Costituzione».