Spoltore. Clima elettrico in consiglio comunale dove la maggioranza non getta la spugna
Puntuali dopo le dimissioni del sindaco di Spoltore Franco Ranghelli sono arrivate in successione da parte degli avvocati le istanze di revoca dei provvedimenti cautelari a carico dello stesso Ranghelli, dell'ex presidente del Consiglio regionale Marino Roselli e dell'ex vice presidente di Ambiente Spa, Luciano Vernamonte. I tre sono ai domiciliari dal 26 luglio e il solo Vernamonte ha sinora richiesto la revoca, che gli è stata negatadal gip Gianaluca Sarandrea su parere contrario del pm Gennaro Varone. La mossa delle dimissioni di Ranghelli, secondo i bene informati, era in qualche modo legata alla necessità di affrontare l'iter giudiziario riacquistando la libertà. Il gesto dovrebbe convincere il pubblico ministero a non opporsi, stante lo scoloramento del rischio di inquinamento delle prove e dell'impossibilità di reiterazione del reato. Negli ambienti comunali l'interpretazione corrente che se ne dà è esattamente questa e le dimissioni erano attese anche in anticipo rispetto ai tempi scelti dalla strategia della difesa del sindaco. Che ha comunque venti giorni di tempo per ripensarci, anche se appare improbabile un dietrofront, e addirittura fantascientifico il ricorso a una furbata in punta di diritto come fece a Pescara il suo collega Luciano D'Alfonso per bloccare il ricorso al commissariamento. Eventualità, questa, che irriterebbe non poco gli inquirenti. Fatto sta che il nervosismo si respira a pieni polmoni nelle stanze di Palazzo di città (come peraltro comprova l'articolo a lato), con le opposizioni che incalzano per l'azzeramento del consiglio e il ritorno alle urne, la maggioranza in progressiva erosione che resta dov'è e un quadro politico che era una polveriera prima ancora del «fermi tutti» del Corpo forestale e della magistratura. L'inchiesta annovera 13 indagati e ruota attorno alla redazione del nuovo piano regolatore, all'appalto del servizio di riscossione dei tributi della pubblicità e alle sanzioni per le violazioni del codice della strada; e inoltre: l'accordo di programma per l'ampliamento del cimitero, un progetto per la realizzazione di appartamenti nella zona del fiume Pescara, l'appalto per l'affidamento per la raccolta dei rifiuti urbani. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere, corruzione, concussione, falso ideologico, abuso d'ufficio, turbativa d'asta.