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Pescara, 14/04/2026
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Data: 09/08/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Le dimissioni di Ranghelli - In consiglio esplode la rabbia dei cittadini. La protesta in aula: «Dimettetevi tutti». E arrivano i carabinieri

SPOLTORE. Con 16 presenti e cinque assenti, il consiglio di Spoltore dedicato agli arresti eccellenti si apre poco dopo le 19 di ieri in una sala consiliare gremita di cittadini e si chiude con l'arrivo dei carabinieri. È caldo l'argomento all'ordine del giorno, reso incandescente dalle dimissioni del sindaco Franco Ranghelli di poche ore prima: il sindaco, indagato nell'inchiesta su presunte tangenti nell'urbanistica e aggiudicazione degli appalti, aveva mandato alle 12,20 la lettera di dimissioni al presidente del consiglio Valerio Spadaccini e al vicesindaco Luciano D'Incecco.
Il primo a prendere la parola è il consigliere d'opposizione Enio Rosini, ex sfidante di Ranghelli: chiede che venga letta all'assemblea l'ordinanza emessa dal gip Gianluca Sarandrea e che il provvedimento venga recitato, come un monologo, in ogni capo di imputazione. Una lettura lunga quella delle prime nove pagine delle 107 dell'ordinanza: da un lato consiglieri di maggioranza e opposizione attenti, dall'altro cittadini arrabbiati. Ed è proprio al termine della lettura che si apre uno striscione: «Dimissioni ora». E la voce dei residenti che invocano le dimissioni dei consiglieri. Solo in questo caso, infatti, la fine dell'amministrazione sarebbe immediata; in caso contrario, Ranghelli avrà 20 giorni di tempo per decidere se tornare sui suoi passi o no. Il clima si scalda, Spadaccini invita le forze dell'ordine a intervenire e i carabinieri entrano in aula, ma la protesta non si ferma, e iniziano a campeggiare cartelli con scritte «Indignati, non intontiti» e magliette con il messaggio «Residenti a Spoltore ma non intontiti» parafrasando l'intercettazione di Marino Roselli nella quale, parlando di edilizia, dice «bene o male a Spoltore sono tutti intontiti». A contorno, urla di «vergogna, andate a casa».
Il consigliere di opposizione Massimo Di Felice ribadisce la necessità del consiglio di dimettersi «per fare immediata pulizia». Chiede dimissioni anche Luciano Di Lorito. Il primo a rispondere della maggioranza è il consigliere indagato Ernesto Partenza: «Non ho rammarichi, sono una persona che ha lasciato il segno, la mia coscienza è a posto».

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