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Pescara, 14/04/2026
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Data: 05/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Crisi economica - Le opposizioni: no ai rinvii pronti a lavorare ad agosto. Bersani: il governo sottovaluta l'allarme. Casini: il premier si svegli

ROMA Le parti sociali chiamano, le opposizioni rispondono. Colgono l'attimo e si dichiarano pronte, prontissime, non solo a riaprire il Parlamento a Ferragosto, ma anche a votare misure straordinarie per l'economia. Anche se a proporle sarà il governo in carica, meglio se di concerto con le parti sociali, ma senza chiederne più le dimissioni. Almeno il Terzo Polo non lo fa, Di Pietro continua a dirlo, Bersani sfuma («Se resta Berlusconi, discuteremo con lui»). Le ricette per superare la tempesta divergono, tra Pd e Udc, ma Casini e Bersani provano a attenuare le differenze, che però restano in piedi. L'unità d'intenti (di massima), tra le forze d'opposizione si materializza nel corso del vertice che imprese, banche e sindacati hanno voluto tenere con loro a stretto giro dopo aver incontrato il governo.
Nel primo pomeriggio, e per circa due ore, Emma Marcegaglia per Confindustria, Giuseppe Mussari (Abi) e i tre leader sindacali di Cgil, Cisl e Uil Camusso, Bonanni e Angeletti incontrano i leader di Pd, Terzo Polo e Idv nella sala delle Colonne della Camera dei Deputati. L'idea l'avevano avuta Bersani e Casini: già una settimana fa hanno telefonato agli estensori del documento in cinque punti sulla crisi, chiedendo loro un incontro urgente. Poi la situazione è precipitata.
Il governo parla di settembre per un nuovo patto per la crescita, ma le parti sociali non ci stanno: vogliono risposte, e urgenti. «Non è consapevole della gravità del momento», sbottano alcuni dei leader e tutti si dicono «preoccupati, molto preoccupati». Della situazione e di un Berlusconi «che proprio non capisce». Quando poi, a riunione in corso, qualcuno legge l'agenzia con cui Berlusconi invita a investire nelle sue aziende per salvarsi dal crollo della Borsa, lo scoramento si diffonde, diventa palpabile.
E' allora che Bersani coglie la palla al balzo e, pur ribadendo la richiesta di una «discontinuità politica» e cioè delle dimissioni del premier, si dichiara disposto «a valutare quello che il governo farà e proporrà, pure subito».
Ecco perché Casini può quasi tirare le somme così: «Le parti sociali ci sono, l'opposizione c'è, il governo speriamo ci sia, ma serve che si dia una mossa, noi siamo pronti». Persino Di Pietro usa (dentro, ma non fuori, la riunione) toni soft: annuncia una contromanovra dell'Idv che prevede 70 miliardi di tagli in tre anni, a partire dai costi della politica, blandisce industriali e banchieri dicendo che «metà delle vostre proposte sono uguali alle nostre» e si dice pronto a votare provvedimenti urgenti per l'economia «anche subito, ad agosto, interrompendo le ferie».
Alla fine dell'incontro, mentre Di Pietro ribadisce alle telecamere la richiesta di sfratto al premier e Bersani usa toni patriottici, il Terzo Polo convoca una conferenza stampa per illustrare le sue proposte concrete. Lo fa Francesco Rutelli: inserire il pareggio di bilancio in Costituzione, insediare una commissione parlamentare bipartisan per la crescita e, soprattutto, anticipare gli effetti in termini di bilancio della manovra per il 2012-2013. Ed è qui, su questa proposta, che le strade di Pd e Terzo Polo si divaricano di nuovo: la Cgil, infatti, è contrarissima a tale misura, che giudica dai costi sociali elevatissimi e il Pd non può non tenerne conto.

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