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Data: 12/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Crisi e manovra - Camusso: «Una tassa sulle grandi ricchezze»

ROMA Susanna Camusso, dica la verità: lei cosa ha capito di questa manovra?
«Verità per verità - risponde il leader della Cgil - ho capito ben poco. O meglio, che si continuano ad affastellare annunci ed indiscrezioni che segnalano un grande conflitto».
Che tipo di conflitto?
«Tra chi pensa che si possa continuare nella logica che ha contraddistinto questo periodo fatto di tagli lineari, interventi sul welfare e sui lavoratori pubblici e chi, come noi, pensa che sia necessaria una maggiore equità sociale, costruita su interventi strutturali».
In concreto, cosa si aspettava dall'incontro dell'altro ieri a palazzo Chigi e più in generale dal governo?
«Che, vista l'entità della manovra, decidesse per una operazione straordinaria. Noi abbiamo concentrato le nostre proposte sulla lotta all'evasione fiscale e sulle grandi ricchezze».
Per esempio?
«Una tassa sui grandi immobili, sulle proprietà plurime che sia però accompagnata ad una tassazione ordinaria delle grandi ricchezze. Se non lo si fa, si rischia di deprimere l'economia. Ho sentito dire che si tratterebbe di una proposta rivoluzionaria, vorrei ricordare che non abbiamo ancora annoverato Sarkozy tra i rivoluzionari del mondo».
Il ministro Tremonti ha parlato di tassazione sulle rendite, privatizzazioni, licenziamenti più facili...
«Nelle parole di Tremonti vedo esattamente la ripetizione del modello che il governo ha cercato di realizzare in questi anni. Invece di affrontare il tema della crisi, di come si costruisce giustizia civile e sociale, c'è stata invece e c'è un accanimento nei confronti del lavoro e dei lavoratori che passa per la divisione del sindacato e per l'idea che bisogna ridurre i loro diritti continuando ad inseguire una teoria che si è dimostrata falsa. Cioè che togliere il diritto al lavoro avrebbe fatto crescere di più l'economia. Eccoci qua, siamo nella più grande crisi mondiale dopo il '29. Per cui è sbagliato continuare ad inseguire teorie monetaristiche e quelle della Banca Centrale Europea».
Quella Bce che insiste però per una maggiore flessibilità del mercato del lavoro».
«Noi abbiamo chiesto che la lettera che ha scritto al governo italiano venga resa pubblica perché l'uso che ne sta facendo il ministro Tremonti lo trovo alquanto scorretto. Se il governo non è commissariato, non vedo perché debbano essere commissariate le parti sociali».
La Cgil ha inviato una lettera a Cisl e Uil per chiedere un impegno straordinario al fine di contrastare la politica del governo. Ed ha minacciato uno sciopero generale che le altre due confederazioni non appoggiano?
«Il lavoro non può rinunciare a difendersi. Se pensiamo che l'Italia è in grado di risollevarsi ognuno deve pagare il giusto».
Senta, ma il fronte industriali-sindacati-banchieri è davvero così compatto o ci sono delle frizioni interne?
«Sulle forme di mobilitazione ognuno decide come ritiene più opportuno. Ma dico che di fronte ad una manovra ingiusta per i lavoratori e i pensionati, non si può non reagire. Due elementi rendono compatto il fronte: la situazione del Paese e la necessità di farlo crescere. Penso sia giusto sollevare la questione dei costi della politica, ma allo stesso tempo non si può non vedere che c'è una questione di equità sociale. Ho la sensazione che i costi della politica stiano facendo velo a troppe cose».

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