ROMA Domani nuovo tavolo a palazzo Chigi. Otto le proposte del governo, sei quelle contenute nel documento unitario sindacati-imprenditori-banchieri. Obiettivo, trovare una sintesi entro settembre. Non sarà facile in quanto la «triade», al di là delle apparenze, non è così monolitica. Ad accrescere la tensione anche l'annuncio, da parte dell'esecutivo, di voler procedere alla rapida riforma dello Statuto dei lavoratori che dovrebbe trasformarsi in Statuto dei lavori. Cisl, Uil, Ugl sono pronte a discutere; la Cgil ha già bocciato come «ideologica ed inaccettabile» la bozza presentata da Sacconi lo scorso 11 novembre. Spinge per la riforma la Confindustria di Emma Marcegaglia. Su molti temi di confronto i sindacati mantengono le stesse posizioni: Cisl, Uil, Ugl da una parte; Cgil dall'altra. Un assetto che potrebbe mettere a rischio la costruzione di un percorso comune e, dunque, del Patto entro settembre.
Il governo, innanzi tutto. Per Susanna Camusso non è - se mai lo sia stato - all'altezza del compito: «Non ha capito la gravità della situazione, prima se ne va e meglio è, la manovra è devastante». Secondo Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti l'operato dell'esecutivo è certamente insufficiente perché sbagliato in alcune scelte ed intempestivo in altre, però i leader di Cisl e Uil non si sono mai spinti a chiedere il licenziamento di Berlusconi e Tremonti.
Altro motivo di frizione, comunque difficilmente conciliabile, la patrimoniale che Camusso vorrebbe per reperire risorse, ma che non è neppure presa in considerazione dagli altri colleghi del sindacato. I quali, invece, sollecitano da sempre il governo ad imbracciare la scure per tagliare enti inutili e costosi che semmai hanno la sola funzione di perpetuare situazioni di privilegio e ritardare l'utilizzo degli investimenti. Non sembra, invece, così sensibile alla cancellazione di una parte dell'apparato statale la Cgil anche se chiede una riduzione della spesa pubblica. Pure sul tema del mercato del lavoro le divisioni sono ancora marcate. Emblematica la vicenda Fiat con Cisl, Uil, Ugl e Fismic pronte ad appoggiare il modello Marchionne e la Fiom sulle barricate.
Tutto il sindacato è, invece, coeso nel difendere l'attuale assetto delle pensioni e gli organici del pubblico impiego. Al massimo si spinge alla possibilità di discutere di ritocchi alla previdenza e di razionalizzazione della pubblica amministrazione. Perché non intenda andare oltre è intuibile. Confindustria, a sua volta, dovrà cercare di individuare una sintesi che sulla carta non sembra a portata di mano. Vuole un nuovo intervento sulla previdenza. Chiede un drastico taglio della spesa pubblica, cioè welfare, pensioni, apparato statale. Spinge per un mercato del lavoro ancora più flessibile per venire incontro alle esigenze di Fiat (oggi) e dell'industria in generale (domani). Insiste perché quel Moloch che si chiama burocrazia non continui a pretendere sacrifici non più sostenibili.