Iscriviti OnLine
 

Pescara, 14/04/2026
Visitatore n. 753.119



Data: 12/08/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Crisi e manovra - In pensione troppo presto. Verso il blocco dell'anzianità. Libertà di licenziamento e festività da cancellare

ROMA. Pensioni sì, pensioni no. La Bce scrive a Tremonti che bisogna adeguarsi agli standard europei, Berlusconi ci vuole mettere mano, Bossi prima dice che non se ne parla nemmeno salvo poi ammorbidirsi e infine dichiararsi perplesso per il discorso del suo ministro. I sindacati sono già sulle barricate.
La Banca centrale ha messo sul piatto le pensioni d'anzianità e la necessità di portare l'età pensionabile delle donne nel settore privato ai livelli dei colleghi maschi, vale a dire ai 65 anni. E questo va fatto in tempi ben più rapidi di quelli già previsti dalla manovra che ora andrà superata e aggiornata.
Anche sulla pensione di anzianità le ipotesi al vaglio del governo (che, dice il ministro all'economia, ancora non ha preso una decisione definitiva) sono molte: si va da un'ipotesi del blocco per 12-18 mesi alla cancellazione radicale.
Anche su questo fronte l'obiettivo è quello di accelerare i tempi, posto che ad oggi gli italiani vanno in pensione troppo presto (prima dei 60 anni) rispetto agli standard europei e soprattutto al prolungamento delle aspettative di vita.
L'idea di agganciare subito (e non nel 2013) l'età pensionabile alle aspettative di vita è un altro tema caldo e tenuto in considerazione, così come quello dell'innalzamento dell'età minima a 60 o addirittura 62 anni. L'ex sottosegratrio al welfare in due governi Berlusconi, Alberto Brambilla, suggerisce di anticipare di un anno la legge Damiano, attivando subito il pensionamento a quota 97 (sommando età e anni di contribuzione) per i lavoratori dipendenti e quota 98 per gli autonomi. Per arrivare, nel 2013, a quota 100.
Un'altra delle misure che potrebbero essere prese in considerazione è quella dell'allineamento della contribuzione tra i lavoratori dipendenti e i collaboratori: per questi ultimi è al 26% e potrebbe aumentare al 33%. La resa di questa operazione si calcola fra i 2 e i 2,5 miliardi di euro, ma da più parti viene ritenuta dannosa sia per l'occupazione che, in prospettiva, per lo sviluppo.

Salvi solo i titoli di Stato Lotta ai grandi evasori

ROMA. Portare la tassazione di tutte le rendite finanziarie, esclusi i titoli di Stato, al 20%. Colpire i grandi patrimoni e mettere alle strette gli evasori. Sono tre delle direttrici della manovra allo studio.
La misura sulle rendite finanziarie, già contenuta nella delega fiscale, potrebbe essere anticipata nel decreto che il governo si appresta a varare proprio con l'obiettivo di fare cassa subito. Attualmente sono tassati al 12,5%, per esempio, le plusvalenze generate sulle cessioni di Bot e titoli di Stato, azioni di società quotate sui mercati, obbligazioni, quote di fondi comuni d'investimento. Sono, invece, tassati al 27% gli interessi sui depositi di conto corrente e su quelli postali. Nel provvedimento al vaglio del governo la tassazione su Bot e titoli di Stato resterebbe al 12,5% mentre per gli altri titoli verrebbe armonizzata al 20% con un aumento dunque della tassazione per azioni e obbligazioni (dall'attuale 12,5%) e con una diminuzione dell'imposizione sui conti correnti (dall'attuale 27%).
Sul tavolo c'è anche l'ipotesi di un contributo di solidarietà, in forma di patrimoniale o di eurotassa. Il governo è ancora al lavoro, ma si ipotizzerebbe un prelievo straordinario che colpirebbe i redditi dei privati superiori ai 90mila euro annui, tra il 5 e il 10%. Un contributo della stessa misura potrebbe colpire anche i portafogli titoli di valore superiore ai 300mila euro.
Sulla misura una tantum il responsabile del Welfare per il Pd, Beppe Fioroni, indica che si potrebbe mettere a punto una tassa «per tre anni sui patrimoni mobiliari fra i 5 e i 7 milioni». Il sindaco di Verona, il leghista Flavio Tosi, invece, indica che la soglia da cui iniziare la tassazione «potrebbe essere dai 100mila-200mila euro in su, ma bisogna vedere come vengono calcolati i parametri e quale incidenza verrebbe data dalla casa».
Nell'ambito della manovra sono allo studio anche forme più forti di contrasto all'evasione fiscale, soprattutto nei casi di omessa fattura o scontrino. Un tesoro, quello dell'evasione, che in Italia vale 130 miliardi all'anno.

Libertà di licenziamento e festività da cancellare

ROMA. Diritto a licenziare, cancellare le festività e tagliare gli stipendi pubblici. Anche questi ragionamenti sono stati fatti all'interno del governo, su suggerimento della Bce che pretende dall'Italia un rigore assoluto nei settori strutturali del Paese. L'obiettivo è ottenere più flessibilità e maggiore produttività per riattivare la macchina economica italiana, riducendone al contempo i costi.
Il ministro Tremonti, citando la Banca centrale europea e la lettera inviata all'Italia con i compiti da assolvere, ha parlato della possibilità di ridurre le paghe dei dipendenti pubblici, salvo poi far capire che il governo non è intenzionato a seguire questa strada. In effetti, secondo uno studio Cgia di Mestre diffuso proprio ieri quando è emerso l'argomento come tema di discussione, gli stipendi pubblici italiani sono quelli che nell'ultimo decennio sono aumentati di più, fino al doppio rispetto all'inflazione. A fronte di una riduzione dei dipendenti, la spesa complessiva è invece decollata a oltre 165 miliardi di euro. Tra i "privilegiati", dice lo studio, i lavoratori degli enti pubblici non economici (+46% dal 2001 al 2009) e magistrati (+42,5%). La peggio è toccata alla scuola dove gli aumenti sono stati del 27,9% a fronte di un'inflazione al 21,5% nello stesso periodo.
Ipotesi più concreta, invece, è quella di accorpare alcune festività (non quelle religiose, è stato però precisato) sulle domeniche per aumentare la produttività. Il governo sta valutando come intervenire anche sui contratti a termine, evitandone l'abuso che - dice Tremonti - crea effetti di instabilità della persona che possono essere negativi per l'economia stessa.
Sul fronte della flessibilità del lavoro, ci sarà un tentativo di spingere fortemente sulla contrattazione aziendale in modo da superare la rigidità centralista che si traduce in minore efficacia. Tremonti, inoltre, chiarisce che la Bce suggerisce esplicitamente il "diritto di licenziare", compensato con meccanismi di assicurazione e di migliore collocamento sul mercato del lavoro.

Tassa di solidarietà sopra i 90mila euro
Tra le misure in esame l'Imu sulla prima casa e una addizionale sulla seconda

ROMA. Le stime corrono dai 32 ai 36 miliardi di euro. Un dato indicativo dello sforzo necessario a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, con una manovra di cui si conoscono i contorni ma non le misure. Si affaccia l'anticipo dell'Imu sulla prima casa, l'imposta municipale sugli immobili prevista dalla riforma del federalismo a partire dal 2014, e un'addizionale sulle seconde case. E un contributo di solidarietà, fra il 5 e il 10%, chiesto a chi ha redditi superiori ai 90mila euro annui anche nel privato. Ma che cosa sarà effettivamente e di quanto sarà uscirà dal prossimo consiglio dei ministri, che promette di varare entro il 16 agosto un decreto con gli interventi necessari.
Le ipotesi sono tante. Tassare di più le rendite finanziarie, tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici, mettere mano agli articoli 41 e 81 della Costituzione, intervenire sulle pensioni di anzianità e su quelle delle donne nel privato, accelerare sulle liberalizzazioni e meno freni ai licenziamenti nel privato. Ma anche una sforbiciata ai costi della politica. E ancora un'eurotassa, in alternativa alla patrimoniale. Il presidente del Gruppo Espresso Carlo De Benedetti s'inserisce nel dibattito e caldeggia l'ipotesi patrimoniale «permanente e con un'aliquota molto bassa, utilizzando i proventi per ridurre le imposte sul lavoro, sia alle imprese che ai lavoratori, via maestra per ritrovare la crescita insieme a una drastica riduzione del costo dello Stato e della politica». Difficilmente si riusciranno a recuperare le risorse soltanto con l'accelerazione di alcune norme previste dalla manovra di luglio.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it