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Data: 11/08/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Crisi e manovra - Il governo: scelte rapide, tutto precipita. Entro il 18 consiglio dei ministri. Le parti sociali: nessun dettaglio sulle misure. Si lavora a un decreto d'emergenza Camusso (Cgil) non esclude lo sciopero generale

ROMA. «In cinque giorni tutto è cambiato, tutto è precipitato, il governo sta valutando tutte le possibilità e tutte le ipotesi». Sono le parole con le quali il prudentissimo Gianni Letta accoglie le parti sociali, riconvocate a palazzo Chigi per discutere le misure anticrisi. Ma sindacati e confindustria lasciano il vertice senza aver avuto alcune dettaglio concreto sui contenuti della manovra aggiuntiva che la Bce impone all'Italia. Giulio Tremonti conferma l'obiettivo di anticipare al 2013 il pareggio di bilancio. «Occorre ristrutturare la manovra da 48 miliardi approvata a luglio», ammette il ministro del Tesoro, confermando per la prima volta che la manovra cambierà. Silvio Berlusconi annuncia un consiglio dei ministri straordinario sulle misure tra il 16 e il 18 agosto. «Faremo tutto presto e bene», dice il premier che interviene proprio mentre piazza Affari segna un altro record negativo: meno 6,6. E Susanna Camusso, segretaria della Cgil, avverte: «Se la manovra colpirà i soliti noti ci mobiliteremo per cambiarla, senza escluedere lo sciopero generale». «Non è più il momento delle dichiarazioni, vogliamo vedere atti concreti e ci aspettiamo che il governo ci riconvochi già nei prossimi giorni», gli fa eco Emmma Marcegaglia, presidente di Confindustria.
E' il premier ad aprire l'incontro che vede schierati sindacati, industriali, coperative e banche. Berlusconi mostra ottimismo, ripropone lo schema degli otto punti già illustrato alle parti la scorsa settimana. «Inseriremo nella Costituzione l'obbligo del pareggio di bilancio, i temi dell'agenda restano validi», dice. Il capo del governo glissa sulla lettera ricevuta la scorsa settimana dalla Bce che ha imposto all'esecutivo nuovi e immediati interventi anticrisi. Giulio Tremonti anche. Il ministro del Tesoro ricostruisce cosa ha fatto precipitare la crisi. Fino al vertice dei ministri finanziari europei del 20 luglio, ha ricordato, l'Europa aveva dato l'ok ai conti italiani. Poi lo scarso impegno di alcuni paesi sulla Grecia e l'assenza di interventi da parte della Banca centrale europea, attesi dai mercati hanno fatto precipitare la situazione. Sul peso delle nuove misure non trapela nessuna cifra ufficiale. Tuttavia se il deficit dovrà scendere il prossimo anno dal 3,8% del 2011 fino all'1,5,7 dal 2,7% attualmente previsto e dovrà azzerarsi al 2013, quando invece era previsto al 2,2% la manovra potrebbe valere, solo per questa correzione, 30-35 miliardi di euro. Il governo elenca le sue priorità: privatizzazioni, liberalizzazioni, pareggio di bilancio, maggiore flessibilità nel mercato del lavoro. «A pochi giorni dal consiglio dei ministri stiamo a parlare per sentito dire di cose che stanno già sui giornali», protesta il presidente della Confcooperative. «Il governo sta ancora valutando le ipotesi», gli replica il sottosegretario Letta. «No a interventi che riguardano le pensioni e i redditi da lavoro dipendente, la sanità e l'assistenza», avverte Susanna Camusso. «L'anticipazione della manovra ci impone di trovare più risorse nel trovarle occorre più equità per garantire la coesione sociale», aggiunge la leader Cgil, favorevole a una patrimoniale sui grandi redditi. «La manovra deve essere di rigore e di equità, chiediamo che ci sia una chiaro taglio dei costi della politica e di tutta la costosa articolazione dello Stato», aggiunge Marcegaglia. Per la presidente degli industriali nella logica dell'equità «ci devono essere anche alcuni principi come la maggiore tracciabilità dei pagamenti e la riduzione dell'utilizzo del contante perchè è giusto che la lotta all'evasione fiscale diventi forte e chiara». E la presidente degli industriali nell'ultimo giro di tavolo fa anche una precisazione significativa: «Non dovrei essere io a dirlo, ma in questo momento di emergenza è giusto che chi ha di più dia di più».
La delusione al termine dell'incontro è palese e non solo perchè il governo non ha svelato nulla del piano anticrisi. Dopo meno di due ore, al di là delle levate di scudi delle forze politiche contro patrimoniale e interventi sulle pensioni, tutte le ipotesi restano in piedi. Compresa quella di un un «contributo straordinario di solidarietà» magari a quattro cinque aliquote. Sul modello di quello imposto da Romano Prodi per l'Europa.

Si lavora a un decreto d'emergenza Camusso (Cgil) non esclude lo sciopero generale

ROMA. E' ancora tutto sul tavolo. Le ipotesi sulle quali il governo potrebbe lavorare raccolgono consensi e stroncature, ma quelle sono e quelle restano perchè comunque potenzialmente assicurerebbero il maggior drenaggio di risorse oggi fondamentali per correggere un deficit non più controllabile senza riforme.
Pensioni. L'idea prevede di incidere su due aspetti: l'accelerazione della parificazione ai 65 anni tra uomo e donna per smettere di lavorare (in Italia, dicono gli esperti, si lavora per troppo poco tempo rispetto all'aspettativa di vita); la pensione d'anzianità, pensando addirittura ad una cancellazione radicale per lasciare solo quella contributiva. Soluzioni minori prevederebbero forti disincentivi a mettersi a riposo troppo presto. Nel mirino anche la reversibilità che in Italia è più generosa che negli altri Paesi europei. Il provvedimento, però, richiederebbe tempi troppo lunghi rispetto all'attuale urgenza, ma potrebbe configurarsi come una riforma inevitabile per rendere i conti statali più sopportabili. Sotto osservazione anche le pensioni di invalidità: in previsione controlli e tagli.
Patrimoniale. E' forse l'intervento più facile per fare soldi subito. Si tratta di un prelievo forzoso (una tantum o a tempo) sui patrimoni mobiliari e immobiliari, tendenzialmente sui tesori più corposi dei contribuenti e non sui risparmi di operai e impiegati.
Rendite finanziarie. La delega fiscale già lo consentirebbe e nel resto dell'Europa la tassazione sui guadagni da investimenti finanziari è già a livelli più alti. Il suggerimento è di portarli dall'attuale 12,5% al 20%.
Liberalizzazioni e privatizzazioni. Altri due modi per fare cassa in tempi sufficientemente brevi per incidere subito sul contenimento del deficit. Da una parte si ipotizza la cessione di quote azionarie delle migliori imprese statali, dall'altra si guarda alle municipalizzate che svolgono servizi per gli enti locali e che potrebbero fare gola ai privati.
Ici. Anche la casa, e non è una novità, entra nel mirino di una manovra per racimolare denaro. Già le parti sociali hanno imposto l'altolà sulla paventata possibilità di rimettere in campo l'imposta sulla prima casa, ma in una situazione così drammatica tutto è possibile. Non fosse sulla prima, ci sono sempre le seconde case che potrebbero essere oggetto di una ulteriore tassazione. Si valuta anche un aumento della cedolare secca sugli affitti appena introdotta.
Lotta all'evasione. Questa è stata soprattutto una proposta avanzata dalle parti sociali, più che dal governo. Però si parla di un "reddito" potenziale che vale 130 miliardi di euro all'anno. A tanto, dicono le stime, ammonta l'evasione fiscale in Italia. Recuperarne anche solo una minima parte potrebbe fare la differenza nei conti dello Stato. La proposta è quindi quella di potenziare la caccia a chi non paga, cominciando ad attivare, come proposto dagli industriali, il sistema di tracciabilità dei pagamenti.

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