Marcegaglia: agire subito. Bonanni: serve discontinuità
ROMA L'intesa politica c'è già: la crisi è grave e va affrontata senza scorciatoie. L'accordo tecnico arriverà entro settembre. Parola di Silvio Berlusconi. Al momento però sul tavolo ci sono solo due documenti, quello del governo (in otto punti) e quello delle parti sociali (in sei) che dovranno essere valutati, confrontati, unificati. Se possibile. In meno di sessanta giorni. Tempi assai ristretti, probabilmente anche esagerati, rispetto ad una situazione che non dovrebbe giustificare vacanze e magari sonni tranquilli. Confindustria, sindacati ed Abi avrebbero voluto organizzare una sorta di non stop negoziale, alla fine hanno accettato di mettere in piedi dei tavoli tecnici che dovrebbero facilitare l'elaborazione di un progetto condiviso e concreto di crescita. Insomma, dovrebbero, dar gambe a quel Patto per lo sviluppo che tutti, governo e parti sociali, vogliono realizzare. Per la prossima settimana è previsto un secondo incontro per verificare gli eventuali progressi del negoziato e stabilire le tappe successive del lavoro.
Il fattore tempo è la spina dorsale del test presentato dalle parti sociali. La necessità di interventi incisivi, ma soprattutto urgenti, è ritenuta la condizione sine qua non per uscire dal tunnel. Una sorta di ultima chiamata. «Siamo a un bivio, occorre un drastico programma per rilanciare la crescita. Un programma da attuare subito». Ieri sera, le stesse parti sociali, in un documento hanno preso atto «dell'immediata disponibilità del governo e dell'opposizione a confrontarsi» ed hanno ribadito «l'urgenza di attuare fin dai prossimi giorni i provvedimenti necessari per far rientrare le tensioni sui mercati finanziari». Un ultimatum.
Sei le priorità: pareggio di bilancio nel 2014, riduzione dei costi della politica, liberalizzazioni, investimenti, pubblica amministrazione, mercato del lavoro. Otto i punti proposti dal governo nel proprio documento. Analoghe le aree di intervento. L'obiettivo è arrivare a sintesi. Il Patto alla fine potrebbe attivare oltre 20 miliardi di euro, più della metà dei quali originati dai settori infrastrutture ed energia. Risparmi consistenti dovrebbero arrivare dalla riduzione dell'apparato pubblico, dall'abolizione delle province, dall'accorpamento dei comuni minori.
«I nostri punti sono stati condivisi dall'esecutivo - dice Emma Marcegaglia al termine del vertice di palazzo Chigi - vediamo cosa succede nei prossimi giorni. Il momento è grave e va affrontato con la massima determinazione senza cercare scuse e scappatoie». Ostenta ottimismo in conferenza stampa, il presidente del Consiglio: «Ho notato una concordia mai vista in tutti gli incontri a cui ho partecipato in 18 anni». Secondo il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, l'incontro ha rappresentato un segno di discontinuità rispetto al passato: «Ora abbiamo il dovere di trovare un accordo». Si aspettava un intervento immediato sui costi della politica, il segretario generale della Uil Luigi Angeletti: «Mentre sul resto delle proposte era complicato avere soluzioni immediate». «Mai come questa volta - sottolinea il numero uno dell'Ugl, Giovanni Centrella - il fronte imprese-sindacati è stato così unito». Critica Susanna Camusso della Cgil: «Il governo non ha assolutamente capito l'urgenza della situazione».