ROMA - «Capisco il grido di dolore dei Comuni, delle Regioni e delle Province. Ma è un momento grave e difficile per tutti. Gli enti locali potranno ricavare diversi miliardi grazie alla privatizzazione dei servizi pubblici locali. Non lascino cadere questa opportunità». Raffaele Fitto, ministro ai rapporti con le Regioni e alla coesione territoriale, non fa sconti sui tagli. «Tutti, ma proprio tutti, a cominciare dai ministeri, stringiamo la cinghia».
Ministro Fitto, avete varato una manovra da quasi 50 miliardi di euro che non piace a nessuno. Dov'è finita la vostra rivoluzione liberale?
«Si è inserita in un contesto nuovo: la crisi non riguarda l'Italia, ma l'intero mondo occidentale. Inevitabilmente abbiamo dovuto operare, per salvare il Paese dal rischio-default, seguendo le indicazioni europee».
A Berlusconi «gronda il cuore di sangue per aver messo le mani nelle tasche degli italiani». A lei?
«Il cuore sanguina a tutti. Però deve prevalere il senso di responsabilità e la consapevolezza di avere messo in campo una manovra che mette in sicurezza l'Italia e dunque tutti i cittadini».
Bossi canta vittoria per aver fermato la riforma delle pensioni. Ha vinto la Lega?
«Non c'è stata guerra. Sulle pensioni è stato fatto un piccolo passo, su altre misure si è cercato un equilibrio tra tagli e tasse. Voglio ricordare che interventi così pesanti e duri in passato sono sempre stati fatti da governi non politici. E naturale che un governo politico abbia dovuto svolgere un dibattito approfondito prima di giungere a una sintesi».
Senza il commissariamento della Bce ci sareste riusciti?
«La Bce ha dato a noi, come ad altri Paesi, alcune indicazioni. Ma è sbagliato parlare di commissariamento: sono state chieste garanzie per poter procedere all'acquisto dei titoli di Stato italiani, bersaglio degli speculatori. Ed è notizia di oggi che Trichet e la Merkel hanno detto di apprezzare i nostri sforzi».
Come finirà tra Berlusconi e Tremonti?
«Bene, spero. I due hanno responsabilità diverse: il ministro è chiamato a dire molti no per salvare il bilancio, il premier deve garantire una sintesi tra le esigenze dell'intero governo».
Alfano teme i rischi di una staffetta all'Economia.
«Grazie ad Alfano il Pdl ha cominciato a farsi sentire e ad equilibrare i rapporti nella maggioranza. Alfano cuce e tiene insieme le varie anime del partito».
Ed evita una crisi che farebbe fallire il progetto di un nuovo centrodestra allargato nel 2013 a Casini. Non è così?
«Casini mostra un atteggiamento molto positivo. Critica alcune parti della manovra e ne apprezza altri. Il decreto, dal punto di vista della responsabilità e del dialogo con le opposizioni, può essere un ottimo banco di prova. Sono convinto che con l'Udc ci siano le condizioni per confrontarci sul merito. Andiamo in Parlamento con lo spirito di massima collaborazione».
Senza Napolitano ce l'avreste fatta?
«Il capo dello Stato ha guidato il percorso e ha richiamato tutti a una coesione forte, dando un contributo essenziale. Il ruolo del Quirinale è stato e sarà di riferimento importante per tutti».
Gli enti locali sono sul piede di guerra, ha calzato l'elmetto?
«E' inevitabile che nel momento in cui bisogna tagliare la spesa pubblica, il taglio sia distribuito tra governo, regioni, province e comuni. I tagli nel 2012 sono 6 miliardi per i ministeri e 6 miliardi per gli enti locali. Siamo stati equi. E tutti devono mostrarsi responsabili: certe spese, in una fase così difficile, dovranno essere accantonate».
A pagarne il prezzo saranno i cittadini, i servizi pubblici essenziali saranno ridotti.
«Prima di tutto non abbiamo toccato la spesa per la sanità. E' ovvio che i sindaci e i governatori non siano contenti, non lo sono neppure i ministri. Ma non faremmo il bene del Paese se rimettessimo tutto in discussione. La manovra è questa, i numeri sono questi, verificheremo se è possibile qualche correzione. In ogni caso i Comuni hanno una grande occasione».
Una grande occasione?
«Sì, la riforma dei servizi pubblici locali. Basta con le municipalizzate che sprecano soldi e producono clientelismo. Le spese potranno essere ridotte di molto se verranno privatizzati i trasporti pubblici locali, la raccolta dei rifiuti, la pubblica illuminazione, il verde pubblico, i servizi cimiteriali. Questa è una riforma che può permettere più efficienza e garantire risparmi per miliardi di euro».