Il temuto licenziamento dei 148 dipendenti dell'Acms non ci sarà. Almeno per ora. Ma l'impressione è che si tratti soltanto di un provvedimento tampone mentre restano ancora nubi dense sul futuro dell'azienda e sulle prospettive di rientro nel «grande giro» del trasporto pubblico locale appena ridisegnato dalla Provincia che proprio due giorni fa ha annunciato il varo del progetto. Nel frattempo, proprio Corso Trieste è intervenuta nella vicenda propiziando un intervento da parte del ministero del Welfare che la prossima settimana dovrebbe ratificare l'intesa. La notizia è arrivata al termine di un incontro tenutosi ieri mattina nella sede della Provincia di Caserta, al quale hanno partecipato il presidente Domenico Zinzi, l'assessore provinciale ai trasporti e alle grandi opere Luigi Maffei, e alcuni rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, oltre a due dirigenti dell'Acms. È stato raggiunto un accordo sulla cassa integrazione in deroga per 6 mesi per i 148 lavoratori dell'azienda sottoposta ad amministrazione controllata per i quali l'azienda dei trasporti aveva avviato una procedura di mobilità, grazie all'impegno della stessa Provincia di Caserta, che ha dichiarato la propria disponibilità a istituire un fondo di sostegno finalizzato a tutto il settore dei trasporti del territorio, ovvero a tutte le aziende operanti in tale settore. Questo fondo prevede un contributo da erogare, la cui entità sarà definita in un prossimo incontro. In base a questo accordo, quindi, i sindacati sottoscriveranno una richiesta di cassa integrazione in deroga per sei mesi, integrata dall'indennità del fondo di sostegno della Provincia e, al tempo stesso, l'Acms si impegnerà a revocare la procedura di licenziamento, che avrebbe avuto i suoi effetti a partire dal prossimo 3 agosto. E proprio entro questa data ci sarà un incontro presso il ministero del Lavoro per ottenere l'autorizzazione ministeriale all'accesso allo strumento della cig in deroga. «Con questo accordo - ha spiegato Zinzi - la Provincia ha dimostrato di voler tutelare i lavoratori dell'Acms, azienda che resta un patrimonio del nostro territorio. Abbiamo sentito il dovere di compiere questo grande sforzo economico per salvaguardare, in un periodo di gravissima crisi occupazionale, il posto di lavoro di 148 dipendenti». Dunque uno spiraglio dopo le proteste dei giorni scorsi con i pullman fermi all'interno dei tre depositi di Marcianise, Carano e Piedimonte e i conseguenti disagi all'utenza. In base a uno studio effettuato dai sindacati sarebbero circa cento gli addetti che potrebbero chiudere a breve la loro esperienza lavorativa presso la società ricorrendo solo a strumenti di accompagnamento alla pensione, e ben 26 dipendenti avrebbero fatto già richiesta di esodo volontario. Altri 16 sono quelli che hanno già raggiunto i limiti per accedere alla pensione, altri 40 raggiungono nei prossimi mesi limiti di anzianità di servizio. In aggiunta ci sono 20 lavoratori che provengono dai trasferimenti disposti da UnicoCampania. Insomma, una situazione non facilmente gestibile dallo stesso commissario Giuseppe Fimmanò ma che, con un'intesa siglata al ministero del Welfare, potrebbe certamente agevolare la soluzione della vertenza.