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Data: 09/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Così la P3 pagava i politici «Venti persone nella loggia». Processo in vista per Verdini, Dell'Utri, Cosentino e Parisi

ROMA - Ci sono i parlamentari e i magistrati, gli imprenditori e i funzionari infedeli. E inevitabilmente i faccendieri con le mogli e le amanti al seguito, anch'esse indagate. Ecco la presunta loggia P3, quella che Licio Gelli definì un modesto «sodalizio tra affaristi finalizzato solo a fare soldi». A leggere le carte della Procura di Roma ne farebbero parte tre onorevoli e un sottosegretario, un altissimo ex magistrato e un presidente di Regione oltre a presunti tangentari, pronti a mettersi le mani in tasca per finanziare progetti politici e fondazioni culturali in cambio di commesse. Adesso c'è la lista dei soldi incassati, degli appalti promessi e persino dei processi da aggiustare in Cassazione, nel tempio della legalità dove invece circolavano personaggi del calibro di Pasqualino Lombardi, con le damigiane di olio «quello buono» nel bagagliaio per omaggiare giudici e cancellieri. L'affresco è nelle pagine che sono state notificate ai legali di venti presunti sodali, per i quali si profila già a settembre la richiesta di rinvio a giudizio. Per molti di essi l'accusa è aver violato la legge Anselmi sulle associazioni massoniche segrete. Nonostante quella battuta di Gelli: «Non fate paragoni, noi si aveva otto ministri, un'ottantina di generali, il mondo dell'economia e dell'editoria. Tutti legati da un'idealità, non dalla voglia di fare affari».
Il vertice della P3. La procura di Roma ci mette cinque nomi: Flavio Carboni, Pasquale Lombardi, Arcangelo Martino, Denis Verdini e Marcello Dell'Utri: «Costituivano, organizzavano e dirigevano l'associazione, sviluppando una fitta rete di conoscenze nei settori della magistratura, della politica e dell'imprenditoria da sfruttare per i fini segreti del sodalizio e per il finanziamento di esso e dei suoi membri, e ciò anche grazie all'attività di promozione di convegni e incontri di studio, realizzata dall'associazione culturale Centro studi giuridici per l'integrazione europea Diritti e Libertà. Per Franco Coppi, legale di Verdini, l'ipotesi è «surreale».
Le nomine pilotate. Lo ha conosciuto personalmente il governatore campano Stefano Caldoro, il potere occulto di questa presunta loggia. Perché provarono a buttarlo fuori strada nella corsa elettorale per favorire Nicola Cosentino o qualche suo protetto. L'accusa è per lo stesso Cosentino, Carboni, Lombardi, Martino ed Ernesto Sica. Il tentativo avvenne diffondendo su internet notizie inventate sulle frequentazioni sessuali e sui legami con la criminalità di Caldoro.
Mazzette e appalti. Nei capi d'accusa sono indicate le cifre: «Con ripetuti versamenti Fornari e Porcellini trasferivano ad Antonella Pau la somma di cinque milioni e mezzo, versata in parte a Verdini e in parte a Dell'Utri». Le carte spiegano nel dettaglio che Dell'Utri ne avrebbe incassati «solo» 150mila, mentre il resto sarebbe andato a Verdini e al coordinatore Pdl per la Toscana Massimo Parisi, con una complicata triangolazione che partiva dalle tasche degli imprenditori Fabio Porcellini e Alessandro Fornari, passava per le mani della Pau, già amante di Carboni, e finiva nelle casse della Società Toscana di Edizioni di Denis Verdini. La contropartita, secondo l'accusa, era la corsia preferenziale per gli appalti sull'eolico in Sardegna.
La torta dell'energia pulita. L'uomo giusto, per gli affari di Carboni e del suo sodalizio, era Ingnazio Farris. E lo fecero nominare direttore generale dell'Arpa Sardegna, l'agenzia regionale per la protezione dell'ambiente, grazie a Ugo Cappellacci. Il quale, spiegano i pm, «nella sua qualità di presidente della giunta regionale deliberava su istigazione di Flavio Carboni e Denis Verdini, i quali a loro volta agivano previo accordo e in concorso con dell'Utri e con Farris, la nomina di quest'ultimo a direttore generale dell'Arpa Sardegna».
I processi aggiustati. C'è di mezzo Vincenzo Carbone, ex presidente della Corte Suprema. Sarebbe intervenuto nel giudizio tributario tra Mondadori e Agenzia delle Entrate; e poi nel ricorso presentato da Nicola Cosentino contro la decisione del Gip di Napoli che ne chiedeva l'arresto. Il tutto in cambio della promessa di nomina al vertice Consob, una volta in pensione. Il suo legale, Paola Balducci, è ottimista: c'erano altri personaggi coinvolti, in questo presunto intrallazzo, che adesso non compaiono nelle carte, ne uscirà anche Carbone. Così come è già uscito dall'indagine Giacomo Caliendo, sottosegretario alla Giustizia. Che in un lungo interrogatorio, affiancato dalla professoressa Paola Severino, ha già avuto modo di chiarire la sua posizione.

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