MILANO - «Il decreto nella sua interezza fuoriesce dalle competenze dell'Antitrust, però sulle liberalizzazioni che sono stata la nostra bandiera per sette anni, ho voce in capitolo ed esprimo la mia parziale soddisfazione». Antonio Catricalà è in barca, in vacanza in una località balneare della costa toscana.
«Da quello che ho capito leggendo la bozza» - spiega il presidente dell'Autorità per la concorrenza e il mercato - mi sembra che si parta con il piede giusto».
La manovra per anticipare il pareggio di bilancio al 2013 ricuce quindi i rapporti fra Catricalà e il governo visto che lo sceriffo della concorrenza, nella relazione annuale fatta a giugno scorso, l'ultima del suo settennato in scadenza a marzo 2012, ha bocciato l'esecutivo per essere stato per troppi anni fermo sulle liberalizzazioni che di conseguenza frenano la crescita: le corporazioni hanno ristretto gli spazi dei mercati. «Effettivamente le liberalizzazioni portano benefici nel medio lungo periodo», dice Catricalà e in questa intervista a Il Messaggero manifesta una condivisione delle misure che in qualche modo riformano la regolazione economica distorsiva.
Presidente, nel raggio d'azione delle sue competenze il governo non poteva fare di più e meglio?
«Più sono i settori in cui si interviene per liberalizzare e minore sono le resistenze che si incontrano nelle lobby. Anche perché si capisce non c'è accanimento contro le singole categorie, ma un nuovo modo di affrontare i problemi del mercato. Penso sia stato fatto un grande sforzo».
Cioè?
«Nel medio periodo le liberalizzazioni comportano un aumento del pil pari a un punto e mezzo e liberano risorse per i consumi e per il risparmio con un effetto favorevole per l'intero sistema economico».
Il governo è intervenuto sui servizi pubblici locali. Pensa che la politica territoriale possa mettersi di traverso?
«E' opportuno intervenire sui servizi pubblici locali perché è un modo di interpretare l'esito del referendum. Bisogna sottrarre alla politica la gestione di aziende che devono poter competere sul mercato o per il mercato a parità di condizioni con tutti gli operatori economici. Mettere sul mercato attività come quelle dei servizi locali significa restituire ricchezza al sistema e creare una giusta concorrenza a favore dei cittadini intesi come utenti».
Meno vincoli ci saranno ora per l'accesso alle attività di commercialista e avvocato. Anche sulle professioni il governo ha recepito i suggerimenti dell'Antitrust, vero?
«Per le professioni sarebbe stato meglio istituire le lauree abilitanti facendo sì che l'esame di stato che in Italia è costituzionalizzato, si potesse sostenere contestualmente alla laurea».
Forse però avrebbe comportato una rivoluzione più profonda dell'organizzazione universitaria, non le pare?
«Mi rendo conto che questo avrebbe significato modificare l'ordine degli studi universitari prevedendo come obbligatorio il tirocinio all'interno del programma didattico. Ma ciò che è stato fatto è un importante passo in avanti per i nostri giovani».
Sarà più facile avviare nuove attività senza le pastoie della burocrazia: sarà soddisfatto perchè è un'altra vittoria dell'Antitrust?
«Apprezzo ancor di più la norma sulla possibilità di iniziare nuove attività perchè mette i giovani imprenditori italiani sullo stesso piano dei loro concorrenti europei».