Iscriviti OnLine
 

Pescara, 14/04/2026
Visitatore n. 753.119



Data: 03/08/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Tassa sul fumo, sì delle Regioni. La proposta al governo serve per scongiurare il ticket sulla sanità

ROMA. Si prospetta un'estate terribile per il portafoglio dei fumatori italiani. Dopo gli aumenti di 10 centesimi a pacchetto richiesti dalle principali multinazionali del tabacco (Philip Morris e Bat), ora si fa più concreta la possibilità di una stangata che dovrà sostituire il ticket sulla sanità.
I governatori delle Regioni proprio ieri si sono espressi per il sì al provvedimento che ora il governo dovrà valutare anche nella sua concretezza. Si ipotizza un aumento di 20-25 centesimi a pacchetto, ma i più pessimisti temono addirittura rincari che potrebbero andare dai due ai tre euro a pacchetto.
La proposta è stata avanzata da Umberto Bossi, che si è detto contrario al ticket sulla sanità, ma favorevole a recuperare denari per le casse dello Stato andando ad incidere sulle sigarette «il cui prezzo in Italia è il più basso d'Europa».
L'idea «è quella di Bossi - ha detto il governatore della Toscana Enrico Rossi - ma se uno fa una proposta giusta... Piuttosto che tassare con 10 euro tutta la popolazione non esente, con ticket maggiore anche per chi ha redditi di 20mila euro l'anno o per i precari, è meglio pensare ad una tassa sul tabacco». Se n'è parlato ieri durante la conferenza straordinaria dei presidenti delle Regioni, dove l'idea ha cominciato a prendere sostanza.
Un appoggio convinto arriva anche dal senatore e chirurgo del Pd Ignazio Marino, presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sull'efficacia ed efficienza del servizio sanitario nazionale. «Tassare il diritto alla salute degli italiani - ha detto - è stata un'idea fallimentare, oltre che ingiusta. E' arrivato il momento di dire un sì chiaro alla tassa sul fumo». Anche Vasco Errani si dice determinato a portare avanti la richiesta di tassazione del tabacco, per evitare l'introduzione del ticket. Il presidente della Regione Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni lo ha confermato al termine dell'incontro di ieri. «Confermiamo la nostra posizione e chiediamo che il governo dia una copertura al ticket - ha affermato - perché è inefficace e non risolve il problema del sistema sanitario nazionale. Già avevamo parlato di una copertura con la tassazione del fumo, che ci sembra una soluzione giusta e va a premiare comportamenti volti alla prevenzione». Oggi nuovo confronto fra Regioni e con il governo, dopo quello interlocutorio di ieri con i ministri Raffaele Fitto e Ferruccio Fazio.
Sulle barricate, invece, i tabaccai. «Sostituire i ticket sanitari con una tassa sul tabacco, non so se sia più demagogico o folle», ha detto il presidente nazionale Fit, Giovanni Risso. «Altro che sovvenzione per il sistema sanitario nazionale: il calo del gettito erariale dai tabacchi sarebbe tanto e tale che i ticket sanitari potrebbero addirittura dover aumentare. Un ritocco spropositato della fiscalità sul tabacco che si tradurrebbe in un aumento del prezzo al pubblico pari a 2 euro a pacchetto, sarebbe non solo la disfatta assoluta per i tabaccai ma anche un gravissimo danno alle casse dello Stato», posto, dice la Fit, che nei Paesi dove si è scelto l'aumento sconsiderato è dilagato il mercato nero.

Un mercato da 17 miliardi di euro all'anno




Il mercato del fumo in Italia vale circa 17 miliardi di euro ed è alimentato da 11,8 milioni di fumatori che accendono in media 13,6 sigarette a testa ogni giorno. Il ricchissimo giro d'affari non riguarda però soltanto le multinazionali che lavorano il tabacco e confezionano sigari e sigarette, ma anche lo Stato, definito spesso il «socio occulto» dei produttori. Sono infatti proprio le casse pubbliche quelle che guadagnano di più dal commercio del tabacco. In Italia lo stato trattiene il 58,5 per cento del costo di un pacchetto come accisa e un altro 17 per cento sotto forma di Iva. Il quarto restante se lo spartiscono i produttori e i rivenditori (56 mila in Italia): ai primi va il 14,5 per cento degli introiti, ai secondi il 10 per cento.
Le vendite illegali sono ritenute abbastanza contenute, se non altro rispetto ad altri Paesi europei (come la Germania, ad esempio), ma costituiscono comunque un fiorente commercio che vale intorno al 4 per cento dell'intero giro d'affari. Le stecche di contrabbando rendono 650 milioni all'anno e per le casse dello Stato significa una perdita di 485 milioni di euro all'anno. L'aumento che il governo sta prendendo in considerazione si aggiungerebbe a quello già chiesto e ottenuto in questi giorni dalle maggiori multinazionali del tabacco: prima la Philip Morris e ora anche la Bat hanno rincarato le loro marche di 10 centesimi a pacchetto.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it