ROMA - Nelle ultime settimane la crisi finanziaria ha avuto «un'intensificazione verticale» e il decreto per il pareggio di bilancio approvato a metà luglio si è rivelato inadeguato a fronteggiare un'emergenza che «ha preso un corso diverso, non ancora finito e da vedere nella sua dinamica». Lo ha detto Giulio Tremonti nel suo intervento alle commissioni Bilancio e Affari costituzionali di Camera e Senato, davanti ai leader di tutti i partiti. Il ministro dell'Economia ha esordito illustrando il progetto di revisione dell'articolo 81 della Costituzione riguardante il bilancio dello Stato che - ha osservato - «non costituisce un caso di successo perché ha prodotto il terzo o quarto debito pubblico del mondo». Di qui la necessità, in «un'epoca di maggior rigore» e anche sulla base di un vincolo europeo, di introdurre nella Carta il pareggio di bilancio.
L'articolo 81 avrebbe dovuto essere l'unico tema dell'intervento di Tremonti, il quale però ha annunciato subito che avrebbe aperto anche il capitolo sui fatti che hanno spinto il governo all'anticipazione della manovra, consentendo anche qualche spiraglio sui dettagli della lettera inviata dalla Bce al governo, «marcata come strettamente confidenziale e quindi - per prassi diplomatica - rivelabile solo da chi la manda». Tuttavia, le lacrime e il sangue stillanti da quella lettera hanno intriso il discorso del ministro, che ha annunciato i provvedimenti che saranno contenuti nel decreto legge che il governo, stringendo il più possibile i tempi, emanerà probabilmente oggi stesso in un Consiglio dei ministri straordinario. Uno scadenzario prospettato ieri sera al capo dello Stato Napolitano dallo stesso Tremonti e dal premier Berlusconi, dopo che quest'ultimo aveva incontrato il prossimo presidente della Bce, Mario Draghi. Napolitano ha anche ricevuto il presidente del Senato Schifani che gli ha assicurato la «piena disponibilità di palazzo Madama ad iniziare l'esame del decreto del governo subito dopo Ferragosto». Non è escluso che dopo il varo del decreto, forse nella giornata di sabato, Berlusconi registri un videomessaggio per spiegare le ragioni di una manovra che, visti i sacrifici chiesti, tanto popolare non sarà. Ci sta pensando - dicono i suoi - sarebbe un modo per "metterci la faccia" e assumersene la responsabilità.
Tremonti alla Camera ha quindi parlato di «tagli agli stipendi degli statali», precisando poi che si trattava di un suggerimento della Bce che il governo italiano non intende attuare. Altro drastico consiglio quello sulla «dismissione del personale», a proposito del quale la lettera parla di «diritto a licenziare». Anche qui il ministro frena: «Non è detto che tutto questo sia condiviso dal governo». Ma l'argomento potrebbe resistere nel quadro delle liberalizzazioni richieste da Francoforte, per essere tradotto nel «superamento di un sistema rigido di regole da compensare con meccanismi di assicurazione e di migliore collocamento sul mercato del lavoro». Il titolare di via XX Settembre è passato poi a quelli che dovrebbero essere gli interventi pressoché certi: tassa sulle rendite finanziarie dal 12,5 al 20% con esclusione di Bot e titoli di Stato. Contributo di solidarietà a carico dei redditi medio-alti. Intervento sulle pensioni di anzianità e delle donne del settore privato. Accorpamento delle festività non religiose alla domenica più vicina e contrasto all'evasione fiscale. Intervento più incisivo sul «costo dei politici, non solo su quanto prendono, ma anche su quanti sono».Tagliente Tremonti nella replica ai leader intervenuti dopo di lui. A Casini che aveva detto di avere appreso sui progetti del governo più dai giornali che dal discorso del ministro, ha ribattuto che lo avrebbe imitato «leggendo sui giornali più dettagli sul suo intervento». Rivolto a Bersani ha tenuto a precisare, alquanto altezzosamente, di «non aver chiesto aiuto all'opposizione, ma solo uno scambio di idee». Rivolto a Bossi e Di Pietro - il primo che aveva definito «fumoso» il suo discorso e il secondo «aria fritta» - ha promesso seccamente «un decreto da discutere in Parlamento, perché è così che agiscono i governi».