Ci ha pensato un po' su, poi ha deciso di dimettersi: a tredici giorni dall'arresto Franco Ranghelli ha inviato ieri la lettera ufficiale al Comune nella quale comunicava la propria scelta. L'ex sindaco avrà tempo venti giorni per confermare le dimissioni oppure ritirarle, quindi il 28 agosto Spoltore saprà se arriverà il commissario prefettizio o se, invece, si andrà avanti con l'attuale Giunta di centrosinistra. In entrambi i casi, le nuove elezioni non si terranno prima del maggio 2012, cioè alla scadenza naturale della consiliatura iniziata quattro anni fa. Ieri sera si è tenuto un Consiglio comunale speciale: si doveva esaminare l'evolversi della situazione politica, ma il fatto nuovo delle dimissioni di Ranghelli ha stravolto la discussione in aula. Con l'opposizione che è tornata a chiedere a gran voce un passo indietro alla Giunta, così come era accaduto dieci giorni fa durante una burrascosa seduta dell'assise civica, svoltasi appena dopo l'esplosione della "Cabina di regia", il nome tecnico dato dalla Procura all'inchiesta che aveva portato il 26 luglio agli arresti dello stesso Ranghelli, di Marino Roselli e di Luciano Vernamonte, passo indietro che la Giunta, fino a prova contraria, non ha alcuna intenzione di fare. A gestire da due settimane la fase di transizione è il vicesindaco Luciano D'Incecco, il quale sottolinea che «l'attività del Consiglio non subirà contraccolpi perché sono già stati approvati gli atti più importanti come il bilancio di previsione 2011 e il bilancio consuntivo». Senza entrare nel merito dell'inchiesta, D'Incecco non scarta l'ipotesi di una svolta positiva: «Guardi, come vice sindaco ho firmato tutti gli atti oggetto dell'indagine della Magistratura e le posso dire che se avessi riscontrato anche una minima irregolarità mi sarei ben guardato dal sottoscriverli». Sembra la classica difesa d'ufficio: «Ma non lo è - ribatte - e comunque aspettiamo il 28 agosto, in questo momento non ha senso fare previsioni». Tutto è possibile, insomma, di certo a Spoltore escludono che si possa ripetere il caso-Pescara con D'Alfonso che ritirò le dimissioni nell'ultimo giorno utile presentando contestualmente un certificato medico che parlava di «impedimento causato da malattia ingravescente e permanente», un diabolico machiavello che tenne in vita la Giunta di centrosinistra fino alle nuove elezioni.