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Pescara, 14/04/2026
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Data: 07/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il pressing di imprese e banche: subito le liberalizzazioni. Sul mercato del lavoro rivendicata l'autonomia di aziende e sindacati

Documento comune di Confindustria e di tutte le sigle imprenditoriali

ROMA - Da una parte c'è l'apprezzamento del fatto che «il governo ha preso atto della serietà della situazione sui mercati finanziari». Dall'altro c'è la preoccupazione che comunque non si proceda con la dovuta fretta e urgenza sulle misure che possono dare il segno di una svolta, a cominciare da liberalizzazioni, privatizzazioni, semplificazione della pubblica amministrazione e tagli ai costi della politica. Anzi peggio. Che in un momento in cui tutto il Paese deve essere coeso, si voglia forzare su una strada che invece porta alla divisione. Come quella di una riforma ora del mercato del lavoro, una riforma non concordata con tutte le parti sociali, magari non condivisa in alcuni punti.
Ed ecco che tutte le associazioni datoriali, capitanate da Confindustria e Abi (gli altri firmatari sono Alleanza cooperative, Ania, Claai, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confindustria e Reteimprese) hanno di nuovo preso carta e penna per rimarcare le loro priorità in questa situazione di emergenza. Un documento a metà tra il pressing e il monito. Un documento nel quale non sfugge il timore che ancora una volta si perda l'occasione per dare una sterzata all'economia. E nel quale si avverte: «In materia di lavoro deve essere riconosciuto il ruolo degli attori sociali».
Insomma, niente accelerazioni per legge. E comunque niente leggi su questa materia senza confronto. Considerando che secondo alcune indiscrezioni al ministero del Lavoro era pronta una bozza per l'introduzione dello Statuto dei Lavori e una legge per recepire «erga omnes» l'accordo interconfederale di fine giugno, la presa di posizione delle imprese sembra uno stop, o comunque un invito alla cautela. Anche per evitare nuovi strappi con la Cgil di Susanna Camusso, con la quale faticosamente gli altri sindacati e la Confindustria sono riusciti a ritrovare recentemente un filo per ricucire i rapporti tesissimi degli ultimi anni. Tant'è che ieri la Cgil tuonava: «Il principio fondante lo Statuto dei Lavori è assolutamente inaccettabile e ideologico».
Per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, invece non c'è nessuna frenata da parte delle imprese: hanno confermato «la loro piena disponibilità al confronto» così come «i sindacati riformisti». Mercoledì pomeriggio sono tutti convocati per il «tavolo negoziale» al Ministero.
La speranza dei firmatari a questo punto è che a quel tavolo si possa parlare anche d'altro. Delle misure in tema di assistenza, ad esempio, che sono di pertinenza del ministero del Lavoro, quali le pensioni di invalidità, gli assegni al minimo. Nel comunicato le imprese poi si dicono «pronte a confrontarsi con l'esecutivo sulle misure che verranno proposte in materia di fiscalità per anticipare il pareggio di bilancio al 2013». Ma su questo per ora non ci sono convocazioni.
In attesa le imprese sottolineano ancora una volta le loro priorità. «Apprezziamo l'impegno a sottoporre subito le misure al Parlamento e a costituzionalizzare l'obbligo del pareggio di bilancio». Non c'è alcun bisogno invece di scomodare la Costituzione «per procedere alle liberalizzazioni e a quelle semplificazione della pubblica amministrazione che possono ridurre gli oneri su imprese e cittadini e dare più spazio alla libera attività imprenditoriale e al mercato». In realtà nel comunicato si definisce «in sè positiva», la modifica dell'articolo 41 della Costituzione, ma evidentemente si ritiene superflua. Tra le cose da fare subito secondo le imprese c'è «l'anticipo dei tagli ai costi della politica: sarà altrimenti molto difficile chiedere sacrifici al Paese».

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