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Pescara, 12/04/2026
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Data: 02/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Bonanni: «Adesso basta perdere tempo le infrastrutture più utili vanno sbloccate»

ROMA Bisogna fare presto perché la speculazione è in agguato dietro l'angolo; bisogna lavorare nell'interesse del Paese; bisogna evitare tutte le possibili strumentalizzazioni politiche. Raffaele Bonanni pone le tre condizioni politiche per il confronto che si apre giovedì.
Facile a dirsi però la realtà esige scelte immediate, magari dolorose e laceranti.
«Ora tutti - risponde il leader della Cisl - abbiamo finalmente capito che il festival delle chiacchiere è finito e che i soldi non ci sono perché siamo stati asciugati dal debito pubblico. Allora il tema del tavolo diventa come usare quei pochi soldi che abbiamo: pochi quelli statali, abbastanza quelli europei. Risorse che vanno utilizzate ed invece stiamo ancora discutendo della Tav in Val di Susa».
Non c'è il rischio, come è accaduto tante volte, che il tavolo partorisca l'ennesima cabina di regia o l'ennesimo patto che non portano a niente?
«No perché adesso quasi tutti siamo coscienti che con quelle poche risorse si devono realizzare almeno alcune opere. Ricordo che ci sono 10 miliardi di euro inutilizzati solo per le infrastrutture e l'energia. Parlo di rigassificatori e riconversioni delle centrali. Sono 10 miliardi accumulati da mille veti. Il problema è allora togliere quei fondi dalle grinfie di cinquanta poteri che non decidono mai niente».
Va be' non vogliamo che lei stili un elenco telefonico dei nomi di questi poteri, ma almeno dica chi rappresentano.
«Rappresentano i troppi livelli amministrativi ed istituzionali che hanno poteri concomitanti».
Possibile che sia tutta colpa della burocrazia?
«La burocrazia risente evidentemente del clima che c'è. Il fare non interessa a nessuno o a pochi, basta vedere l'esempio di certi amministratori o di certe popolazioni rispetto a molte opere pubbliche».
Qualche giorno fa, insieme a molte altre organizzazioni sindacali, bancarie e imprenditoriali avete firmato un patto per la crescita. Analogie con quello del '93?
«Guardi che la situazione di oggi è più grave che nel '93 perché alla condizione molto precaria dell'Italia corrispondono situazioni altrettanto precarie dell'Europa, del Giappone e degli Stati Uniti. Il nostro mondo di riferimento commerciale non è mai stato in una situazione così grave come quella che stiamo attraversando. E gli altri stanno come o peggio di noi. Io sono atterrito dall'atteggiamento della classe dirigente italiana che sta perdendo tempo».
Nel vostro documento si chiede discontinuità. Serve cioè un nuovo governo?
«Questo non sta alle forze sociali deciderlo ma al presidente della Repubblica a al Parlamento. Il termine discontinuità, in quel protocollo, si riferisce alle vicende economiche. Per quel che mi riguarda il governo deve darsi da fare, ma anche le altre forze politiche devono compartecipare alle decisioni perché c'è anche la necessità di dimostrare, a livello internazionale, che il nostro Paese è coeso e non dare, invece, l'idea di un'Italia litigiosa e rissosa che darebbe spazio alla speculazione».
Però anche il sindacato tutto deve dimostrare coesione o no?
«Non per niente la Cisl da anni sostiene che le relazioni industriali devono essere un fattore di spinta e non di freno. Poi ognuno si deve prendere le proprie responsabilità facendo magari un passo indietro per collegarsi con gli altri rispetto a un progetto nuovo e capace di sostenere l'Italia».

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