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Pescara, 14/04/2026
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06/08/2011
Il Mattino
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Vertenza Irisbus, diktat al ministero: «Soluzione Di Risio, altrimenti si chiude» |
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Un finale annunciato, quello dell'Irisbus, già scritto. Il tavolo presso il Ministero dello sviluppo economico sul futuro dello stabilimento si chiude male, con un aut aut che mette a rischio il futuro del sito di valle Ufita: «O il Gruppo Di Risio o la cessazione dell'attività». E a Flumeri, sede della fabbrica di autobus, scoppia la rabbia dei settecento operai. C'è chi prova a occupare lo stabilimento, chi invoca la presenza dei parlamentari irpini (Ciriaco De Mita, nei giorni scorsi, ha affermato che sarebbe stato pronto a entrare nello stabilimento, in segno di protesta). La rabbia rientra ma non i propositi di manifestare, a partire da oggi, il pieno dissenso alla rottura della trattativa. Il Governo si era presentato al tavolo con poco o nulla in mano per provare a convincere il Lingotto a rivedere i propri piani. Ancora assente il titolare del dicastero dello sviluppo economico Paolo Romani, unico presente tra i ministri l'irpino Gianfranco Rotondi. I rappresentanti del Mise avevano proposto l'avvio di un percorso che prevede un vertice ai massimi livelli politico - istituzionali per definire le nuove ed eventuali prospettive del trasporto pubblico urbano. La Fiat, però, non è tornata indietro, confermando l'intenzione di disfarsi dell'unico stabilimento italiano impegnato nella produzione di autobus. Le perdite degli ultimi anni e l'assenza di programmazione sul trasporto pubblico locale in Italia hanno convinto l'Ad di Fiat industrial Alfredo Altavilla a ribadire quanto già annunciato nelle scorse settimane, sollecitando l'apertura di un tavolo con l'imprenditore molisano, unico interessato a subentrare in valle Ufita. Il colosso torinese avrebbe assicurato persino un valido sostegno nella gestione di eventuali esuberi. Il fronte di maestranze, amministratori e organizzazioni di categoria ha respinto in maniera ferma l'ipotesi Di Risio. A questo punto, il Lingotto espliciterà - nel dopo ferie - le modalità di chiusura dello stabilimento: tramite l'apertura della procedura di mobilità o l'avvio di un anno di cassa integrazione straordinaria per cessazione dell'attività. Le parti, però, sono impegnate per evitare di arrivare al punto di non ritorno. «Il Governo - ha evidenziato il Ministro Rotondi - è attento a quella che è non solo un'emergenza occupazionale, ma anche sociale. Vogliamo che la produzione di autobus resti in Irpinia, ma chiaramente dobbiamo fare i conti con la difficile situazione economica». Numerose le reazioni di sindacati ed esponenti politici all'esito del tavolo, cui hanno partecipato anche il governatore della Campania Stefano Caldoro e il suo vice Giuseppe De Mita. Critico il sindacato. «È andata male - afferma Bruno Vitali della Fim Cisl - non c'è accordo su nulla». «Gravissima rottura - aggiunge Salvatore Barone della Cgil - con un Governo totalmente inadempiente rispetto alla nostra richiesta di rifinanziamento del piano del trasporto pubblico e con la Fiat indisponibile a ricercare una soluzione». «La politica - dichiara Luigi Risi del Fismic - non dà risposte: la situazione è problematica». «È ancora peggio delle aspettative - chiosa Eros Panicali della Uilm - perché la politica continua ad essere latitante». Non si discosta dai colleghi il segretario generale della Ugl Giovanni Centrella. «C'è un pesante punto interrogativo - evidenzia - sul futuro dell'azienda. Resteremo al fianco dei lavoratori». Critiche con il Governo anche le opposizioni. «Siamo di fronte - dichiarano i senatori del Pd Enzo De Luca, Teresa Armato e Anna Maria Carloni - all'ennesima assenza del Ministro dello Sviluppo Economico e all'ennesimo flop di un Esecutivo che non ha volontà di rilanciare il settore». «Il Governo - aggiunge Francesco Barbato dell'Idv - ha condannato la Irisbus». I consiglieri regionali irpini. «Siamo preoccupati - afferma Sergio Nappi - per il destino delle maestranze». Di diverso tenore le parole di Ettore Zecchino che giudica «un segnale positivo e rilevante» l'intervento del presidente Caldoro che «ha annunciato che la seconda tranche dei fondi Fas sarà prioritariamente destinata alla soluzione della crisi Irisbus».
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