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Pescara, 14/04/2026
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Data: 08/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Crisi e manovra - Crisi, Palazzo Chigi studia un decreto su pensioni e Iva. Sacconi: non sarà difficile l'intesa con le parti sociali

ROMA Gli sherpa sono al lavoro. Si cerca di raschiare il barile per dare la sterzata ai conti pubblici che i partner europei ci sollecitano. Un pressing rinnovato ieri e al centro di costanti contatti telefonici tra Nikolas Sarkozy, Angela Merkel e il premier Berlusconi, a villa Certosa, in vista dell'apertura dei mercati dopo il week end. Anche la Bce tiene alta l'attenzione. L'impegno politico chiesto dalla Banca centrale europea all'Italia, ha detto ieri il ministro del Lavoro Sacconi «consiste nell'accelerazione di un percorso che avevamo già disegnato, rivolto a consolidare ancora di più la stabilità, portando al 2013 l'obiettivo di pareggio di bilancio e allo stesso tempo sostenendo la crescita, cosa che vogliamo realizzare insieme alle parti sociali».
Per anticipare d'un anno il pareggio, riportando il rapporto deficit/Pil entro la soglia dello 0,2-0,3% nel 2013 anziché nel 2014 (oggi, siamo al 3,9%), servono 20 miliardi con un anno d'anticipo: presumibilmente 4 miliardi nel 2012 e il resto nel 2013. Ma la riforma del Welfare assistenziale è difficile che riesca, da sola, a raggiungere l'obiettivo. In molti ne dubitano. Per questo si sta ragionando a tutto tondo su interventi che difficilmente potranno risparmiare le pensioni d'anzianità, l'accelerazione dell'età di vecchiaia a 65 anni per le donne, l'anticipo del sistema automatico che allunga l'età previdenziale (per tutti: uomini, donne, anzianità e vecchiaia) in rapporto all'allungamento della vita media. Tutte misure che sono al vaglio dell'Europa. E che potrebbero confluire, si afferma all'interno della maggioranza, in un nuovo decreto che dovrebbe indicare come distribuire su tre anni, e non più su quattro, i 48 miliardi di correzione necessaria. Oltre, naturalmente, a usare il bisturi tagliando sprechi e sovrapposizioni con il riordino dei criteri per l'invalidità e la reversibilità, la revisione dell'Ise (l'indicatore di situazione economica) con la legge delega già presentata. Nel giro d'orizzonte a tutto tondo, non si esclude nemmeno una nuova stagione di privatizzazioni e l'aumento dell'Iva su beni voluttuari e di lusso. Il tempo, per definire il pacchetto, è comunque strettissimo e su tutto ha preso la supervisione palazzo Chigi che dovrà confermare per mercoledì la convocazione delle forze sociali annunciata dal ministro Sacconi e la probabile convocazione del Consiglio dei ministri. Giovedì Giulio Tremonti presenterà a sua volta i provvedimenti alle commissioni di Camera e senato.
Assistenza. È la base da cui si partirà. Saranno sicuramente aumentati i controlli sulle pensioni di invalidità. Ma già ora l'Inps ha intensificato le verifiche portandole a 150-200 mila l'anno; ciò ha determinato la revoca del 17% delle pensioni controllate. Certamente si potrà ulteriormente intensificare l'attività di verifica ma è difficile che si possano recuperare alti margini. L'altra leva riguarda l'innalzamento dei criteri per ottenere l'assegno, portando per esempio dal 36 al 42% il grado di invalidità necessario per ottenere il beneficio ma ciò escluderebbe, lo si è visto con la precedente manovra, infermità importanti. Infine, l'intenzione è di inserire un tetto di reddito per l'accompagnamento, argomento come si sa, da maneggiare con cura. «Con queste misure afferma Giuliano Cazzola, esperto di welfare del Pdl si arriverebbe al massimo ad 1 miliardo di maggiori efficienze». Altra possibilità, l'intervento sulle pensioni di reversibilità: o con l'introduzione di un requisito anagrafico minimo (almeno 45 anni in Francia per il coniuge sopravvissuto) o legando il beneficio all'aspettativa di vita (quindi assegno più sottile in funzione dell'età).
Pensioni. Nel mirino ci sono le pensioni d'anzianità. A parte l'anno aggiuntivo per le finestre d'uscita, oggi siamo a quota 96 con un minimo di 59 anni, nel 2013 si arriverà a 97 con un minimo di 61 anni. Non si esclude un blocco o, comunque, un innalzamento dei requisiti. C'è poi l'aumento dell'età di vecchiaia per le donne a 65 anni, obiettivo da reggiungere tra il 2020 e il 2032. «Se si intervenisse alzando l'età di una anno ogni due a partire dal 2012 afferma Cazzola si risparmierebbe 1 miliardo l'anno». Infine, potrebbe essere anticipato dal 2013 al 2012 il meccanismo automatico che aggancia l'età per la pensione di vecchiaia all'allungamento della vita media.

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