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Data: 04/08/2011
Testata giornalistica: La Repubblica
Marchionne: "Sto con Napolitano. Al Paese serve leadership più forte. In altri Paesi sarebbe stato costretto a dimettersi immediatamente. Invece da noi non succede nulla"

L'ad Fiat negli Usa parla dei risultati ottenuti dal matrimonio tra Fiat e Chrysler. Una battuta su un suo possibile addio nel 2015. E poi: "E' arrivato il momento della coesione. Il Paese ha bisogno di credibilità"

"Sto con Giorgio Napolitano: è arrivato il momento della coesione. Non ci possiamo più permettere questa confusione. E' necessario avere una leadership più forte che ridia credibilità al Paese". Parla dei risultati ottenuti dal matrimonio tra Fiat e Chrysler ma anche della situazione dell'Italia Sergio Marchionne, al Car, il Center for Automotive Research, appuntamento annuale dell'industria automobilistica americana di Traverse City, nel Michigan. Scherza su un suo possibile addio nel 2015, o forse nel 2016, e di un successore da trovare all'interno della nuova squadra. Solo una battuta, sottolinea il portavoce del Lingotto. Mentre non scherza quando accenna al "grande problema di credibilità che ha l'Italia" e parla della necessità doi una leadership "in grado di recuperare la coesione" e si dice "daccordo con il capo dello Stato".

"Non tocca a me fare nomi - precisa Marchionne - non è il mio mestiere, ma il mondo non capisce la nostra confusione, non capisce cosa accade in Italia e tutto ciò ci danneggia moltissimo. C'è chi ha compiuto anche scorrettezze nella sua vita quotidiana. In altri Paesi sarebbe stato costretto a dimettersi immediatamente. Invece da noi non succede nulla".

Ma al centro dell'attenzione ci sono Fiat e Chrysler. "Partner ideali - sottolinea l'ad - perfetti per integrarsi". "Non c'è spazio tra Fiat e Chrysler per i nazionalismi o per cercare di essere padroni
l'uno dell'altro. Non è una fusione in un'entità omogenea - spiega - ma un mosaico in cui tutti i pezzi s'integrano alla perfezione e mantengono la loro identità". Il manager torna su un concetto a lui caro: "Negli Stati Uniti industria, governo, sindacati e istituzioni finanziarie hanno lavorato, insieme, fianco a fianco per fare molto di più che salvare semplicemente l'industria dell'auto". E' quel lavoro di squadra che in Italia manca. Negli Usa alla guida del sindacato c'è Bob King, che ha scelto "di lavorare con l'azienda per aumentare le vendite e di abbandonare la via giudiziaria, le querele e le denunce". In Italia è tutta un'altra cosa: "Ci sono sette sindacati e nessuno di loro è realmente rappresentativo. Se vogliamo un futuro dobbiamo lavorare insieme per il successo comune". Quindi annuncia che in autunno tornerà sulla questione della fuoriuscita dalla Confindustria.

Marchionne è orgoglioso del lavoro fatto in Usa: "Per Chrysler in particolare - sottolinea - la grande sfida è accelerare l'integrazione industriale con Fiat. Insieme, i nostri due gruppi saranno in grado di raggiungere la massa critica necessaria per competere su scala globale, con sei milioni di veicoli venduti entro il 2014". Ma già ora "è una barca forte, che può navigare tranquillamente anche in mezzo alla crisi americana, ancora per molto, moltissimo tempo". Cita Alice nel Paese delle Meraviglie e dice: "Abbiamo avuto il coraggio di sognare".

In Italia però le sue dichiarazioni non suscitano commenti benevoli. "Dice che non devono prevalere nazionalismi, ma in Italia il piatto piange. Sforzi e risorse sono concentrati in Usa", osserva il responsabile Auto della Fiom, Giorgio Airaudo. Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera, ricorda che "in Italia si aspettano con ansia gli investimenti promessi", mentre Stefano Saglia, sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico parla di "parole inqualificabili da parte di un manager che ha lasciato sulle spalle del governo uno stabilimento, Termini Imerese, e si appresta a lasciarne un altro, quello di Avellino della Irisbus". Sono questi i due fronti aperti sul piano sindacale.

E se per Termini Imerese il ministro Paolo Romani promette "una decisione definitiva" il 7 settembre, l'incontro al ministero sullo stabilimento Irisbus di Valle Ufita, in provincia di Avellino, si conclude per ora con un nulla di fatto: ci sarà un tavolo entro il 31 agosto. "La chiusura - sostiene il leader della Cgil, Susanna Camusso - sarebbe un dramma".

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