Attualmente, per arrivare con il treno da Gela a Palermo ci vogliono non meno di 4 ore e, molto spesso, anche 5: sembra un fatto incredibile ai giorni nostri, ma è proprio così. E ciò perchè gli ormai pochissimi viaggiatori che si avventurano e che decidono di usare il mezzo ferroviario per spostarsi da Gela a Palermo devono fare un tour impensabile: devono infatti prendere il treno a Gela e scendere a Caltanissetta centrale, da qui poi devono prendere in piazza Roma un pullman che li porta a Caltanissetta Xirbi, dove risalgono su un altro treno che li accompagna sino a Roccapalumba-Alia, aspettando l'Agrigento-Palermo. Ma non è finita, perchè a Roccapalumba gli ormai stremati viaggiatori devono prendere un altro pullman per arrivare a Termini Imerese, dove possono prendere un altro treno che - finalmente - li porterà a Palermo. Una avventura all'incontrario aspetta coloro i quali da Palermo vogliono recarsi a Gela, che magari partono la mattina e già sanno che arriveranno non prima del pomeriggio. L'unica consolazione è sapere che i lavori di manutenzione che da quasi 20 giorni vengono effettuati nella galleria ubicata a Caltanissetta a poche decina di metri dalla stazione centrale (sotto la via Kennedy) da qui ad una decina di giorni dovrebbero essere completati, per cui si potrà arrivare da Gela a Caltanissetta Xirbi sempre in treno: tutte le altre tappe di questa moderna "via crucis" però anche per il futuro verranno confermate. «Sono cose non più da Terzo mondo» commentava ieri un viaggiatore che lavora a Palermo e vive a Gela dove ha la famiglia, e che ogni volta deve andare su e giù impiegando un'intera mattinata per coprire con il treno la distanza che separa Palermo da Gela e che è di circa 200 chilometri. «Sono costretto a prendere il treno - aggiunge l'operaio gelese - altrimenti ne farei volentieri a meno. Ma mi pare proprio che c'è una certa filosofia da parte dei responsabili di Ferrovie dello Stato, ed è quella di chiudere tutte le tratte possibili diseducando i viaggiatori e creando loro tutte le difficoltà possibili al fine di indurli a utilizzare mezzi di trasporti diversi da quelli ferroviari». Un sospetto che per Omar Scalia, responsabile del bar ubicato nell'edificio della stazione ferroviaria di piazza Roma, è quasi una certezza: «La stazione ferroviaria di Caltanissetta - dice sconsolato - sta chiudendo. Tutti stanno a guardare quello che sta accadendo senza intervenire. I viaggiatori intenzionati a prendere il treno ci sarebbero, solo che però vengono quasi invogliati a prendere i pullman ed a servirsi del trasporto gommato. Sino a qualche tempo fa si facevano i "treni speciali" che portavano i nisseni al mare, sino a Cefalù e a San Leone; adesso di tutto questo non c'è niente. Si fa in modo che la gente si disabitui al treno: prima c'erano gli studenti che arrivavano qui da Mussomeli, da Milena e da Valledolmo. Nel periodo scolastico il treno che parte dal Vallone nel mattino arriva qui sempre in ritardo, in maniera da far perdere la prima ora agli studenti pendolari, i quali a volte non trovano nemmeno la vettura che li riporta a casa alla fine delle lezioni». Omar Scalia è un fiume in piena mentre parla: «La stazione apre la mattina e viene chiusa - aggiunge - poco dopo le ore 20, rimanendo terra di nessuno dopo questo orario. Hanno praticamente abolito i treni a lunga percorrenza, per cui i 6 treni che da Agrigento arrivavano a Milano, a Roma e a Torino passando sempre dalla stazione di Caltanissetta, adesso non ci sono più. I viaggiatori preferiscono prendere il pullman nel capoluogo nisseno ed arrivare in pullman a Catania dove prendono il treno partito da Siracusa ed è diretto nelle città del nord. Il nostro bar va avanti perchè ha una clientela che viene dalla città: se la sua sopravvivenza dovesse dipendere dal numero dei viaggiatori a quest'ora sarebbe chiuso da tempo. Tra i "nuovi clienti" anche gli extracomunitari che arrivano da Pian del Lago, i quali sembrano gli unici ad avere i soldi in città ed ad avere l'intenzione di spenderli. Sino a qualche tempo fa hanno creato qualche problemino, ma adesso si vanno integrando sempre più e sono diventati dei clienti preziosissimi...». Ed in effetti il numero dei viaggiatori in partenza da Caltanissetta (ma anche quelli in arrivo) si è quasi azzerato: non è possibile sapere il numero esatto dei biglietti che durante tutta la giornata vengono richiesti alla stazione ferroviaria di Caltanissetta, ma pare che siano non più di dieci e comunque mai superiore (nei periodi scolastici, e cioè quando viaggiano gli studenti pendolari) ad una quarantina. Quasi agghiacciante anche il numero dei ferrovieri rimasti in servizio, che in tutta la provincia non dovrebbero superare i 200, dei quali una quarantina lavorano a Caltanissetta Centrale: un dato questo terribile e che la dice lunga sul traffico ferroviario esistente a Caltanissetta, specialmente se confrontato con quello del 1985, quando in servizio c'erano più di duemila ferrovieri. Poi - con il passar degli anni - sono state chiuse le officine (dove c'erano 60 operai), assieme al deposito locomotive (dove c'erano altri 200 macchinisti), all'area trasporto merci (dove lavorano 50 operai) e sono stati messi "a riposo" i dipendenti che si occupavano delle infrastrutture, degli impianti elettrici e della manutenzione della stazione di Caltanissetta. «Ora che non vengono più gli emigrati dall'estero - ricorda un vecchio ferroviere in pensione - la stazione sembra proprio un deserto ed è una cosa triste e desolante. Sembra che sia popolata di più la notte..., quando vi entrano persone che non hanno dove andare a dormire. Ma questo è un altro discorso. La realtà è che sono comunque sempre meno i treni in partenza da Caltanissetta, una trentina in tutto: ma li prendono persone che non hanno altre alternative al mezzo ferroviario. I treni infatti sono sempre meno competitivi e chi li utilizza, a volte davvero si perde di casa...».