La Funivia del Gran Sasso è stata nuovamente sabotata. Nei giorni scorsi qualcuno ha tagliato i cavi elettrici e ha infilato un cacciavite in una delle centraline dell'impianto, mandando in corto circuito l'intero sistema. Un atto vandalico inquietante su cui stanno indagando i Carabinieri dell'Aquila, che prontamente hanno effettuato i primi rilievi. Il nuovo attacco a uno dei simboli turistici del territorio è stato scoperto venerdì scorso, tra lo sconcerto generale di chi sta lavorando alacremente per il rilancio del comprensorio sciistico più importante degli Appennini. Si tratta del secondo episodio del genere dopo quello del gennaio scorso, quando l'impianto si bloccò dopo appena un paio di corse nel giorno della riapertura, dopo la manutenzione straordinaria. Allora fu il sindaco Massimo Cialente a formulare la clamorosa ipotesi del sabotaggio, poi suffragata dalla sparizione di due bulloni, ritrovati uno avvolto in un panno e l'altro su un sentiero estivo non appena il caldo ha sciolto la neve. Lo scenario di oggi è simile a quello di allora. Non appena si è cominciato a parlare di riapertura degli impianti dopo i lavori di manutenzione (qualcuno sosteneva già a Ferragosto, anche se i tempi sembravano un po' più lunghi) ecco entrare in azione i sabotatori. E così le nuove cabine, con la splendida livrea azzurro sgargiante, resteranno al palo ancora per un po'. È chiaro, a questo punto, che il ripetersi degli attacchi sembra sgomberare il campo da qualsiasi ipotesi alternativa: c'è chi non vuole che la Funivia torni in funzione. Dalle prime verifiche sembra acclarato che chi ha colpito conosceva bene l'impianto elettrico della Funivia. È oscuro, invece, il perché di un gesto simile che va a colpire il simbolo del turismo invernale aquilano. Esiste un legame con la grave crisi del Centro turistico del Gran Sasso? Si tratta di azioni dimostrative di stampo più prettamente politico? È un avvertimento? L'indagine dei Carabinieri cercherà di fare luce sul giallo. Certo è che lo sconcerto è grande. Il direttore tecnico del Centro turistico, Marco Cordeschi, lo lascia trasparire dalle poche parole che può pronunciare in una fase così delicata: «È evidente che si tratta di un dispetto». Il sabotaggio rischia di ritardare ulteriormente la riapertura dell'impianto. Serviranno altri lavori, gli ennesimi da quando è cominciata la manutenzione straordinaria. E così si perderanno altro tempo e altre occasioni per tentare di rilanciare un settore strategico per l'economia della città.