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Pescara, 14/04/2026
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Data: 06/08/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Sevel, lo strappo della Fiom. Il sì abruzzese sui tempi di lavoro preoccupa il segretario Landini

I NUOVI CONTRATTI Il sistema adottato ad Atessa potrebbe trasformarsi in un effetto domino sulle relazioni industriali

ATESSA. Si chiama Sevel l'ultima frontiera delle contrattazioni sindacali. Quasi una comunità satellite che impiega oltre 6mila operai dove in questi giorni covano i bacilli di una rivoluzione con possibile effetto domino nel panorama nazionale politico, sindacale e industriale. Questa rivoluzione si chiama Ergo Uas. Una nuova metrica del lavoro che ottimizza i tempi di prestazione e di rischio calando sui lavoratori un nuovo ritmo di lavoro. Quasi come un orologio, a scandire il tempo di movimenti, operazioni e sollevamenti arrivano schede e metriche.
Sistemi calcolati in base a complessi indici di valutazione, la linea di montaggio come un'orchestra. Un modo per abbattere i rischi, dicono in Fiat. Una pratica per aumentare i carichi di lavoro, ribatte la Fiom. Fino al caso Sevel. Perché parte proprio dalla Val di Sangro lo strappo con la linea nazionale del sindacato dei metalmeccanici. E non è uno strappo da poco visto che i responsabili regionale, Nicola Di Matteo e provinciale, Marco di Rocco, così come delegati e rsu Fiom, restano a bocche cucite fino al prossimo incontro, il 27 agosto, con la direzione nazionale. Il segretario nazionale Maurizio Landini è preoccupato. Teme che Fiat possa creare figli e figliastri nel sindacato, frammentarlo per renderlo più debole e mettere gli stabilimenti l'uno contro l'altro come i capponi di Renzo Tramaglino. La Fiom ha detto no alla Ergo Uas sia a Torino che a Melfi. Perché dice sì ad Atessa? La risposta è complessa così come il panorama che si sta velocemente delineando in questi giorni. A partire dallo stesso ad Fiat, Sergio Marchionne, che si è smarcato dalle posizioni del governo Berlusconi, per rifugiarsi in una leadership più cauta e concreta alla Giorgio Napolitano. Così se il panorama politico cambia, lo farà anche l'industria e, di traino, i sindacati. Sevel è attualmente l'unica «banca» della Fiat. Si produce. La crisi l'ha sfiorata con una spallata, non abbattuta, senza erodere del tutto il potere contrattuale. E allora sì alla Ergo Uas, no alla riduzione delle pause, che di fatto in Sevel rimangono di 40 minuti e non di 30, come accade in altri stabilimenti del gruppo Fiat. Poi c'è il fattore lavoro: 150 assunzioni a tempo indeterminato e la proroga di 120 interinali. Dev'essere stato questo stato di cose a convincere la Fiom abruzzese a determinare lo strappo dalla linea nazionale. Di cui dovrà invece rendere conto a breve. E si percepisce la tensione anche nelle fasce più estreme della sinistra che nei blog di settore già titolano «Atessa, provincia di Pomigliano». Per il momento, gli operai hanno invece incassato il nuovo patto sindacale unitario. E' la Sevel l'ultima frontiera della contrattazione. Se le linee di montaggio girano ancora vorticosamente azienda e sindacato avranno ancora un ruolo importante, e le tute blu lo sanno.

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