Ci sono danni non visibili sulla salute dei cittadini e in particolare si tratta di gravi disturbi psicologici
L'AQUILA. All'Aquila la mafia è pronta ad approfittare dei soldi che arriveranno per la ricostruzione, migliaia di cittadini sono ancora in case provvisorie, sono in aumento le problematiche legate alla salute mentale, tante le promesse non mantenute. E' una analisi impietosa quella che fa il più diffuso settimanale tedesco "Spiegel" in un articolo pubblicato a fine luglio.
Spiegel ha seguito con grande attenzione sin dal sei aprile del 2009 le vicende del terremoto aquilano. Non è la prima volta che i suoi giornalisti denunciano ritardi, lungaggini burocratiche, scontri di potere che si stanno consumando alle spalle di una città con il centro storico ancora chiuso e con i suoi abitanti che guardano al futuro con grande incertezza. In Germania, forse ancora più che in Italia, è ancora alta l'attenzione su quanto accaduto fra le montagne d'Abruzzo due anni e mezzo fa. L'articolo, uscito da qualche giorno, è a firma di Annette Langer e segue quello, pubblicato a metà luglio, che lo Spiegel aveva dedicato alla situazione italiana e in particolare al presidente del consiglio Silvio Berlusconi nel quale il premier era stato fatto oggetto di pesanti critiche.
Annette Langer scrive che «l'esasperante lentezza nella ricostruzione favorisce la mafia pronta a fare affari d'oro con le macerie che a più di due anni dalla catastrofe continuano ad essere le vere protagoniste della scena aquilana».
«Dopo il sisma, Silvio Berlusconi» continua la giornalista «promise aiuti alle vittime del terremoto dell'Aquila. Ma nessuno sa dove siano andati a finire i miliardi di euro stanziati».
La Langer riconosce che «la macchina dei soccorsi si mosse con prontezza e abnegazione e tutto andò sorprendentemente bene. Pochi minuti dopo il sisma, i soccorritori erano già all'opera. Vigili del fuoco, militari, protezione civile e forze dell'ordine, nel caos di quella notte avevano fatto il possibile per organizzare i soccorsi».
Spiegel descrive poi la situazione «disperata della popolazione evacuata e raccolta nelle tendopoli» e rifà i conti della tragedia: «308 persone morte sotto le macerie, 1.600 ferite e 64.000 senza tetto. Danni per decine di miliardi».
La Langer si sofferma anche sui danni - non visibili - sulla salute delle persone «che continuano ad essere seguite nelle strutture ospedaliere per disturbi psicologici che non sono individuali ma di massa».
Si va dalla perdita delle relazioni affettive e sociali, alla perdita del lavoro e alle «umilianti» richieste di sostegno economico.
Il governo - scrive ancora lo Spiegel - «aveva promesso uno status speciale (la zona franca) per l'Aquila che così avrebbe potuto rilanciare la propria economia. Finora, però, non si è visto nulla. Il 30% delle attività economiche non hanno avuto modo di ripartire, mentre quelle che lo hanno fatto sono costrette a muoversi fra mille difficoltà. Immediatamente dopo il terremoto il premier Silvio Berlusconi, in maniche di camicia, assicurava con parole mielose tutto il suo interessamento per i terremotati. Più di trenta volte aveva visitato i luoghi della catastrofe, presentando alle telecamere la sua preoccupazione paterna e organizzando un G-8 fra le macerie per promuovere le donazioni internazionali. Effettivamente, finora sono arrivati più di 28 milioni di euro per il progetto "Adotta un monumento". Il solo il governo russo ha donato 7,2 milioni di Euro per la ricostruzione di palazzo Ardinghelli e la chiesa di San Gregorio. La Germania ha stanziato 3,5 milioni per la chiesa di San Pietro Apostolo a Onna. Donazioni ne sono arrivate tante tuttavia» scrive Langer «sembra che i soldi non siano giunti sempre nelle mani giuste. A posteriori, molte promesse del governo si sono rivelate pure frasi populistiche. E i pomposi motti berlusconiani fra il 2009 e il 2011 hanno oggi un suono ancora più cupo».
Intanto «fra promesse non mantenute, lentezze burocratiche e conflitti di competenze, ciò che emerge è che L'Aquila resta segnata dal terremoto: più di 20.000 persone infatti vivono ancora in abitazioni precarie, in caserme, hotel o in affitto concordato. E intanto la mafia è pronta a occupare ogni spazio utile. Se nella fase dell'emergenza le pratiche erano snellite ora si è tornati alle stesse procedure, e agli stessi tempi d'attesa, di prima della catastrofe. Ma allo stesso modo potrebbero rimettersi in moto anche i meccanismi della corruzione. Il procuratore antimafia dell'Aquila ha detto che da qualche parte, nella regione terremotata, ci deve essere nascosta una parte dei 600 milioni dei beni del boss mafioso Vito Ciancimino. Le inchieste degli ultimi m