L'AQUILA. Sindacati e Confindustria sono tornati a sollecitare l'istituzione di una tavolo governativo per definire gli strumenti da mettere a disposizione per il rilancio economico del territorio messo in ginocchio dal terremoto. E lo hanno fatto attraverso una lettera inviata, tra gli altri, al ministro del lavoro Maurizio Sacconi, al direttore generale dell'Inps Mauro Nori e ai gruppi parlamentari.
«A seguito dell'evento sismico, nella provincia dell'Aquila le aziende hanno fatto ricorso ad ammortizzatori sociali di natura ordinaria, ad eccezione della cassa in deroga per quelle che non avevano la possibilità di utilizzare lo strumento della Cassa integrazione. Tale situazione, che non ha previsto strumenti straordinari» si legge nella lettera firmata dai segretari di Cgil, Cisl e Uil e da Confindustria «ha creato una ulteriore difficoltà al tessuto produttivo della nostra provincia. Infatti, quando la crisi mondiale, già presistente, si è intensificata nell'ottobre del 2009, le aziende della provincia aquilana avevano già consumato parte degli strumenti ordinari e hanno dovuto attingere a strumenti straordinari. Questa condizione ha creato un serio svantaggio rispetto alle altre aziende del territorio nazionale che hanno potuto gestire la prima fase della crisi con i soli strumenti ordinari».
Quanto su descritto, secondo Cgil, Cisl, Uil e Confindustria «ha contribuito a peggiorare uno stato di crisi del sistema industriale della nostra provincia che, già prima del terremoto del sei aprile 2009, aveva subito seri processi di ristrutturazione e procedure concorsuali che hanno visto la fuoriuscita di molti lavoratori».
«In molti casi» hanno aggiunto i promotori dell'iniziativa «è stato possibile raggiungere accordi che hanno previsto l'utilizzo dei processi di mobilità al fine di permettere ai lavoratori di raggiungere i requisiti pensionistici. Alcuni di questi accordi, come ad esempio quello della Finmek, hanno fatto riferimento a leggi che prevedevano l'aggancio alla pensione. Tali percorsi, che sembravano definiti, attualmente vedono una rivisitazione in peggio delle finestre per l' aggancio alla pensione. La significativa modifica delle finestre pensionistiche ha messo i suddetti lavoratori in condizione di non percepire alcun trattamento economico in attesa di agganciare realmente la pensione. Una vicenda che si inserisce in una situazione che vede la provincia dell'Aquila in controtendenza rispetto all'Italia e all'Abruzzo in merito alla Cassa integrazione. Infatti, mentre in Italia e in Abruzzo l'utilizzo della Cassa Integrazione vede un calo rispettivamente del 20% e del 7%, la nostra provincia segna un aumento dello strumento di circa il 16%, con un'impennata della cassa integrazione straordinaria e una diminuzione delle ore di Cassa ordinaria in quanto già esaurita. Questa situazione comporterebbe un ulteriore peggioramento del tessuto economico provinciale anche a seguito delle suddette modifiche alle norme pensionistiche».
«Ragioni per le quali» hanno affermato ancora le organizzazioni sindacali e Confindustria «è opportuno prevedere che nella deroga alle nuove finestre rientrino tutti i lavoratori del comprensorio provinciale oggetto di processi di mobilità definiti per accordo sindacale. Con l'occasione, facciamo presente che tutte le forze sociali e produttive del territorio, a seguito del dramma del sisma del 6 aprile 2009, che ha determinato un ulteriore pesante aggravamento dell'economia, hanno da diversi mesi chiesto alla Regione Abruzzo e al Governo nazionale interventi mirati e straordinari a sostegno del tessuto economico. Il tutto con l'obiettivo di determinare le condizioni per una ripresa delle attività economiche e produttive».
Da qui la richiesta urgente e non più rinviabile, secondo i firmatari della lettera «di dar vita a un tavolo governativo per definire gli strumenti da mettere a disposizione del nostro territorio».