Gianni Letta ieri ha abbandonato per qualche ora la grave crisi economica dei mercati internazionali per partecipare all'ultimo tavolo di coordinamento degli enti prima di una breve pausa di una quindicina di giorni. Il sottosegretario ha lanciato un segnale forte: il Governo vuole vigilare sulla ricostruzione anche quando è alle prese con un momento critico come questo. Ha chiesto rassicurazioni sui tempi di riparazione delle case E, ha ratificato l'accelerazione che si vuole imprimere, ha voluto sapere come mai si fatica a partire con i lavori, ha benedetto con entusiasmo la proposta dei piccoli comuni per l'istituzione di presìdi sul territorio per l'esame delle pratiche.
Poi, però, ha dovuto assistere impassibile alla clamorosa sfuriata del sindaco Massimo Cialente che ha abbandonato il tavolo all'improvviso. Il motivo? «Quando si è parlato di centro storico - ha raccontato il primo cittadino - mi hanno detto che devo fare il piano di ricostruzione visto che diciotto comuni l'hanno già preparato. Ho risposto - ha aggiunto Cialente ironico - che è il caso che io li veda e li copi. Quando poi Chiodi ha detto "basta, ora parlano i tecnici", sono andato via». Una nuova, clamorosa rottura che Cialente ha motivato con uno sfogo concitato: «Credo si sia preso atto dello sfascio totale. Si sta assassinando la città dissipando tutta la fatica e le risorse che sono state impiegate nel 2009 e agli inizi del 2010 per salvare la comunità». Il sindaco è sceso nei dettagli: «A 27 mesi dal sisma tutti gli operai edili sono in cassa integrazione. In questi giorni le grandissime imprese che devono riparare venti o trenta condomini l'una hanno messo in ferie anche ingegneri e geometri. Se avremo fortuna partirà qualcosa solo nella prossima primavera. Le macerie? Tutto fermo, ci impediscono di rimuoverle. Per il centro storico non siamo in condizione di partire anche laddove si potrebbe. Per il rilancio economico e produttivo non è stato fatto nulla ad esclusione dei 50 milioni per Bussi». Una disamina impietosa che ha anche risvolti politici: «Ho detto a Letta che sono pronto ad andare via domani per salvare la città. Chiedo agli aquilani, però, se è vero o no che è tutto fermo. Lo chiedo anche al Pd, al centrosinistra e alla mia pseudo maggioranza che non stanno dicendo se ho ragione o torto. Voglio un'operazione verità. E si abbia il coraggio di fare nomi e cognomi. La città sarà uccisa dal cerchiobottismo e dal benaltrismo, dalla Locomotiva (la misteriosa sigla che pubblica manifesti in città, ndr) in giù». Il sindaco ha chiesto a Letta un incontro riservato nei prossimi giorni. Il commissario vicario Antonio Cicchetti, dal canto suo, ha liquidato l'episodio con poche parole: «Perché Cialente è andato via? Si vede che aveva qualcosa da fare di più urgente. Il vertice è stato importante perché ha ratificato l'accelerazione che vogliamo imprimere alla ricostruzione». Il summit, prima dell'abbandono del sindaco, aveva infatti raggiunto obiettivi importanti.
Da sottolineare il successo che ha ottenuto la proposta del coordinatore delle aree omogenee, Emilio Nusca, di istituire presìdi territoriali per l'esame delle pratiche. «Un'idea concordata con i piccoli comuni - ha spiegato Nusca - che guarda avanti e in qualche modo anticipa la riforma dell'assetto istituzionale del territorio. Un messaggio positivo, come ha detto anche Letta, da inviare a tutta l'Italia». Il tavolo, infine, ha ribadito la volontà di fissare regole ferree per accelerare i tempi e per migliorare i sistemi di controllo sui cantieri e sulla filiera. Chiodi, a questo proposito, ha sottolineato che si stanno studiando le procedure. Letta, invece, ha proposto l'emanazione di un provvedimento per fissare nuove regole e prevedere sanzioni. L'assessore alla Ricostruzione, Pietro Di Stefano, ha ribadito l'importanza di poter partire con i lavori conformi al Prg in centro.