ROMA. Lascia l'inchiesta sugli appalti Enav deciso a difendersi dagli attacchi che hanno investito il suo ufficio e a denunciare le trame che alcuni indagati Fimeccanica avrebbero ordito a suoi danni. E' questa la presa di posizione del procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, da giorni sotto scacco per il pranzo avuto nel dicembre scorso con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il suo allora braccio destro Marco Milanese.
Capaldo ha annunciato di avere restituito la delega sull'indagine Enav (che riguarda la creazione di fondi neri tramite false fatturazioni e vede indagati, tra gli altri, il presidente di Finmeccanica Piefrancesco Guarguaglini e l'ad di Selex Marina Grossi) con una lettera al procuratore capo Giovanni Ferrara che «apprezzando il senso istituzionale di una scelta tesa ad allontanare dalla procura di Roma strumentalizzazioni inopportune», ha preso atto «con rammarico, di una decisione che non posso non condividere».
Ma rimettendo l'inchiesta nelle mani del capo, Capaldo ha anche messo nero su bianco una precisa accusa. Perché proprio con questo passo, scrive il magistrato, si realizza «quanto riferito in una telefonata intercettata il primo luglio 2010 tra Lorenzo Borgogni e Luigi Martini, entrambi indagati e rispettivamente capo relazioni esterne di Finmeccanica e presidente di Enav spa, perché sino a ora ha costituito per me l'unica ragione di voler mantenere la co-delega unitamente agli altri colleghi nel procedimento Enav. In quella telefonata, trasmessa alla procura di Perugia, Martini informava Borgogni che mi sarebbe arrivata una bastonata sui denti dalla Guardia di finanza per cui sarei stato costretto a rinunciare alla delega al processo».
La posizione di Capaldo è finita all'esame della prima commissione del Csm mentre un fascicolo sul caso è anche nelle mani del procuratore generale che potrebbe trasmette gli atti al Pg di Cassazione, titolare dell'azione disciplinare. Sin dal primo momento il magistrato si è difeso sostenendo di non sapere che a quel pranzo in casa di un amico avvocato ci sarebbe stato anche Milanese, all'epoca indagato a Napoli, ma non ancora a Roma.
Proprio la procura di Napoli, che indaga Milanese per associazione a delinquere, corruzione, violazione di segreti d'ufficio, ha proceduto ieri con l'apertura di due delle cinque cassette di sicurezza intestate al deputato del Pdl. Una conteneva pochi oggetti personali privi di valore commerciale, l'altra, compe sospettavano i pm, era stata vuotata.
Da Napoli novità anche sul caso di Alfonso Papa. Il deputato Pdl in carcere per l'inchiesta P4 non lascerà Poggioreale: il tribunale del Riesame non ha ravvisato vizi di forma nel decreto di citazione per l'udienza svoltasi ieri e dunque l'ordinanza rimane valida fino nuovo provvedimento.