Iscriviti OnLine
 

Pescara, 14/04/2026
Visitatore n. 753.119



Data: 13/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Si salvano le quattro Province abruzzesi. Comuni, accorpamento per 103. Tanti piccoli borghi rischiano di perdere il Municipio

PESCARA - Se la caveranno tutte e quattro, chi senza problemi chi per il rotto della cuffia ma se la caveranno, a meno non spunti un censimento che certifichi un crollo improvviso degli abitanti: le quattro Province abruzzesi resisteranno allo tsunami che si appresta a travolgere gli enti diventati il simbolo visibile dei maxi-costi inutili della politica, in un Paese con l'acqua alla gola in cui ai cittadini vengono imposti sacrifici a getto continuo. Via le Province, urla il Paese, via le Province ma con calma, risponde il Governo Berlusconi presentando la manovra con cui spera di portare l'Italia fuori dalla bufera della crisi: e con calma vuol dire via solo le Province cui è affidata la gestione di una popolazione inferiore alle trecentomila unità.
Ci credereste? Il nostro piccolo Abruzzo ha i suoi abitanti distribuiti in modo tale da consentire di tenere in vita ogni singola Provincia, utile o meno che sia. I dati Istat al 1. gennaio 2010 parlano chiaro: Chieti, la più grande, sfiora i quattrocentomila residenti ed è abbondantemente al sicuro a quota 396.852, Pescara segue a 321.192, poi c'è Teramo a 311.590 e qui già siamo a rischio, infine L'Aquila di un soffio al di qua della soglia del baratro con 309.264. Salve. Salve tutte e quattro. E' un bene? Riteniamo che davvero in pochi lo considerino tale, con tutto il rispetto per i politici che occupano le soffici poltrone provinciali. E sì, perchè in caso di abolizione il personale amministrativo verrebbe redistribuito e dunque i posti di lavoro non svanirebbero, invece le poltrone dei politici sì che verrebbero ridimensionate, con gran risparmio per le casse pubbliche. Invece niente: restano tutti lì, consiglieri, assessori e presidenti d'Abruzzo. Tutti.
Andrà meno bene ai consiglieri regionali se andrà in porto la parte della manovra che ne prevede la riduzione, andrà sicuramente meno bene a sindaci, assessori e consiglieri dei Comuni che governano meno di mille anime. Da noi, ultimo censimento alla mano, sono 103: per loro il futuro è nell'accorpamento, con sindaci-assessori e un taglio cospicuo ai pur piccoli apparati. Allo scadere delle attuali legislature scompariranno, diverranno la parte di un tutto, e non più il tutto.
L'Abruzzo interno è pieno di borghi minuscoli, Carapelle Calvisio ne è l'emblema con 95 residenti, Montelapiano ne ha 107: ora la stagione dei tagli li porterà via con sè, diverranno un arcipelago di paesini riuniti oltre la soglia del migliaio di abitanti. Si salvano Villavallelonga con 1.004 e Roccamorice con 1.006, rischia la scomparsa Corfinio se ne ha ancora soltanto 997. Chi orgogliosamente teneva alla propria indipendenza dovrà arrendersi, ma certo occorrerà costruire un sistema che sappia garantire loro servizi e assistenza.
La crisi che soffia dai mercati scompiglia i capelli di tutti, arriva fin nelle case della gente, cambia abitudini e cambia anche Comuni e Province. Del resto le tasche del contribuente sono ormai quasi vuote, è bene che la politica, anche la piccola politica, si faccia da parte. In Abruzzo le Province se la caveranno ancora, ma per i piccoli Comuni e qualche consigliere regionale la campana sta suonando.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it