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Pescara, 12/04/2026
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02/08/2011
Il Messaggero
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Tangenti, nuovo file su Penati nel computer di un indagato. Milano, blitz degli inquirenti nello studio di un architetto
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MILANO Un flusso di denaro costante, esteso e multiforme. Costituito da bonifici, assegni e contanti. E i soldi destinati al "sistema Sesto" al vertice del quale, secondo i magistrati, ci sarebbe l'ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, non arrivavano solo dagli imprenditori Piero di Caterina e Giuseppe Pasini, ma da un'infinità di rivoli ai quali i pm stanno risalendo. A cominciare dal file intitolato «Documento finanziamento sig. Penati» trovato in uno dei computer dello studio dell'architetto Renato Sarno, indagato con un'altra ventina di persone nell'inchiesta della Procura di Monza su un presunto giro di tangenti per operazioni immobiliari sulle ex aree Falck e Marelli e per la gestione del Sitam. Il file identificato durante la perquisizione di dieci giorni fa negli uffici del professionista, assai quotato tanto da avere incarichi anche da don Verzè e dunque dal San Raffaele, è ora sul tavolo degli inquirenti, che stanno analizzando tutta la documentazione contabile incrociandola con le dichiarazioni degli imprenditori. Oggetto di esame sono anche le altre carte sequestrate negli uffici dell'architetto: tra queste «il libro giornale dal 2006 al 2010» e «i mastrini dal 2001 al 2010», oltre a una serie di cartelline colorate blu e azzurre alla voce «varia documentazione». Sarno è un architetto con ottimi incarichi, tra gli ultimi ricevuti c'è la progettazione delle Torri del parco nell'area Milano-Pace, realizzate dall'imprenditore Enzo Borrelli. Ma è anche molto legato a Penati dato che, come si evince dalle intercettazioni telefoniche, emergono contatti tra lui e il professionista, incaricato di seguire i lavori di ampliamento di un immobile della madre dell'esponente politico. Non solo. Secondo la Procura, Sarno risulta aver avuto nel 2008 un ruolo tecnico nella stesura del contratto preliminare di compravendita dell'immobile nell'ex area Falck tra Bruno Binasco, l'amministratore del gruppo Gavio a cui sarebbe legato, e Piero Di Caterina, l'imprenditore sestese che, sotto forma di una sorta di finta caparra, si sarebbe visto restituire, su mandato di Penati, circa due milioni di euro di presunte «dazioni di denaro» che, a suo dire, avrebbe consegnato nel corso di alcuni anni «in cambio di favori» all'ex sindaco di Sesto San Giovanni. Tra gli atti depositati dai pm monzesi sull'acquisto dell'immobile c'è l'assegno della caparra di due milioni di euro firmato da Norberto Moser, 75 anni e allora amministratore delegato di Codelfa, società sempre del gruppo Gavio. Moser nella seconda metà degli anni ?90 venne indagato, nel maggio del 1995 si costituì e finì poi sotto processo per un'inchiesta della Procura di Aosta battezzata «scandalo delle cooperative militari». I pm sono al lavoro sulla cospicua documentazione finanziaria, seguono le tracce dei conti esteri sparsi tra Lussemburgo e Svizzera, riavvolgono il filo delle decine di ricevute fornite da Di Caterina che portano a personaggi ancora da decrittare come «Antonella», «big Bruno» e «Giulia». Il libro mastro delle tangenti dell'imprenditore è accuratamente aggiornato, scritto a mano, corredato da estratti conto e cedolini. Una trentina di fogli che potrebbero mettere in imbarazzo altri politici. Per decifrarlo i magistrati si avvalgono di un nuovo collaboratore: Diego Cotti, ex genero di Pasini, che starebbe raccontando ai pm Franca Macchia e Walter Mapelli ulteriori dettagli sul presunto giro di mazzette. Si tratta di scambi di denaro mai troppo cospicui, tra i 2.000 e i 7.000 euro, a eccezione del miliardo di lire che Di Caterina ha catalogato nella colonna Penati/Vimercati. La Procura sta cercando di appurare se quei soldi siano arrivati effettivamente a Penati e soprattutto che fine abbiano poi fatto. Il sospetto è che oltre a essere stornati al partito di Sesto San Giovanni siano andati a finanziare anche le casse provinciali dei Ds.
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