L'AQUILA. Sembrava una riunione tranquilla sulle strategie per la rinascita dell'Aquila dopo il sisma. Poi il colpo di scena: Cialente sbotta sui piani di ricostruzione e se ne va lasciando di stucco anche il sottosegretario Gianni Letta. Ma non è stato certo un tavolo tecnico inutile.
LO SFOGO. La rabbia per i tempi non rispettati sulla ricostruzione è alla base del gesto eclatante del sindaco dell'Aquila nel tavolo tecnico nel quale erano presenti anche il commissario alla ricostruzione, Gianni Chiodi, il capo della Struttura tecnica di missione, Gaetano Fontana, e diversi sindaci del cratere. Cialente ha esordito prendendo di mira i piani di ricostruzione. «Mi devono spiegare cosa sono questi piani di ricostruzione», ha escalamato il sindaco, «dicono che alcuni comuni li hanno già predisposti. Sono pronto a copiarli, se serve, ma prima devono esaminare quello che il Comune ha predisposto per il centro storico». Il piano di ricostruzione, per il centro storico dell'Aquila, secondo Cialente non è necessario «in quanto nel centro della città devo ristrutturare, non abbattere e ricostruire. Per agire in questo modo si può agire per stralci, secondo i dettami stabiliti dal Piano regolatore. E ogni volta mi si viene a dire che servono questi piani di ricostruzione e che quello che ha fatto il Comune dell'Aquila non va bene».
Chiodi, tuttavia, ha ribadito l'importanza dei piani di ricostruzioni e ha ribadito di condividere le parole del commissario Chiodi anche il capo della protezione civile, Franco Gabrielli. «Condivido», ha detto, «le parole di Chiodi, chiamateli come volete i piani di ricostruzione, ma fateli».
«LASCIATO SOLO». Ma Cialente non si ferma qui. «Sono passati quasi due anni e mezzo dal terremoto, mi sento lasciato solo, ed è tutto bloccato: sulle macerie il blocco è totale, i cantieri per le case E al di fuori del centro storico sono fermi e non so quando partiranno. Inoltre ci sono diverse ditte edili in cassa integrazione. Nemmeno la zona franca sembra che possa essere attuata in tempi brevi». «Ringrazio il sottosegretario Gianni Letta per quanto sta facendo», ha aggiunto, «anche a Roma hanno capito che L'Aquila è la vera emergenza. Stanno assassinando L'Aquila e vorrei che qualcuno risponda alle questioni che ho posto. Le cose che dico sono vere o no? Lo chiedo a tutti, anche agli esponenti locali e nazionali del Pd. E' vero che tutto bloccato o sto mentendo? Se è così vuol dire che non ho capito nulla e sono pronto a dimettermi ma mi diano una risposta». Una risposta scontata stando ai fatti sotto gli occhi di tutti.
Cialente, inoltre, tiene e precisare due categorie di persone a suo dire molto in auge. «All'Aquila» dice «ci sono tanti "cerchiobottisti" e "benaltristi" ovvero quelle persone che una volta che si affronta un problema affermano che l'emergenza è ben altro. Tanti parlano, ma poi nessuno si prende la responsabilità di decidere perché i problemi sono ben altri».
La riunione, comunque, è stata produttiva. Infatti il sottosegretario Gianni Letta ha elogiato na proposta per una nuova filiera per la ristrutturazione delle case inagibili E. Infatti esiste un progetto presentato dai sindaci del cratere, di cui si è fatto portavoce il sindaco di Rocca di Mezzo Emilio Nusca.
La proposta, che secondo Letta è da inserire nella nuova ordinanza, prevede uffici diversi per le pratiche sulle case da restaurare all'Aquila da quelli riguardanti altri comuni del cratere.
Letta ha proposto un provvedimento volto a fissare nuove regole, prevedere sanzioni per chi non le rispetta, potenziare i controlli e accelerare la presentazione e l'autorizzazione dei progetti di recupero degli edifici danneggiati.