ROMA. Pensioni, Ici, licenziamenti più facili, patrimoniale, aumento dell'Iva. Sono le stazioni del calvario in cui si dovrà districare il governo Berlusconi a partire da oggi in quella che appare la partita più difficile che è stato fin qui chiamato a giocare. Stretto nella tenaglia dell'emergenza finanziaria e delle garanzie chieste dall'Europa in cambio del suo sostegno ai nostri titoli di Stato, dovrà prendere decisioni drastiche, forti, sicuramente impopolari. Ma la prima gelata arriva dal suo alleato più importante. «Le pensioni dei lavoratori non si toccano», ha tuonato ieri sera Umberto Bossi dopo giorni in cui i tecnici di Tremonti studiano nuovi freni alle pensioni di anzianità. «Finché c'è la Lega - avverte però ora il Senatùr - non si mettono in discussione i diritti della nostra gente».
Una enorme grana in più per Berlusconi proprio alla vigilia dell'incontro con le parti sociali di oggi a cui dovrebbe partecipare anche il Cavaliere. Mentre domani, nella Camera riaperta per l'occasione, Tremonti dovrebbe annunciare le misure supplementari per l'anticipo del pareggio del bilancio al 2013. Un compito facile da enunciare, ma molto, molto difficile da realizzare.
Fino a ieri si è infatti lavorato soprattutto sulle pensioni per trovare quei 20 miliardi in più che servono entro il 2013. Si è discusso di cancellazione delle pensioni di anzianità nel giro di tre anni (cominciando con il blocco di un anno, un anno e mezzo, o con l'anticipo di "quota 97", 35 anni di contributi e 62 di età, come requisito per andare in pensione nel 2012), di anticipo del processo di innalzamento dell'eta pensionabile per le donne del settore privato, di una nuova, più dolorosa sforbiciata alle pensioni di reversibilità. La risposta, da sindacati e opposizioni, Pd in testa, è stata netta: non si pensi di fare cassa tagliando solo ai soliti noti.
Anche perché il secondo capitolo su cui il governo ha previsto robusti tagli è quello dell'assistenza, che significa sostanzialmente ridimensionamento della spesa per gli assegni di invalidità civile, o quelli di accompagnamento. In tutto servono infatti 20 miliardi in più entro il 2013 rispetto a quelli già previsti dalla manovra.
Di tutto si può discutere, avvertono i sindacati, ma è necessario che a pagare siano davvero tutti. «Si reintroduca l'Ici per i benestanti (ritornando cioè alla sola esenzione per la prima casa già introdotta da Prodi), ammettendo di aver fatto un errore, si introduca la tassazione delle rendite finanziarie al 20 per cento, si revochino i condoni per le quote latte e si cancellino i vitalizi per parlamentari e politici», dice ad esempio Francesco Boccia, Pd. «Non si può pretendere di mandare la gente in pensione a 70 anni mentre qualcuno ci va a 50». Senza contare che il taglio di deduzioni e detrazioni rischia di far aumentare la povertà. Oggi sia Pd che Pdl riuniranno i rispettivi stati maggiori per discutere proprio delle misure anticrisi. Non è stato invece ancora convocato il consiglio dei ministri che dovrebbe varare il decreto con le misure anticrisi. Ma l'Europa incombe e non si potrà attendere oltre il 20-25 agosto.