PESCARA - Iniettare presto nel sistema-Abruzzo tutte le risorse, quelle disponibili del pacchetto europeo e quelle da sbloccare dei Fas, per sostenere lo sviluppo e rimpolpare l'occupazione. Il pressing sulla Regione arriva dalla Cisl Abruzzo, alla luce delle spie di sofferenza cristallizzate in un report su occupazione ed economia: dal mercato i segnali di ripresa sono ancora tiepidi e, senza immissione di liquidità, il rischio dietro l'angolo è quello di un ulteriore arretramento.
«La difficile situazione economica nazionale rischia di ripercuotersi sugli abruzzesi, già sofferenti -premette Maurizio Spina, segretario Cisl- , trovando l'Abruzzo impreparato e in ritardo nel dirottare risorse per l'occupazione e lo sviluppo». Fare in fretta, mentre dall'economia reale le spie di stress, vecchie e nuove, ci sono eccome. Nonostante un recupero di occupati nel primo trimestre 2011 (+7mila rispetto al 2010; perlopiù donne), i livelli pre-crisi sono ancora lontani: dal 2008 restano da recuperare 23mila posti. Mentre il tasso di disoccupazione, all'8,8%, continua a crescere; così le persone in cerca di occupazione: 48mila nei primi tre mesi del 2011, 4mila in più rispetto al 2010.
Ma a dare la temperatura del possibile nuovo affanno di mercato è soprattutto il fronte degli ammortizzatori sociali: a luglio le ore di cassa integrazione sono aumentate in Abruzzo del 21,02%, in controtendenza nazionale (-29%). Come dire: il mercato, anche al lordo della crescita dell'export (+21,2% nel primo trimestre 2011 rispetto all'orribile 2010) da solo non ce la fa ad agganciare la ripresa. «E' necessario trovare le risorse da destinare allo sviluppo e all'occupazione -dice Spina - Nei Fas e nelle risorse per le infrastrutture il Patto voleva aiutare la Giunta regionale ad aumentare la forza di confronto verso il Governo, ma questa opportunità non è stata sfruttata bene, come dimostrano anche gli interventi per il Mezzogiorno del Cipe, non definiti per l'Abruzzo». La stretta della Cisl è anche sui fondi europei disponibili. «Abbiamo risorse che non sappiamo usare bene e presto, come gli oltre 50milioni dei Fesr: se nelle due verifiche di settembre e ottobre vedremo che i problemi non sono superati si aprirà lo scontro; forse c'è un problema di controllo nei singoli assessorati». Altro fronte da sbloccare: la ricostruzione pesante all'Aquila, per rimettere in moto l'edilizia. «Non vorremmo che, in vista delle elezioni di primavera, diventi motivo di scontro politico, mentre le risorse e la ricostruzione pesante sono fermi». Ancora: rimpolpare risorse in bilancio, accelerando la vendita degli immobili dismessi della Regione, per recuperare i 110milioni usati dai Fas; e portare a termine le riforme. «La lotta agli sprechi non è finita», dice Spina.
«C'è bisogno che tutte le risorse disponibili siano immesse sul mercato -ribadisce l'economista Pino Mauro-, altrimenti le misure restrittive a livello nazionale abbasseranno ancora di più la domanda interna. La crescita del Pil nel 2010 secondo Prometeia-Cresa è all'0,7%; il dato Svimez del 2,3%, ma anomalo. E sebbene indichino una ripresa, l'Abruzzo al di là degli aspetti congiunturali ha il grande problema di una crescita stagnante da circa dieci anni, pari a zero anche nel pre-crisi. Lo sviluppo di questa regione non può reggersi solo sull'andamento positivo dell'export». Come dire: è ora di trovare l'exit strategy a una crisi diventata strutturale.