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Data: 07/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Crisi e manovra - Pensioni e ministeri ecco i tagli in arrivo. Necessario reperire 20 miliardi entro il 2013

ROMA Potrebbe non bastare la delega assistenza-fisco, per raggiungere l'obiettivo di anticipare al 2013 il pareggio di bilancio. Perché per quanto si voglia agire col bisturi, tagliando là dove ci sono sprechi e sovrapposizioni, riordinando criteri e rendendo sempre più severi i controlli, non sarà facile reperire 20 miliardi con un anno d'anticipo. E così, oltre alla riforma del Welfare assistenziale, oltre a quella sulle agevolazioni fiscali, si starebbe valutando se accelerare anche il pensionamento delle donne a 65 anni. E se rimettere mano alle pensioni di anzianità sulle quali la manovra 2011-2012 è da poco intervenuta. È chiaro che per toccare le pensioni, occorrerà un coinvolgimento delle parti sociali. Ma è anche vero che, dopo l'annuncio dato da Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi sulla volontà del governo di stringere i tempi, varie ipotesi sono attualmente sul tappeto. Anche sui ministeri si potrebbero rastrellare altri 5 miliardi.
Se ne parlerà in prima battuta, mercoledì al ministero del Lavoro. E giovedì sono attesi i provvedimenti in Parlamento. Il ministro Maurizio Sacconi ha convocato le parti sociali per presentare la delega sullo Statuto dei Lavori con il quale intende rimettere mano allo Statuto dei lavoratori degli anni '70. Ma nel pacchetto, Sacconi presenterà anche una norma che estenderà erga omnes gli effetti dell'acordo interconfederale sottoscritto da Confindustria, Cisl, Uil e sottoscritto anche dalla Cgil.
Il pareggio. Per anticipare il pareggio di bilancio dal 2014 al 2013 servono 20 miliardi di tagli aggiuntivi, quelli della delega assistenza-fisco. La manovra aveva stabilito che 4 fossero caricati sul 2013 e il resto sul 2014. Ora si anticipa tutto di un anno, scaricando il maggior onere sul 2013. Uno scalino forse troppo alto da salire tanto che si starebbe valutando di inasprire l'intervento sul 2012. Il prossimo anno il taglio potrebbe così salire a 25-30 miliardi, invece dei 5,5 finora previsti.
Assistenza. Da qui partirà la razionalizzazione, cominciando dai falsi invalidi e dall'assegno di accompagnamento che, finora non è legato ad alcun limite di reddito. La delega prevede di rivedere l'Ise (Indice di situazione economica equivalente) che diventerebbe più ampio inglobando reddito, patrimonio, consumi, composizione del nucleo familiare, sul modello adottato in Trentino. E poi intervenire sui criteri di assegnazione. Per la reversibilità delle pensioni si pensa invece di individuare dei limiti di età (per esempio almeno 45 anni per il coniuge sopravvissuto) oppure di legare il beneficio all'aspettativa di vita (quindi, assegno più sottile in funzione dell'età).
Fisco. La rimodulazione delle aliquote fiscali da 5 a 3 (20%, 30% e 40%) è già decisa, bisognerà stabilire come realizzarla. Le risorse dovrebbero arrivare dai risparmi sull'assistenza. O, se non si riuscirà a varare la delega, dalla norma-tagliola che prevede una riduzione forfettaria del 5% per il 2013 e del 20% a partire dal 2014 sulle agevolazioni fiscali, tagli da anticipare di un anno. Un tesoretto di 160 miliardi che riguarda 485 voci tra detrazioni, deduzioni, beneficio per figli, regimi agevolati e che ora dovrà essere anticipato di un anno. In soldoni, anticipando di un anno, potrebbero essere tagliati 8 miliardi nel 2012 e 32 nel 2013.
Pensioni. Tecnicamente, non tutti ritengono che sull'invalidità e l'assistenza sia concretamente possibile rastrellare 20 miliardi. Giuliano Cazzola, esperto di welfare del Pdl, ne è convinto e afferma che «non ci si possono aspettare miracoli». Per questo, starebbe tornando in ballo, l'ipotesi di anticipare l'andata in pensione delle donne a 65. Al momento è previsto che l'età salga progressivamente dal 2020 fino a raggiungere i 65 nel 2032. Accelerando i tempi, osserva Cazzola, arriverebbe un miliardo l'anno. L'altro serbatorio sono le pensioni di anzianità.
Ministeri. Sono già al centro delle manovre 2009-10 e 2011-12. Ma potrebbero dover anticipare 5 miliardi di risparmi attraverso una clausola di salvaguardia che rimette in gioco alcuni accantonamenti standard.

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